Belpaese mio ignorantello mio

Sabato 31 Agosto 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Italia, atto primo. “L’uomo sollevò la manica della tuta per controllare l’importo della ferita”; “Ogni persona con un minimo di autorità e di coinvolgimento in quella storia, lei compresa, sarebbe stato investito da quella bufera” (Giorgio Faletti). “Aprire gli occhi e trovare ciò che si ha sempre desiderato”; “L’odore della sua pelle mi ha fatto venire un’erezione al cuore” (Fabio Volo). “E’ una di quelle giornate che inizia veramente con il sorriso”; “E’ solo l’esperienza in meno che potrei o non potrei avere” (Federico Moccia). Tutti strafalcioni d’autore tratti dal libro”L’importo della ferita e altre storie. Frasi veramente scritte dagli autori italiani Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa di oggi” di Pippo Russo (Edizioni Clichy).
 ITALIA, ATTO SECONDO “Io me ne avrei andato pure a pagando io”; “Io non ho mai venuto qui per pendiare la pensione di parlamentare”; “Sicuramente non ho mai pentito di quello che faccio” (Antonio Razzi, due volte parlamentare prima con l’Italia dei Valori poi con Popolo e territorio). “Erroneamente da parte del nostro governo, senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori”; gli avversari mi vogliono “distrutta, annientata, denigrata, scanzonata” (Michaela Biancofiore, parlamentare Pdl). “Non si deve permettere nessuno a me, a dire non devi gridare”; “E’ inutile che ci alludiamo” (Franco Nocera, candidato alle Comunali nella lista Per Catanzaro). Citazioni tratte dal libro “Ignoranti. L’Italia che non sa, l’Italia che non va” di Roberto Ippolito (chiarelettere ed.), così come le altre seguenti nell’articolo, tratte anche da una conferenza sulla cultura degli italiani del linguista Tullio De Mauro.
 Italia, atto terzo. Non ho mai censurato nessuno “ne’ su Twitter n’è su facebook” perché “ogni uno è libero” (Barbara D’Urso, conduttrice televisiva). “I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna” (Mariastella Gelmini, ex ministro della Pubblica istruzione). “L’Italia non è il paese del Bentegodi”, stadio di Verona invece del boccaccesco Bengodi (Vittorio Bridi, capogruppo Lega Nord al Comune di Trento). “Non siamo qui per togliere la patata dal tavolo” (Ivana Di Camillo, capogruppo Pd al Comune di Trento). L’Abruzzo si ritrova senza coste, il Monte Rosa è spostato in Lombardia, il Trentino perde le Dolomiti e il Parco dello Stelvio, la spiaggia di ciottoli di Mattinata diventa sabbiosa, a Genova risorgono le mura scomparse (Italia.it, portale turistico).
 ITALIA, ATTO QUARTO Secondo l’Istat, solo un italiano su due legge un quotidiano almeno una volta a settimana. Oltre metà non legge nemmeno un libro in un anno. Una famiglia su dieci non possiede libri. Solo il 29 per cento degli italiani padroneggia la lingua, il 71 per cento è al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo di media difficoltà, il 5 per cento non sa decifrare lettere e cifre. I termini usati in modo non appropriato compaiono nell’87,9 per cento dei temi della maturità 2010. Gli studenti italiani non sanno più scrivere: “La Terra, un pianeta sulla quale esiste la vita”; la scienza “riesce a conquistare l’uomo facendogli cambiare opinione su un qualcosa e a credere a ciò che dice lei”. Commenta lo scrittore e docente Marco Lodoli: si scrive male perché non c’è più fiducia e confidenza nel pensiero, perché sono saltati i nessi logici, la capacità di legare una riflessione a un’altra, un prima a un poi.
 Italia, atto quinto. Il Paese è ai primi posti in Europa per cittadini che hanno solo il diploma di scuola media (45,2 per cento), agli ultimi per cittadini con la maturità (54 per cento), per iscritti all’università (13,6 per cento), per laureati (14,9 per cento). E’ fra gli ultimi in Europa anche per spesa per la cultura, eppure è il primo al mondo per numero di beni culturali e per siti Unesco patrimonio dell’umanità: tesoro (mal) gestito da ignoranti. Inevitabile l’ultimo posto per sviluppo economico.
 PS. In quest’ambientino, se ne esce il presidente della regione Abruzzo, tal Chiodi, a dire che i problemi del Paese si risolverebbero se si chiudessero le università di Bari, Messina e Urbino, mentre nessuna (nessuna) università italiana è fra le prime cento del mondo. Ma Chiodi “ci facci il piacere” alla Totò. Forse crede che solo il suo Abruzzo si salvi dal disastro e sia la terra del Bengodi. O, chissà, del Bentegodi.