Piccolo negozio mio traditor

Sabato 22 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Sai che facciamo, oggi pomeriggio andiamo al supermercato. Pomeriggio anche di una domenica soffocante d’estate, quando al mare si bolle e le strade sembrano dune di sabbia col miraggio di un cammello. E non si va solo perché i prezzi sono più bassi e c’è l’aria condizionata. Si va perché ci sono gli altri. Si va perché c’è vita mentre la città è un desolante silenzio tombale con la vecchina su un balcone in ombra come una clandestina. Una depressione.
 I supermercati sono la nuova piazza al posto di quella che muore nella città. Una piazza in cui nessuno conosce l’altro, un non luogo in cui non ci sarà mai un rapporto affettivo né fra chi ci va né fra chi ci va e il supermercato. Una piazza anch’essa precaria come la vita sociale oggi. Ma anche precaria come la sua offerta stordente, tanta roba da non orientarti più. E una cintura soffocante di anonimato luccicante attorno alla città dei nostri affetti, dei nostri sogni, dei nostri rapporti umani di un tempo.
 SUPERMERCATI APERTI Ma se questa piazza comunque pulsa come una città quasi sempre aperta, la città reagisce chiudendosi invece di aprirsi. La domenica i supermercati fanno il tutto esaurito, la città chiude perché la domenica la gente deve (dovrebbe) andare a messa. Il supermercato ha orario continuato da mattina a sera, la città ha orari d’ufficio con l’inesorabile pausa pranzo e le saracinesche che fanno con comodo. E’ vero che qualcuno ha provato a cambiare con scarso successo, ma non si crea un’abitudine facendo una volta sì una no. E uno sì uno no.
 Insomma la crisi del commercio era una crisi annunciata non solo perché le tasche sono sempre più vuote ma perché erano sempre più vuote anche le teste per prevenirla. Quando si va in vacanza una cosa una cosa la si compra sempre, e non solo per ricordo. Ma la si compra perché in vacanza il posto è piacevole, i negozi sono un botto di allegria, c’è tutto per invogliarci. C’è il piacere di farlo. Il contrario delle città, fra traffico, fretta, parcheggio che non si trova, vigile in agguato come una mignatta. Ma mai una iniziativa per andare incontro a quel milite ignoto del cliente, per appuntargli una medaglia al coraggio, per conferirgli il premio a una fedeltà incurante di ogni fatica e ogni sacrificio.
 Era troppo tardi quando si è cominciato a pensare al rimborso del grattino, alla consegna a casa, alle bici per andare da una parte all’altra, magari alla tazza di caffè o di the come fanno quegli ineffabili commercianti nati dei Paesi arabi i quali ti vendono di tutto dandoti l’impressione di non volerti vendere niente. Una città sedicente commerciale come Bari ci mette anni a discutere su un’isola pedonale quando in tutto il mondo non fanno che aprirne di nuove. E solo ora comincia a capire che spendere quattro euro per abbellire il proprio marciapiede non è un insulto se non ci pensa l’amministrazione ma un investimento come una vetrina ben fatta. L’anima della città è nell’amore dei suoi cittadini, ma l’anima del commercio è a secco anche di zuccherini.
 UN VECCHIO AMORE Ma l’anima del commercio si è fatta trovare impreparata anche di fronte alla piazza più insidiosa e invisibile di tutte. Chi acquista su Internet non ha né problema di grattini né di bustoni da portarsi a casa. Magari è non meno frustrato nel rapporto con qualcosa che vede e non può toccare, nel rapporto muto con un venditore non meno inanimato. Ma non deve aspettare che la serranda si alzi. E se la domenica non va a messa, nessuno potrà impedirgli di scegliersi un costume da bagno solo cliccando su un computer.
 Così stretto fra supermercato e Internet, il glorioso piccolo negozio boccheggia. Altri 17mila chiuderanno entro l’anno in Italia. Certo anche per le tasse, i costi, il personale, i fitti, la crisi dei consumi. Ma anche per non aver capito che il suo miglior alleato era proprio quel cliente che non avrebbe voluto divorziare perché si sentiva di casa. E che col vecchio amore sarebbe rimasto piuttosto che affidarsi a uno sterminato pienissimo vuoto che come un labirinto fa perdere l’orientamento ma anche la ragione.
 Così cambia il volto delle città. Così intere strade spengono le insegne. Così si profetizza una desertificazione neanche tanto prossima ventura. Un negozio che chiude non è solo un negozio che chiude. E’ un pezzo di tutti noi che se ne va. Non si è capito che in fondo ogni acquisto è una promessa di felicità, e la si è lasciata frusciar via senza neanche un saluto.