L'Adriatico quel piccolo mare che ci racconta

Domenica 16 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno

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L’Adriatico descritto da Raffaele Nigro si racchiude in due immagini e due tempi. Ogni sabato parte da Bari un pullman per la Romania: imbarca soprattutto badanti che vanno a sistemare le cose di casa per qualche giorno e poi tornano. Sono la scia lunga degli slavi che sbarcavano ogni giovedì per il mercato rionale dell’usato di via Calefati e se ne ripartivano pieni di roba. E fino a qualche decennio fa, l’altro solo contatto fra le due sponde era la voce metallica di Radio Tirana che rimbalzava da noi attaccando gli imperialisti capitalisti e il criminale papa di Roma. In mezzo, un Muro di acqua e schiuma.
 Fra le due immagini e i due tempi, un torrido inizio d’agosto con lo sbarco dei ventimila albanesi dalla “Vlora”: il Muro cadeva, l’Adriatico cominciava a unire invece di dividere, iniziava il nuovo mondo fra Lamerica sognata di qua e la “medievalità tumultuante” di là. Una distanza non tanto di 300 miglia marine quanto di 300 anni di tempo. Da un lato i bunker, dall’altro la tv che prometteva il paradiso.
 Così ora è tutto un via vai di “Gente in Adriatico”, il nuovo libro (Adda ed., pag. 237, euro 18) del prolifico scrittore e intellettuale lucano-pugliese. E pochi come lui possono accendere una simile luce su un mare in cui si è fatta una storia molto più grande di quanto lascia credere la sua dimensione di non più di un lago.
 E’ difficile, dice Nigro, pensare all’Adriatico come luogo di partenza di grandi viaggiatori, per quanto di qui siano il veneziano Marco Polo e il maceratese Matteo Ricci. Eppure, aggiunge, mai come altrove questo è stato un mare “di lotte, di fughe, di contrasti, di bellezze, di passioni e di odi”. Un mare di “infelicità e speranze”. Un mare di eterni “transumanti e migranti” dai quali sono venuti i popoli in cammino dei quali siamo figli. Un mare su cui la classicità e la filosofia di Grecia e Italia si sono incrociate con quella “gran confusione di culture” dei Balcani, terreno epocale di scontro fra cristianesimo e islamismo. Un mare di crociati e di “mamma li turchi”. Un mare in cui i pittori delle botteghe venete si sono incontrati con gli affreschi orientali delle gravine di Puglia. In cui le madonne occidentali di latte e miele hanno conosciuto quelle nere orientali. Un mare di santi offerti in prestito o rubati, a cominciare da san Nicola.
 Poi, quando sembrava che si fosse ai domani che cantano, la caduta del muro di acqua e schiuma ha prodotto un terribile colpo di coda del secolo breve, la disillusione che i fantasmi fossero scomparsi. Come i “giorni della merla” a inizio febbraio. Il colpo di coda è stato il macello dell’ex Jugoslavia, la pulizia etnica della guerra civile, una offesa alla dignità umana. Tanto da indurre Nigro a chiedersi quanto dopo la “Vlora” sia stato iattura e quanto beneficio. Domanda ancòra senza risposta per molti, se non che la storia non è maestra di niente quando tramonta la ragione. Fatto sta che ancòra una volta l’Adriatico si è confermato epicentro del mondo, troppa grazia per un presunto lago.
 La “Gente in Adriatico” non è comunque solo date scolpite e attualità da prima pagina. E’ gente vera di una eccitante grande commedia umana, nella quale svetta il Nigro narratore. E’ poeti e padre Pio, è tradizioni e innovazioni, è meridionalismo del nostro Sud e meridianità dei Sud del mondo, è diavolo e acqua santa, è tarantole e tarantati, è trulli e masserie, è letteratura e teatro, è icone e transumanza, è antiche grandi famiglie e moderni agguerriti industriali, è città e paesi, è cibo dei morti e muretti a secco, Salento e Gargano.
 Parli di Adriatico e della sua gente, e scopri una terra spesso straniera a se stessa quanto lo è il mare che la bagna. Scopri la potenza della vita di ogni giorno forse ancòra ignara di continuare a fare come sempre storia.