Non amo George Alexander Louis

Sabato 27 luglio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Non so perché, ma a me questo George Alexander Louis nato in Inghilterra mi sta già antipatico. Sia chiaro, non mi ha fatto niente, sono abbastanza alla larga dai decibel dei suoi nobili strilli, non avrò mai a che fare con le sue cacchine né dovrò mai preoccuparmi del suo ruttino se no diventa tutto viola. Del resto neanche lui conosce me, quindi nessun problema e nemici come prima. E’ nato da una real pancia ma poteva nascere da un molto più dimesso ventre nel Burundi, quindi se non lo conosco e non mi piace non è colpa sua.
 IL PRINCIPINO INGLESE Eppure a sua insaputa ci ha massacrato per settimane prima di comparire, anzi più se la prendeva comoda più giornali, tv, radio, web impazzivano. Nulla al confronto col Bambinello di una notte di 2013 anni fa, allora si disse di lui che era nato un Salvatore al freddo e al gelo, ma non si sapeva nulla dei suoi genitori, sì, il padre falegname e la madre casalinga. Di Henry e Kate in vista del lieto evento ci hanno raccontato se si scaccolano il naso e dove se la fanno la sera. Anzi più non si rompevano le acque, più ci rompevano dicendoci pure che deodorante usano, visto che dalle loro parti non si conosce il bidè.
 Si può sospettare che il tempo abbia giocato a suo favore, montava la suspense e la febbre collettiva. Ho ascoltato crocicchi a Bari Vecchia chiedersi se fosse uscito “u piccininn”, ma non era quello atteso da Carmela Lopedote in largo Lavermicocca. Non c’è stato telegiornale che non abbia aperto con i bollettini medici della mamma dal sorriso di un cartone animato e con le tribolazioni del padre dalla faccia sputata di inglese. La gente tornava a casa e accendeva sùbito il televisore dopo aver tenuto sotto controllo il telefonino per tutta la giornata. E dovrebbe ingelosirsi anche papa Francesco che chissà chi si crede, è andato in Brasile ma è stato solo la seconda notizia del giorno. Anzi per far capire l’aria un giornale ha così comunicato la lieta novella alle genti: “Nuntio vobis gaudium magnum: habemus bimbum”.
 Poi quando lo hanno svelato urbi et orbi, abbiamo saputo quanto pesa , che ha un bel paio di polmoni (suonerà la cornamusa?) e che fortunatamente somiglia a lei (la quale indossava un abito Jenny Packham azzurro a pois bianchi e con una pancia che sembrava ancòra incinta). Ventisei ore dopo il padre ha cambiato il primo pannolino. Quarantuno colpi di cannone a Green Park e 62 salve di fucile alla Torre di Londra.
 SOGNI E MILIARDI Eppure se il royal bambin non c’entra nulla, se la sua cameretta l’hanno mostrata al resto del mondo prima che a lui, se una multinazionale ha lanciato una linea di bavaglini “Bello come un principe” ignorando che è brutto come tutti i neonati, se sono già stati venduti oggettini col suo nome per 300 milioni di euro, qualcosa non funziona in codesta galassia. E’ vero che basta parlare di bambini e di cani per azzeccarci sempre. E’ vero che basta ripetere mille volte la stessa cosa perché diventi importante. E’ vero che andiamo sempre alla caccia di qualcosa o qualcuno per salvarci dalla noia. Qualche opinionista da dibattito televisivo ha poi detto che la magia dei principi e dei re è l’ultima cosa che ci è rimasta per non pensare solo alla Merkel. Ma è vero anche che la recente abdicazione di re Alberto di Liegi in favore del figlio Filippo ci ha interessato solo perché Paola di Liegi è italiana.
 Ci piacciano o no gli sgalettati cappelli della regina Elisabetta o il gioco del polo dell’ex principe azzurro Carlo, è l’Inghilterra che riesce a far diventare oro tutto ciò che tocca. Anzi è quella Famiglia reale tanto presa in giro quanto sotto sotto inossidabile di certezze e di tradizione in un tempo dominato dall’incertezza e da una precarietà che ci fa sentire tutti scaduti come yogurt. Il sogno. Avremo visto mille volte il cambio della guardia a Buckingham Palace coi colbacchi al solleone, ma torniamo ogni volta a vedere un rito tanto uguale da lasciarci rassicurati e non spaesati. Così quel cosino nasce, non ce ne importa un tubo, dovremmo parlare di cose serie, ma prima ancòra di esistere era già una celebrità mondiale. Ci vuole fortuna nella vita.
 (PS. Mi ero imposto di mai occuparmi di lui. Invece ci è riuscito sia pure per farmi dire tutto il peggio possibile. Giuro che non mi occuperò più di lui, tranne che per ripetere tutto il peggio possibile, anzi ancòra peggio, quando il mondo si fermerà e incanterà di nuovo per il suo primo dentino).