Puglia vecchia risposte nuove

Venerdì 5 Luglio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Se crisi vuol dire anche opportunità, è il momento di cambiare per la Puglia. E allora: si faccia capire sùbito ai mille puntuali Comitati del No che il gasdotto che porterà gas dall’Azerbaigian sbarcherà sulla costa della regione. Magari si discuta se è opportuno che avvenga nel tratto da “Bandiere blu” del bellissimo mare salentino di Melendugno o altrove. Magari si discuta come imporre che gli 8 chilometri di tubi fino all’interno rispettino l’altrettanto bellissimo paesaggio rurale da “Bandiere verdi”. La Puglia è un tesoro ovunque, ma questo non vuol dire che debba restare sotto una cappa di vetro e rimirarsi in eterno l’ombelico.
 Il gas è un pezzo di futuro. Dal basso Adriatico in giù, ci sarebbero riserve di petrolio pari a quelli degli emirati arabi ricchi come Paperoni per questo. Ma la Puglia ha finora detto no, anche se nessuno al mondo oggi ci rinuncerebbe a cuor leggero. Qualche no è partito prima ancòra di andare a vedere e capire. Va bene così. Ma la Puglia ha detto no anche al rigassificatore di Brindisi, avrebbe devastato il progetto del nuovo “Fronte del mare”. Poi però non si è fatto né Fronte del mare né rigassificatore. Ma la scelta era turistica, il turismo è il giacimento più prezioso, anche se finora non ha dato quanto atteso.
 Inutile anche dire cosa il gas sarebbe per le aziende pugliesi, sulle quali il costo dell’energia spesso pesa fino al punto da chiudere baracca. Ma non vada a finire col gas come con l’energia eolica, le torri montate ovunque in cambio di una mancia ai Comuni interessati. Magari sono così piccoli che con quella mancia sistemano marciapiedi, panchine e bilancio. Ma così si svende un territorio. Ciò che avviene da sempre col petrolio lucano, l’estrazione risarcita con un 7 per cento sugli utili delle compagnie quando in qualsiasi altro posto del globo non si scende sotto il 40 per cento. Per il gas, la Puglia pretenda il prezzo giusto.
 Anche la devastazione dei pannelli per l’energia dal sole concorre al mezzo fallimento politico di una scelta regionale di fonti pulite e alternative: pur nobile ma poco nobile per difetto di controlli o distrazione. E poi neanche una mezza torre o un mezzo pannello sono “made in Puglia”, che così si tiene soprattutto l’onta di un’ennesima colonizzazione (o auto-colonizzazione) del Sud. Valeva la pena, per così poco?
 E visto che ci siamo, la si faccia finita una volta per tutte col tira-e-molla dei rifiuti. No a termovalorizzatori e inceneritori, sì alla raccolta differenziata che è come le miniere d’oro di Donogoo: tutti ne parlano ma nessuno sa dove siano. Così di tanto in tanto, anzi di poco in poco siamo all’emergenza di qualche discarica che non ce la fa più. Metti una pezza qua, metti una pezza là. La raccolta differenziata non dipende però solo dalla civiltà di chi non deve mettere gli avanzi di anguria nel contenitore della plastica, ma anche dagli impianti che riciclino la plastica e devono esserci, altrimenti siamo punto e a capo.
 Se crisi vuol dire opportunità, è il momento di cambiare anche per la Puglia delle crisi industriali come quella della Natuzzi. Poche volte c’è stato titolare che ha tentato in tutti i modi di non andarsene dal filo d’erba natìo. Ma già dieci anni fa disse che sarebbero tutti morti se avessero continuato a farsi concorrenza soltanto scannando costi e prezzi (magari con gli operai cinesi in nero) invece di collaborare e avere un marchio comune di qualità. Inesorabile il suicidio collettivo come quello delle balene.
 Se soldi pubblici devono far fronte a chiusure e licenziamenti, non coltivino l’illusione di salvare l’insalvabile: il salotto non funziona più così, sarebbe solo rinviare un’agonia. E’ sacrosanto che i dipendenti non siano lasciati soli. Ma con quei soldi li si prepari ad altre produzioni. E queste altre produzioni si stimolino e promuovano più utilmente. In alcuni casi è già avvenuto in Puglia (la ex Miroglio di Ginosa) in altri non riesce ancòra (la Om Carrelli di Bari). Ci sia la vista lunga laddove è possibile più che la vista corta della pur doverosa solidarietà e del consenso.
 Se crisi vuol dire opportunità, è il momento di cambiare anche per la Puglia degli aeroporti. Anzi di non cambiare. Si allunghi come deciso la pista del “Gino Lisa” di Foggia, visto che ora ci sono i soldi e pare finita la guerra dei vent’anni per arrivarci. E si lasci stare l’alternativa, sempre presente ma ora rilanciata, dell’aeroporto militare di Amendola da aprire ai voli civili. Magari si risparmierebbe pure, ma è agghiacciante l’idea di un altro percorso burocratico dall’incerto esito. Il Gargano e padre Pio ne hanno bisogno al più presto, anzi ne avevano bisogno da sempre.
 Nessuno si sarebbe augurato una crisi come quella che ci spezza le gambe. Potremmo non tornare mai più come prima quanto più le daremo le stesse risposte vecchie che hanno contribuito a portarci a questo punto.