Quando si faceva nella < Fiat 500>

Sabato 3 Agosto 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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I giovani di oggi non possono sapere cosa significasse farlo nella “500”. Fare l’amore in auto quando mamma e papà non dovevano saperlo, anzi meno che mai loro. E quando non era come oggi, ché un appartamentino di un amico single lo si rimedia sempre. O comunque non si fa in tempo a conoscersi che già si convive, e senza le occhiate imbarazzanti del condomino di sopra o degli amici del burraco, che magari hanno anche loro un figlio o una figlia che fanno lo stesso. Addirittura è meglio che convivano, così non si trovano le sorprese se si sposano, io dormo con la finestra aperta lei no, lui lascia le calze sporche dappertutto e lei si incazza. Incompatibilità di costumi domestici.
 AMORE IN AUTO IERI E OGGI Ed è anche abbastanza ridicola una recente indagine sui “due cuori e un sedile ribaltabile” oggi, la classifica delle auto più adatte. Tutte auto medie, in testa la Ford Fiesta, in coda la Nissan Micra che è infatti la più vicina al metraggio della “Fiat 500” del tempo, ma che è ancòra come fare un confronto fra una “suite” e un monovano. Né sorprende che ad adattarsi meglio agli spazi strettini siano quelli che hanno più di 35 anni, fra cui forse anche reduci della irripetibile stagione della utilitaria del boom economico (e il cui attuale modello sembra una superlusso).
 Neanche chi un giorno si è ficcato nel budello della piramide di Cheope, o chi si è inabissato nel posto guida della Ferrari di Alonso, o chi si è sepolto in una risonanza magnetica, o chi si imballa in tende semicanadesi, o chi si imbullona in un aereo intercontinentale può capire cosa volessero dire le posizioni all’interno della mitica “500”. Dove potevano mettersi all’opera taglie dalla 38 alla 56, mica si poteva scegliere il partner in base alla propria auto. E dove ci si poteva inscatolare in quattro nel senso di due coppie perché non erano svergognati come ora che fanno addirittura le ammucchiate e non si capisce di chi sono le mani e tutto il resto. Né bisognava fare prima un corso da speleologi, quelli che si calano in grotte dove non ti può venire il prurito in testa.
 Il primo problema era la leva del cambio, una sventola tipo mazza da baseball e non come quelle miniaturizzate di oggi, e non ne parliamo della spiacevole concorrenza e degli equivoci conseguenti. Per assumere l’assetto tradizionale da accoppiamento umano, occorreva ogni volta scavalcarla con contorcimenti inguinali che neanche gli acrobati del circo Togni. Raggio ridottissimo per il noto movimento a stantuffo, da eseguire col rapporto corto come quando i ciclisti vanno in salita, breve e intenso. E due tre centimetri massimi di tolleranza per il fondamentale saltello all’indietro, col terrore negli occhi di lei se lui avesse sbagliato il tempo e la certezza matematica di lui di una craniata da 118.
 SCUOLA DI VITA Da thriller la fase propedeutica della dismissione degli abiti di dosso, fra gli addetti ai lavori si consigliava un abbigliamento essenziale, ideale l’usa e getta. L’ingorgo di membra poteva essere tale da suggerire intimo unisex per evitare involontari scambi al buio, non ce le avevo bianche? Così come non doveva mai fare troppo freddo, un piumino sarebbe stato troppo ingombrante, figuriamoci un cappotto. Escluso ogni tipo di Kamasutra, solo modello base senza troppe girate o voltate. Sconsigliabile il dialogo intenso per evitare la condensa. Unico vantaggio, niente pagine della “Gazzetta” ai finestrini per la privacy, dato l’appannamento immediato al primo gemito.
 Inutile anche la scelta di luoghi romantici per il panorama, lì dentro non si sarebbe resistito più di tre minuti pena soffocamento. Ed escluse focaccia o birra, troppo voluminose: consentita solo la gomma da masticare. In caso di suddetto menage a quattro, divisorio con carta da imballaggio e ingresso proibito agli asmatici. E assoluto divieto di urla finali, a rischio perforazione i quasi trasparenti sportelli.
 Eppure ci eravamo tanto amati e fummo felici. La “500” come scuola di vita, corso di sopravvivenza a ogni evenienza, capacità tutta italica di soluzione a ogni problema. Ora è acquistabile su Internet un manuale con le posizioni migliori per farlo appunto in auto, e con spazi raddoppiati. Si chiama “Carma Sutra”, 82 pagine con tanto di illustrazioni ed esperti che hanno provato per voi. Troppa grazia da tempi dell’abbondanza, un qualsiasi veterano da “500” nelle attuali classi medie ci farebbe anche una assemblea aziendale.