Oggetti d'estate. Tra mare e sole.....la " cabbina C2 - Giovedì 29 agosto 2013

Gli amici,la focaccia e i tipi da spiaggia a S.Francesco a Bari: i ricordi di Lino Patruno - Giovedì 29 agosto 2013

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Il mio oggetto d’estate è la cabina alla spiaggia. La mia cabina alla spiaggia era la C2 a San Francesco alla Rena di Bari. Quarantina di anni fa, su o giù.
 In quel tempo non vestivamo alla marinara come i rampolli della famiglia Agnelli. Né andavamo in via Veneto come Eugenio Scalfari e intellettuali annessi. Eravamo gente sfasulata. E prima che il miraggio della cabina (anzi della “cabbina”) si materializzasse, eravamo gente di scoglio. Adiacenze del lido Il Trullo verso San Giorgio, mezzo di trasporto gambe fra il neghittoso e il voglioso: quando andava bene, riusciva l’autostop, ma per farsi imbarcare occorreva che ci fosse almeno una femmina al seguito.
 Così correvano le nostre estati furenti di gioventù e sognanti di mare. Per salvagente le camere d’aria dei pneumatici, qualcuno più sciallato (nel senso di moneta) un canottino a remi che girava sempre in tondo invece di prendere il largo, maschere e pinne in uso collettivo. Erano stagioni, quelle, in cui l’avvistamento di un bikini scatenava una mobilitazione generale, grandi gesti di richiamo, il dito sul naso per imporre il silenzio e non allarmare la preda, appostamento ed estasi con qualcuno della ciurma che faceva sempre il minghione mimando gesti inequivocabili. Se la femmina o le femmine nel gruppo c’erano, dicevano che eravamo dei rattigni.
 Ma libidinosa era anche la focaccia col pomodoro succhioso, l’Indiana Jones del gruppo provvedeva ai fichi appetitosi come vulve con incursioni in un campetto vicino. Lo sguardo era però sempre calamitato dal Trullo, lì c’erano le cabine (anzi “cabbine”) del nostro desiderio di scalata sociale.
 Finché quel momento venne, grazie al primo presalario universitario (che magari serviva ad altri fini). Così mi feci il tesserino della cabina C2 a San Francesco, mica il Trampolino come Attilio Romita che già allora era uno ricco. Ma ci vuole fortuna nella vita. Il primo giorno ne campeggiavo davanti col mio amico Aldo Barlaam, quando appare una ragazzotta che da trenta a trentuno ci chiede: ma voi, ce l’avete il tesserino?
 L’immediato impulso fu dire guarda questa stronzetta. Però siccome ero ormai un tipo da spiaggia e non più da scoglio, con stizzita ironia le risposi solo un agghiacciante “sì”, lasciandola incenerita e farfugliante. Poi la vita volle che proprio in quel luglio dei miei imminenti 19 anni cominciassi a fare il giornalista e la cabina non è che me la potetti godere più di tanto, si finiva di lavorare di notte e la mattina c’era da studiare. Ma la cabina fu sempre per i ragazzi di allora il centro del mondo, base logistica per quant’è bella giovinezza, fra palpiti di cuore e organizzazione di balli serali in terrazza. Finché non risuonava Celentano con “si è spento il sole chi l’ha spento sei tu” e scendeva la struggente nostalgia dell’estate che finiva.
PS. Ci fu qualche seguito con la tipa dell’odiosa domanda. Dura ancòra con lei come coppia sacramentata, e chissà che fine ha fatto quella galeotta cabina C2 del nostro comune destino.