Studenti del Sud ma come vi permettete ?

Venerd́ 6 Settembre 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Due pesi e due misure, al solito, col Sud. Quando ogni anno vengono pubblicati i voti degli esami di maturità, apriti cielo. Meglio il Sud del Nord. Scrive la stampa settentrionale: come spiegare che a Milano solo un maturando su 381 è valutato meritevole di lode, e a Crotone uno ogni 35? E nessuno che si domandi perché la domanda, visto che nessuna legge impone il contrario. Ma appunto: come si fa a spiegare al Nord che all’improvviso al Sud non sono più tutti brutti, sporchi e cattivi?
 A conferma dello scandalo, del “come si permettono”, si citano puntualmente le prove Invalsi sul rendimento degli studenti, con le quali l’ordine ritorna sotto il cielo: Nord meglio del Sud. E allora si conclude accusando i docenti meridionali di essere di manica più larga. Non aggiungendo che meridionali sono anche buona parte dei docenti che al Nord insegnano e lì sarebbero di manica molto più stretta. Né andando a vedere se queste prove Invalsi siano la bibbia.
 La polemica sarebbe meno furente se quei voti alla maturità non pesassero nei test di accesso alle facoltà universitarie dal numero chiuso. I test di questi giorni, coi ragazzi del Sud appunto considerati favoriti. E con l’orrore di vedere le patrie nordiche università minacciate da una ennesima emigrazione terrona. Come se non ci fossero poi gli esami a dire la verità: e non risulta che gli studenti meridionali al Nord siano poi peggiori dei nativi, anzi, con ciò che gli costa e coi sacrifici che devono fare.
 Ora, che al Sud si chiuda di più un occhio, è possibile. Ma è impossibile che chi è pronto a puntare il dito si preoccupi anche, visto che ci siamo, di quanto la scuola sia più difficile al Sud. Di quanto, ad esempio, al Sud ci siano case con meno libri e città con meno biblioteche. Di quanto i genitori possano aiutare meno. Di quanto, insomma, ci si dovrebbe occupare delle condizioni del Sud sempre e non solo per i presunti favoritismi alla maturità.
 Ma, come canta Pino Daniele, nessuno se ne importa. E a nessuno viene in mente che magari i giovani del Sud, di fronte al loro futuro molto più incerto, si diano da fare sgobbando alla maturità. E che un voto più generoso possa essere un risarcimento inconscio non solo per i discenti ma anche per i docenti.
 Così la questione delle università. A parte che nessuno può tirare la prima pietra, visto che non ce n’è una italiana fra le prime cento migliori del mondo. E che le università meridionali non vanno assolte dai loro peccati, fra nepotismo delle cattedre a familiari e comari, megalomania di sedi distaccate, tsunami di corsi di laurea inutili. Ma se andiamo a vedere certi criteri che le condannano, facciamo qualche scoperta.
 Uno: sono valutate (e finanziate) di più le università nelle quali c’è un maggior apporto economico dei privati. Ovvio che questo favorisca le università al Nord, dove ci sono privati più facoltosi (e 81 delle 89 fondazioni bancarie italiane, che spendono al Nord anche gli utili delle banche settentrionali al Sud). Due: sono valutate (e finanziate) di più le università i cui laureati trovano più facilmente lavoro. Doppia condanna per il Sud, dove il lavoro che non c’è penalizza i ragazzi ma anche le università nelle quali hanno studiato. Ma anche qui ci si limita a constatare con distratto cinismo, senza muovere un dito per cambiare queste condizioni del Sud.
 Due pesi e due misure anche per l’abolizione dell’Imu. Lasciamo stare la consueta guerra civile nazionale se servisse o no, se fosse la pensata più urgente per rimettere in moto il Paese. Ma dal 2014 l’Imu sarà sostituita da una Service tax, con la quale si pagheranno anche i servizi forniti ai cittadini (raccolta rifiuti, illuminazione e gli altri servizi comunali indivisibili che riguardano tutti: esempio, bitumazione delle strade). I sindaci che vorranno aumentarla, potranno farlo. In pratica l’Imu esce dalla porta e rientra dalla finestra (con una differenza: che invece di pagare i proprietari di case, pagheranno di più gli affittuari più numerosi a Sud).
 Ma nessuno potrà gridare all’aumento della pressione fiscale, perché avverrà città per città. Indoviniamo quali? Quelle del Sud, perché avendo cittadini meno ricchi hanno meno gettito fiscale ma non meno servizi da erogare. Anzi di più, perché ci sono più poveri, più sfrattati, più anziani bisognosi, più bambini senza asili, più scuole sfasciate.
 In questo caso non si è alzata però la canea dei voti alla maturità, stavolta tutto bene, chi se ne importa del Sud. Per la verità non si è alzata nemmeno la voce dei politici meridionali, ma non è una novità. Visto il livello di servizi che condannano il Sud, e visto che il Sud se li deve pagare anche di più, verrebbe da dire: il Sud faccia lo sciopero della Service tax, tanto non ci date tanto non vi diamo. Fugace pensiero da rabbia passeggera, al Sud c’è gente seria, mica come quelli della Lega Nord.