Federalismo? Povera Lega anche il Nord dice basta

Venerd́ 13 settembre 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Fiasco del federalismo, atto secondo. Come i lettori sanno, il federalismo era una cosa un po’ nobile un po’ volgare. Nobile il principio secondo cui era meglio che le regioni italiane, così diverse fra loro, si governassero un po’ da sé, e se ne assumessero la responsabilità: chi più spende, più aumenta le tasse locali, più è punito dagli elettori. Volgare l’uso e l’abuso che ne ha a lungo fatto la Lega Nord: basta soldi a quei parassiti del Sud, ci siamo stancati di pagare per loro che vivono alle nostre spalle. Se la vedano da soli.
 Così si è ingannato il Sud. Additandolo alla pubblica vergogna. E facendo (e facendogli) credere che, ad esempio, se al Sud ci sono un treno e un ospedale in meno, tutto dipende dal fatto che non c’è il federalismo. Col federalismo vi passerà anche il raffreddore. Così nel frattempo si toglievano soldi al Sud per i treni e gli ospedali (appunto: se la vedano da soli), sull’altare di un egoismo del Nord orchestrato da gentiluomini tipo Bossi e Salvini. Ma tutto spacciato nell’interesse del Sud.
 In questo grande imbroglio, non solo nessuno, anche al Sud, ha badato agli allarmi sui danni che al Sud si facevano. Ma nessuno ha badato a un pericolo più grande, anzi su due.
 Primo, il pericolo che il federalismo portasse a un aumento generale delle tasse invece che a una diminuzione: se tu Stato deleghi compiti alle Regioni e ai Comuni dandogli meno soldi, devi contemporaneamente ridurre le tue tasse. Non puoi dare di meno e prenderti quanto prima. Invece le tasse, fra quelle locali e quelle nazionali, sono addirittura aumentate. Quelle nazionali fino all’attuale livello del 51 per cento di quanto ciascuno guadagna. Quelle locali, udite udite, addirittura del 500 per cento. Risultato, soprattutto al Sud: non solo meno treni e meno ospedali, ma più tasse.
 Secondo, le tasse sono aumentate perché non è diminuita, come promesso, la spesa dello Stato. Se ti scrolli di alcuni compiti e li affidi a Regioni e Comuni, devi spendere di meno perché non hai più quei compiti. Invece sappiamo come è andata: debito statale record di 2070 miliardi. Aumento (invece che diminuzione) delle tasse statali, per coprire la spesa crescente. E aumento delle tasse locali (soprattutto nel più povero Sud) perché lo Stato dava sempre meno soldi del dovuto essendo sempre più indebitato.
 Ma non è finita. Ora sono soprattutto gli imprenditori, a cominciare da quelli del Nord, a maledire il giorno in cui si è iniziato a parlare di federalismo, bontà loro che ne erano tutti invasati. Lo hanno urlato nel loro recente seminario di Cernobbio. Invece di tradursi in liberazione dalla burocrazia dello Stato (facciamo da noi quindi facciamo più facilmente), si è tradotto in una complicazione continua di adempimenti e di carte, quindi di costi. Perché non c’è stata materia affidata a Regioni e Comuni in cui lo Stato non abbia continuato a mettere il naso. E non c’è stata decisione locale che non sia finita all’arbitraggio della Corte costituzionale perché lo Stato diceva che era competenza sua, e Regioni e Comuni altrettanto.
 Così non c’è stata grande opera, dalle strade agli ospedali alle centrali elettriche, che non sia stata bloccata dalla guerra civile quotidiana (questo causa federalismo delle competenze). E non c’è stato politico meridionale, di quelli più pronti a seguire il loro partito che gli interessi del loro Sud, ad opporsi a piccoli e grandi cialtroni della Lega Nord sempre pronti a umiliare il Sud e a togliergli soldi (questo causa federalismo fiscale).
 Due esempi? Federalismo delle competenze: non si fa da decenni la diga di Piano dei Limiti fra Puglia e Molise per portare più acqua in Puglia a causa dell’opposizione del Molise che si ritiene danneggiato. Federalismo fiscale: si tolgono soldi ai ricercatori universitari del Sud per darli ai traghettatori del Lago di Garda, si tolgono soldi alla Statale dei Trulli per darli all’alta velocità (Tav) di Val di Susa. Ma ci sono altri infiniti esempi che riguardano la vita di ogni giorno del Sud.
 Il bello è che l’inganno dura da vent’anni. E solo ora qualche anima pia comincia a svegliarsi, dopo che il federalismo e i suoi interessati profeti hanno contribuito a spaccare l’Italia e a rapinare il Sud accusandolo di essere il rapinatore. Costringendo i giovani del Sud ad andar via perché ogni investimento statale in meno al Sud, ogni euro in meno ai ricercatori o alla strada dei trulli è un posto di lavoro in meno al Sud.
 Ci vorrebbe più federalismo nobile e meno federalismo volgare. Certi amministratori del Sud vanno messi al muro delle loro incapacità, e dal Sud stesso. Ma a dirlo non può essere né la Lega Nord della laurea falsa al Bossi figlio (detto Trota) né il Nord delle tangenti quotidiane. Prima che qualcuno si accorgesse della truffa al Sud, altri 80 mila ragazzi all’anno hanno dovuto emigrare e continuano a farlo.