Scivi estate leggi mangiata

Sabato 7 settembre 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Basta vedere quanti si affannano a correre dopo le vacanze, per capire la tragedia che si è compiuta. Correre non nel senso di fretta, tran tran di lavoro malaugurato ma di passeggiata veloce, di footing, di sudata del secolo, di ossessione. E non per la depressione da rientro, quando sembriamo tutti relitti di un amore finito: tristezza, magone, difficoltà a concentrarci, senso infinito di mancanza. “Hangover”, dicono gli anglosassoni, come per una sbornia. Né la compulsione atletica è voglia di evadere dalle quattro mura quando ci siamo appena rientrati e soprattutto di evadere dagli orari spietati che facevano dire al grande Ennio Flaiano: basta alzarsi una mattina alle sette e uscire, per capire che abbiamo sbagliato tutto.
 TUTTI INGRASSATI No, le signore culacchione, i panzoni di birra bavarese, le ragazzotte nostalgiche di addominali un tempo piatti e tosti come laminati dell’Ilva sono tutti intossicati dal veleno più sottile e spietato delle ferie: quanto si mangia. Le ferie che si annuncia gloriosamente di voler liquidare a insalata e frutta, molta frutta e sto bene così. E si traducono invece in un’orgia collettiva di tavolate, barbecue, sagre dello stinco sgarruppato e della lumaca cornuta, cene in villa, amici sul terrazzo, panzerottate, mellonate sempre con la premessa: andiamo a mangiarci due cose.
 Il sommo Dante Alighieri avrebbe dovuto assistere al Mezzogiorno di Fuoco di un gruppo di famiglia in una spiaggia o in una pineta per riscrivere il suo Inferno. Cozze patinate, pulpitielli, formaggi, prosciutti, peperoni, mozzarelle, frittate, bruschette, olive, tarallucci, cicci, zucchine: frugale antipasto. Timballi, risi freddi, parmigiane per la sezione primi piatti. Salsicce, fritture miste, cotolette, spiedini con contorni di pomodori, carote, mais, uova lesse, cetrioli e pane di Altamura da inzuppare. Fichi, uve, percochi, caroselli e sua maestà l’anguria per risciacquare il barile prima del dolce. Dagli imbrattamussi ai cannoli, dalle crostate ai sospiri, dai babà ai gelati pralinati: in fondo, cosa abbiamo mangiato.
 Ma vacanza è per gli italiani non solo caccia forsennata al caffè espresso anche fra gli eschimesi che di espresso fanno solo l’orzo. E’ pure colazione all’americana per un popolo che poi non si limita a rimettersi all’opera solo a cena come gli americani, non siamo mica malati. Un popolo di santi, navigatori, poeti e colazionisti da viaggio che si sveglia presto di proposito per andare a tuffarsi ancòra in pigiama su cornetti, kraften, homelette, hamburger, pancette, cornflakes, yogurt, coque, torte e tornare a dormire con la coscienza a posto e lo stomaco anche (almeno per le successive due ore).
 DRAMMA DEI REDUCI Non ci querelino per diffamazione, ma è detto a fin di bene per chi le sceglie: sono le crociere il top della settimana disintossicante, la loro formula “all inclusive”, cucina aperta h 24, produce il plotone più nutrito di quelli che poi incontri sui lungomari o al parco a gettare il veleno per non sembrare mongolfiere. In crociera si è cancellata finalmente la schiavitù dell’orologio, siamo passati dalla generazione di Lotta Continua a quella di Fame Continua. Chissà l’esterrefatto Dante quale girone avrebbe inventato per un campione tipo dell’Era Ingorda, uno osservato per esempio artigliare un panino a dieci piani in una mano, con l’altra pescare compulsivamente patatine intingendole nel ketchup, e ne avesse avuta una terza si sarebbe contemporaneamente infilato in bocca un hotdog extralarge.
 E’ vero che siamo stati un Popolo della Fame prima di essere un Popolo della Cattiva Fama. E’ vero che si parte con i più Buoni Propositi e si finisce ai Peggiori Spropositi. E’ vero che a dieta ci si mette sempre da lunedì prossimo. Ma capita raramente di assistere a scene di sconforto e disperazione come quelli che in crociera escono dalla palestra di bordo dopo aver sputato l’anima e si sentono sentenziare dalla bilancia che non li salva neanche un anno di digiuni alla Pannella.
 Così si affollano i nostri lungomari e i nostri parchi di settembre, così si intristisce il Ritorno dei Reduci, così ci infiliamo nell’Autunno del Nostro Scontento. E’ vero, come diceva Elio Vittorini, che ogni morto di fame è un essere pericoloso. E’ vero, come diceva Guy de Maupassant, che mangiare è l’unica passione seria. Ma è anche vero, come diceva James Joyce, che Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi. Vano andare a capire chi fece gli italiani.