Ritratto del Sud in tre notizie

Venerdì 2 Agosto 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Buona parte del Sud è in tre notizie degli ultimi giorni.
 Anzitutto Eatitaly, la Cattedrale del Gusto, la Mostra-mercato, il Colosso dell’Enogastronomia alla Fiera del Levante di Bari. Non è indifferente come parlarne: il rischio che non aprisse come previsto era legato anche alla difficoltà di capire cosa sia. Perché per ciascun nome e cognome ci vogliono permessi diversi.
 Sappiamo che per aprire una sola pizzeria ne servono una trentina. Figuriamoci per quel po’ po’ di ristoranti, esposizioni, negozi, laboratori, scuole di cucina che è Eatitaly. Fatto sta che a una settimana dal taglio del nastro non c’erano tutti quelli necessari, come se uno fosse capitato da queste parti e si fosse ingenuamente messo in testa di fare qualcosa. Favoleggiano che in Germania ci voglia un giorno per avviare un’industria, qui in un giorno non capisci neanche chi sei.
 Trattasi di burocrazia. Quella accusata di ostacolare invece di favorire. Quella considerata più potente della politica, come se le sue procedure non le avesse decise la politica col numero di leggi più alto del mondo. E più sono le leggi, meno un Paese funziona. Non leggi ma segreto per complicare la vita e lasciare tutto com’è nel Paese più ingessato della Terra. Una repubblica non fondata sul lavoro ma sulla licenza.
 Poi però, siccome c’erano in ballo 176 posti di lavoro, siccome si perdeva la faccia a fermare tutto come se nessuno si fosse accorto che alla Fiera il cantiere c’era da sei mesi, è avvenuto il miracolo a Bari. Firme, visti, pareri, autorizzazioni, timbri, congruità sono comparsi all’improvviso. Anzi il sindaco Emiliano ha detto che è stato emesso il certificato di agibilità più veloce della storia. Rivelando che bisogna essere Eatitaly perché ciò si verifichi. E rivelando che quando si vuole, si fa, veleno per tutti quelli che devono schiattare perché magari non garantiscono le foto sui giornali.
 E’ vero anche che quelli di Eatitaly non è che potessero far finta di niente, se sai che ti devi fare il giro degli assessorati, fallo senza cadere dalle nuvole. Poi hanno ammesso che era giusto che Comune e Regione fossero incavolati con loro. Ma resta il fatto che la burocrazia, col doppio dei suoi tempi rispetto al Nord, è una palla al piede di quel Sud che avrebbe invece bisogno di piedi molto leggeri.
 La seconda notizia degli ultimi giorni in cui è racchiusa buona parte del Sud è la tragedia del pullman precipitato in Irpinia. Poteva capitare ed è capitato anche altrove. Ma è capitato qui che il pullman sia precipitato perché la spalletta protettiva di una autostrada non ha potuto o saputo proteggere. E si accusa il Sud di fare il piagnone quando si lamenta delle sue infrastrutture.
 E’ il Sud in cui per andare da Bari a Napoli, non da Bari a Pechino, non c’è ancòra un treno diretto. Sud sulla cui triste autostrada c’è un curvone che nessuno costruirebbe più neanche in Burkina Faso, con rispetto parlando. Sud in cui la più importante autostrada, la Salerno-Reggio Calabria, è in costruzione da oltre 50 anni. Sud in cui non solo non si può andare in aereo da una città all’altra, ma neanche, appunto, in treno. Sud che così si tiene bello e isolato, dovesse pretendere di andare velocemente da una parte all’altra, di creare rapporti, affari, scambio di informazioni, movimento di persone, turismo al suo interno. Sud che deve restare dipendente. Il sistema rapido per impedire di crescere è impedire di comunicare.
 La terza notizia degli ultimi giorni in cui è racchiusa buona parte di Sud è una affermazione. Quella del viceministro Fassina: c’è una economia sommersa di sopravvivenza, non tutta l’evasione fiscale e previdenziale è uguale. Diciamo sùbito che nulla è più sacrosanto della lotta all’evasione: pagare tutti per pagare meno tutti. Aggiungiamo che una evasione da eccesso di tasse si capisce (anche se non si giustifica perché ne beneficerebbero i più furbi e i più forniti di fiscalisti).
 Ma che il sommerso, spesso, più che una evasione sia una flebo, non è meno vero. Soprattutto al Sud. Concorrenza sleale, non c’è dubbio (andiamolo a chiedere a Natuzzi). Sfruttamento del lavoro, non c’è dubbio (andiamolo a chiedere alle operaie di tutti gli scantinati come nel palazzo crollato a Barletta). Molte volte schiavismo, non c’è dubbio (andiamolo a chiedere a tutti i neri del pomodoro sotto il pugno dei caporali). Ma andiamo a chiedere la stessa cosa a tutti quei lavoratori che solo nel sommerso hanno un lavoro. E andiamo a chiedere ai sindacati se hanno vita facile quando dicono a quei lavoratori di denunciare. Una memorabile foto del disastro dell’Irpinia mostra quattro orfani aggrappati alle bare dei genitori: dai 24 ai 30 anni, tutti disoccupati.
 Così il Sud resta Sud fra harakiri della burocrazia, infamia delle infrastrutture, condanna al sommerso. Però il Sud deve essere calabrone: non potrebbe volare, ma vola (si fa per dire).