Due vite all'ultimo giro

Lunedì 23 settembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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RUSH – di Ron Howard. Interpreti: Chris Hemsworth, Daniel Bruhl, Pierfrancesco Favino. Drammatico, Usa, 2013. Durata: 1h 52 min.
 
Questo “Rush” ha cominciato ad essere pubblicizzato nelle sale, in tv, sui cartelloni da maggio ed è uscito oltre metà settembre: non è un po’ troppo? O doveva essere un capolavoro e ne erano convinti, o ci puntavano molto senza esserne completamente convinti. Oppure non ci si poteva consentire rischi con un regista come Ron Howard, prima attore nel mitico “Happy days” della nostra nostalgia, poi Oscar con “Beautiful mind”, poi autore di culto con “Codice da Vinci”, “Angeli e demoni” e “Frost-Nixon”.
 Visto il film, ed escluso il capolavoro, c’è un po’ di tutto il resto. Grande melodramma con piccoli cedimenti al fotoromanzo, ma anche travolgente spettacolo complici le corse di Formula 1, mai troppo riuscite finora nel cinema. Qui vi si racconta il duello e la rivalità leggendari fra due mostri delle corse, l’austriaco Niki Lauda, che montava una Ferrari, e l’inglese James Hunt (Mclaren), per la conquista del titolo di campione del mondo nel 1976.
 Erano i tempi insicuri in cui un paio di piloti morivano ogni anno (ricordate Villeneuve e Senna?). E fu l’anno drammatico in cui un terribile incidente di fuoco sfigurò per sempre il volto di Lauda al Nurburgring in un gran premio che non si doveva correre per il diluvio, non impedendogli però di tornare in pista solo 40 giorni dopo per non farsi soffiare il titolo dal suo eterno nemico Hunt. Come però avvenne quando Lauda in Giappone, sotto un altro diluvio spaventoso, si ritrovò per la prima volta umano avendo paura e si ritirò, lasciando via libera al rivale.
 Una sola cosa accomunava i due: lo sprezzo assoluto per la morte, più la sfidavano e più si sentivano vivi, una necessità come respirare. Per il resto due universi lontanissimi. Lauda un computer, freddo e inespressivo, figlio di una ricca famiglia borghese di Vienna. Hunt una specie di eroe romantico, bello e biondo. Lauda che considerava la felicità un handicap, Hunt sexy, vitalissimo, bevitore e sciupafemmine. Entrambi però fuggiti di casa per il demone della velocità. Entrambi ultimi a sollevare il piede dal pedale in pista.
 Il confronto psicologico è la parte intimistica un po’ più debole nel film, sia pure a un livello più che sufficiente. Le immagini (anche di repertorio), il ruggito dei motori, l’ambiente assassino dei circuiti, il montaggio, le musiche, le divette sono un‘epica degna della migliore Hollywood. Come pure gli interpreti, il Daniel Bruhl di Lauda (già ammirato in “Goodbye Lenin”), il Chris Hemsworth di Hunt, finora dio vichingo. Non senza una citazione per il bravissimo Pierfrancesco Favino (qui Clay Regazzoni, un altro finito sulla sedia a rotelle).
 Struggente una fugace immagine finale del Lauda vero oggi, ancòra un combattente dal volto devastato e invecchiato (è il capo della squadra Mercedes di Hamilton e Rosberg). Hunt, invece, che si ritirò dopo due sole stagioni per godersela a modo suo, morì a soli 45 anni schiantato dagli eccessi e da un infarto. Davvero una vita troppo “Rush”.