Oggi sposi ( e vai col mutuo)

Sabato 15 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Chiedi a un commerciante di abbigliamento di Bari come va. A uno di quelli spocchiosi che quando gli andava alla grande sembrava che fossero loro a fare un favore a te non tu a loro. Mah, risponde, ci arrangiamo: sa, con i matrimoni e le comunioni. Poi leggi che per una prima comunione in un quartiere popolare di Bari hanno noleggiato due Limousine, quelle lunghe sfarzose auto americane che più che auto sembrano alberghi cinque stelle. Esibizione di scialo e di potere, a volte anche equivoco e ci siamo capiti. Pare che in altra occasione lo sbarco sotto la chiesa sia avvenuto in calesse. E che ci siano stati anche fuochi di artificio e botti, non solo per la prima comunione, ma ovviamente anche per la prima confessione. Non ne parliamo del primo dentino.
 SALASSO PER TUTTI Senti che due amici si sposano, gli chiedi orientativamente la data, ti rispondono che dipende dalla sala. Come, prima si decide la sala e poi la data? Sì, perché la sala bisogna prenotarla con un anno di anticipo. Ma perché, scusi? Siamo pieni. Un tempo che sembra preistoria la data si decideva in base ai giorni delicati di lei, si sarebbe giocata la prima notte di nozze se avesse avuto quelle cose lì. Ora bisogna bloccare al più presto la sala, si è vista gente ore e ore in fila per non farsi fregare sul giorno e il mese. L’amore e la prima notte (ma va là) in second’ordine, nulla si muove senza il lussuoso esclusivo agriturismo o il centro ricevimenti affogato nel verde.
 La crisi ci strozza, ogni giorno è una pietà di suicidi. Ma come Mark Twain diceva che resisteva a tutto tranne che alle tentazioni, così si può rinunciare a tutto tranne che alla festa per il fatidico giorno del “sì” o a quella per la prima ostia benedetta. E chissà se nei corsi prematrimoniali o in quelli di catechismo imposti dalla chiesa in preparazione dei due sacramenti, c’è un’anima di prete a dire che anche lo spreco è peccato.
 Quel che è certo è che l’ipotesi di un invito a un matrimonio o a una prima comunione è peggio che scoprire di avere lo scorbuto. Hai saputo?, si sussurra a mezza voce come cospiratori. Per favore se sai qualcosa chiamami, devo vedere come fare. Complicità segreta anti-salasso. Ci si incontra e si fa il triste bilancio, io quattro matrimoni quest’anno, e tu? Fortunati i popoli che non vedono arrivare quelle carogne di buste: Alessandra e Andrea sono lieti di annunciare. Con tanto di indirizzo dei due, perché, se non lo avete capito, lì dovete mandare il regalo.
  Siccome la ruota gira, e siccome un invito fra testa e collo può colpire chiunque, e tu un giorno puoi essere vittima e un giorno carnefice, tanto varrebbe azzerare tutto. Meh, e così dobbiamo lasciare la bambina? (modo abituale di indicare sia la futura sposa che la prima comunicanda). Così nessuno prende l’iniziativa e la rapina alle tasche proprie e altrui continua. Il vestito. Le scarpe per la cerimonia e quelle dopo per la brecciolina. La chiesa coi fiori tipo festival di Sanremo. Il libretto per la messa con le iniziali dorate. La festa. Il cantante. Il dj negli intervalli del cantante. La bomboniera. Il fotografo. La televisione. Gli inviti (appunto). Le partecipazioni. La macchina (se non Limousine, almeno uno spyderone aperto). I fuochi (appunto). Il mutuo col microcredito rimborsabile in dieci anni. Senza fare differenze pidocchiose fra prima comunione e matrimonio (in questo caso da aggiungere il viaggio di nozze alle Maldive).
  COME CHECCO ZALONE Ma non è la sola violenza aggravata. C’è anche la sindrome Checco Zalone. Che nel film “Ma che bella giornata”, a mezzanotte di una festa di matrimonio ad Alberobello, propone uno spaghetto aglio e olio perché è presto ancòra. Si erano messi a tavola solo a mezzogiorno. Più che feste, sequestri di persona. Due ore fra il cocktail di scampi e il carpaccio di salmone. Bambini mediamente rompiballe ovunque. Con reduci paonazzi, ruttanti e piedi gonfi. E tre giorni di guarigione tranne complicazioni.
 PS. Si avvertono i signori amici stretti che si stendano anche per l’addio al nubilato o al celibato. Da celebrare in rinomate località turistiche, con viaggio e doppio pernottamento, più animazione fra le più idiote e costose sul mercato. Per tradizione tutto a spese dei suddetti amici, possibilmente con sorpresa per la festeggiata o il festeggiato, chessò, il tronista o la velina a 20mila euro. Se nessuno in Italia facesse più la prima comunione o si sposasse, avremmo risolto la crisi.