Santa estate in tempo di crisi

Sabato 13 Luglio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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C’è anche un vantaggio ad avere un’estate in tempo di crisi. Anzitutto questa bizzosa estate più da 1° novembre che da Ferragosto. Finalmente, per i fighetti, sere col maglioncino “marine” comprato puntualmente ogni anno e mai usato. Stroncato il ciabattare degli infradito ai piedi, rischio pioggia e scivolate da Paperissima. E fanciulle con gonne elasticizzate un po’ meno inguinali, magari un vantaggio più per il buon gusto che per gli occhi. Più probabili magliettine con le maniche e non canottiere sulle braccia palestrate e tatuate come manifesti. Camicie un po’ meno aperte sulla selva schifosamente villosa e arricciata di settantenni con l’aria da playboy.
 TUTTO CAMBIA Non più previsioni di ondate di caldo (ovviamente) sahariano. Non più zie grasse che smaniano come vaporiere e menano i ventagli come scimitarre. A rischio congelamento le cape in altri tempi dritte dritte sotto le fontane. Non più da Protezione civile le zaffate di certe ascelle a cielo aperto. Peroni ghiacciata ma non fino alla congestione da 118. Più panini che fornacelle a rischio mazzate di vento. Meno cene in terrazzo, non siamo palombari. Inossidabili, anche sottozero, solo i malati di aria condizionata, questi difettati dalla natura che avrebbero caldo pure al Polo Nord.
 Ma estate di crisi vuol dire anche niente più bollini neri o rossi, niente più partenze e ritorni intelligenti, niente più dieci chilometri di coda al casello autostradale, niente più sventurati incollati sull’asfalto avvampato senza che nessuno (ovviamente) gli porti l’acqua, niente più otto milioni in marcia (immagina se li dovessero contare in Cina), niente più dieci centimetri quadrati di spazio vitale in spiaggia, ci dispiace ma senza prenotazione le possiamo dare una sdraio e un ombrellone in 75ma fila con binocolo vista mare. Niente più tre settimane fuori ché più che una vacanza sembrava una migrazione, ora vanno le toccate e fuga dal venerdì alla domenica. E ci sono certi alberghetti e B&B deliziosi, in fondo ci serve solo un punto d’appoggio e la signora fa anche un riguardo.
 Ma estate di crisi vuol dire anche bagaglio essenziale. Magari non il solo spazzolino da denti dei figli dei fiori, ma neanche gli otto pantaloni e le otto magliette a colore per andare fra i cammelli del deserto. Anche perché quei volpini delle compagnie aeree low cost, a basso prezzo, hanno preso a restringere ancòra di più il bagaglio, prima o poi sarà inventata la mutanda auto lavante come i cessi chimici per non fare peso e non potranno viaggiare i miopi perché hanno gli occhiali. E’ vero che si sviluppa la civiltà di quelli che vanno leggeri, salgono in fretta e scendono prima. Ma se dalla Grecia non puoi portarti neanche una bottiglia di Ouzo e una calamita del Partenone, allora questa crisi è proprio uno schifo.
 ESAGERAZIONI KAFONAL Ma estate di crisi vuol dire anche scambiarsi le case, mettiamo monolocale 40 metri quadri mobili Ikea al Libertà di Bari contro pari peso al Bronx di New York. I siti Internet parlano di fascino di vivere le città più da indigeni che da turisti, di appartamenti da indossare come abiti in prestito. Si consiglia la buona creanza di lasciare in frigo un dolce o una bottiglia di vino (possibilmente non al metanolo), gradito biglietto di ringraziamento alla fine. Se cerchi la casa a mare, la devi dare anche tu, quindi non devi fare il pezzente altrimenti non ti fare nemmeno sentire.
 Ma estate di crisi vuol dire anche abito da sera a noleggio per fare la figura tua senza chiedere il mutuo, anzi prima si fittava il collier di perle (coltivate) per la festa al circolo, ora si può andare anche sul baratto dell’usato. Estate in tempo di crisi vuol dire anche sposarsi nei giorni scemi della settimana perché la sala di sabato costa assai, e sposarsi più la mattina che la sera per risparmiare le lampare a mare e gli spari. Estate in tempo di crisi significa anche meno polpi ricci, meno angurie rosse come il fuoco, meno spaghetti aglio e olio a mezzanotte perché sta brutto a far veder di esagerare.
 Estate in tempo di crisi dovrebbe voler dire anche meno zoccoli di legno in città, meno stereo a palla, meno pance fuori, meno schiamazzi notturni, meno tavolate in strada, meno barche da venti metri, meno abbronzature kafonal. Estate in tempo di crisi dovrebbe voler dire ritorno al buon gusto, all’armonia e alla misura. Stiamo lavorando per questo, però bisogna smetterla di pretendere di civilizzare il buon selvaggio in un giorno.