Condoglianze alla Lega anzi non è detto

Venerdì 14 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Visto da Sud, il crollo della Lega Nord dovrebbe solo far stappare bottiglie di spumante (italiano). Volevano l’indipendenza, e non l’hanno avuta. Volevano il federalismo, e non l’hanno avuto. Volevano tenersi il 75 per cento dei loro soldi, e non se ne parla più. Volevano la macroregione Piemonte-Lombardia-Veneto, ma non si sa che oggetto misterioso sia. Volevano il Nord prima di tutto, ma prima di tutto li ha abbandonati il Nord.
 Si potrebbe dire: ovvio che i loro elettori se la siano filata. E neanche rimanendo nel centrodestra. Pure in roccaforti come Brescia e Sondrio, dopo Milano. E non ne parliamo nemmeno della candidatura di un ex sindaco come Gentilini a Treviso: a parte il rinnovamento con uno di 83 anni, ma è quello che voleva proibire le panchine della città ai culi neri degli immigrati. Folclore per folclore, a quel punto la Lega si teneva Bossi.
 Immediata la caccia alle cause. Abbiamo avuto momenti peggiori, ci risolleveremo. Ci hanno danneggiato le divisioni all’interno. Dobbiamo imparare a parlare di nuovo alla nostra gente. Dobbiamo tornare sul territorio al fianco dei cittadini. Ci siamo imborghesiti stando a Roma. Non si può avere un partito con il Trota figlio del Bossi e un Belsito da Banda Bassotti. Giustificazioni abbastanza democristiane. Nessuno ad ammettere che quello dei loro elettori con loro era un matrimonio di interessi non d’amore. Finito l’interesse, separiamoci.
 Questa, vista da Sud, è una buona notizia: se un amministratore non fa funzionare la città, via. Anche al Nord dove pareva che tutto funzionasse. Ma Dio solo sa quanti ne dovrebbero essere presi a calci al Sud.
 Fatto è che la Lega Nord non era la gallina che ha partorito l’uovo, ma l’uovo partorito dalla gallina. La gallina era un blocco sociale di piccoli “cummenda” con la fabbrichetta e di artigiani con partita Iva che volevano pagare meno tasse, volevano meno burocrazia, non volevano dare il loro a Roma ladrona altrimenti l’avrebbe passato al Sud parassita. A parte il Roma ladrona, tutto condivisibile. La gallina era il piccolo mondo chiuso degli allevatori che chiamavano per nome la vacca ma ora con la globalizzazione non si capisce più nulla. La gallina erano, diciamola tutta, i poteri forti delle grandi banche, della grande finanza, della grande informazione, delle grandi università che volevano appunto mantenere il potere dove era ed è.
 Che non abbiano avuto né secessione né federalismo, e va bene. Ma è anche vero che la gratitudine non è della politica, pur di fronte a una drammatica crisi economica che fa chiudere 40 aziende al giorno. Per quasi vent’anni la Lega Nord è stata al governo col preciso intento di favorire il Nord, non di far crescere tutta l’Italia. Per quasi vent’anni la Lega ha imposto un egoismo territoriale cui il resto d’Italia non è stato capace di reagire, tanto meno il Sud. Per quasi vent’anni la Lega ha ulteriormente spaccato un Paese che non è mai stato tale di suo. Per quasi vent’anni la Lega ha usato la bandiera italiana solo al cesso.
 Ma non basta. Tanto per restare alle ultime bravate, l’Italia è il Paese in cui si fa l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. E’ il Paese in cui un ministro dell’agricoltura leghista promuove solo i prodotti agricoli del Nord mentre la dieta mediterranea ricercata da tutto il mondo è al Sud. E’ il Paese in cui se servivano soldi per i traghettatori del Garda li si toglieva al Sud. E’ il Paese in cui per i lavori di Expo 15 a Milano si ammettono solo le imprese in un raggio di 350 km.
 Eppure, nonostante questo po’ po’ di trattamento di favore, anche i ricchi piangono, il Nord è nella peggiore crisi del dopoguerra. Lo è quasi tutta l’Europa. Ma nessuno va a vedere il Sud, che lo è da sempre. Anzi il presidente degli industriali, il nordico Squinzi, dice che il Nord è sull’orlo del baratro, dimenticando di rappresentare anche il Sud. E il presidente degli industriali lombardi dice “Milano torni locomotiva del Paese”. Facendo finta di non capire che è proprio il modello della locomotiva del Nord ad aver fallito, ignorando un Sud in cui ci sono i margini per far crescere tutta l’Italia. Cioè per fare ciò che il Nord non è riuscito a fare, nonostante i suoi meriti ma anche i buoni amici della Lega.
 Ma al Sud non bisogna togliere ciò che serve perché qualcuno vi investa, anzi è interesse nazionale darlo dove non ce l’ha. Esempio i treni. Mentre anche il governo Letta già comincia a fare il contrario, fondi per la cassa integrazione e per coprire la sospensione dell’Imu ricavati da quelli destinati alle grandi opere al Sud. Letta, per la cronaca, è stato eletto in Campania, che lo ha accolto in uno dei suoi collegi con la solita ospitalità meridionale. Allora la domanda è se sia in agonia la Lega ma in ottima salute il leghismo. Cambiare qualcosa perché tutto resti come prima. Poi dice che è il Sud a lamentarsi sempre.