Telecom e Alitalia un pianto noto al Sud

Venerdì 27 settembre 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Certo, sorprende la vendita di un gioiello italiano come Telecom agli spagnoli. Gioiello si fa per dire, visto quanto è dissanguata di debiti. Ma ora una telefonata allungherà la vita a loro e non a noi. E a breve dovrebbe seguire l’Alitalia ai francesi, che così si teme possano far arrivare i turisti a Parigi e nei castelli della Loira invece che in Italia.
 Più che sorprendere, non meraviglia più di tanto che i politici, invece di tentare di salvare il salvabile, stiano vergognosamente a litigare fra loro: Berlusconi che cinque anni fa vinse le elezioni spacciando i “capitani coraggiosi” che avrebbero patriotticamente fatto rimanere italiana l’Alitalia, il centrosinistra che avrebbe affidato Telecom ai “capitani coraggiosi” della sua parte con lo stesso risultato. Capitani coraggiosi con i soldi altrui, cioè degli italiani, essenziale che facessero favori ai partiti (e a se stessi per vivere di rendita a spese di tutti).
 E del resto, meraviglia che ce ne meravigliamo, visto che ci balocchiamo con l’abolizione dell’Imu (e del conseguente punto in più di Iva) invece di preoccuparci di avere le più alte tasse sulle aziende e sul lavoro in Europa. Ci balocchiamo con la nuova Forza Italia e col tragicomico congresso del Pd. Ma l’Italia è in campagna elettorale permanente. E così il Paese è in svendita ai saldi, venghino e prendano ciò che vogliono. Anche se il problema principale non è la vendita o la svendita, ma il disastro cui queste aziende sono state portate fino alla vendita o svendita.
 Così, tanto per affliggerci con gli ultimi, si beccano Loro Piana e Bulgari, Pernigotti e Pomellato. E già si parla di Finmeccanica e Ansaldo, cioè treni e aerei. Fortuna che il Colosseo lo sta restaurando Della Valle, il signor Tod’s (il quale insulta come “vecchietto arzillo” Armani che non fa altrettanto). Ma è sempre disponibile Pompei, visto che la facciamo cadere a pezzi senza muovere un dito.
 Dice: è il libero mercato, bellezza. D’accordo. Ma non può essere libero a prezzi d’occasione solo quando ti comprano. E’ vero che anche imprese italiane si fanno valere all’estero. Da Enel che ha acquistato la principale azienda elettrica (guarda guarda) spagnola, a Autogrill che ha acquistato la società americana che gestisce Pizza Hut, Burger King, Starbucks, a Prada (le scarpe inglesi Church’s), alla Fiat (Chrysler). Ma i conti comunque non tornano anche se lascia accesa la fiducia.
 Mettiamo Telecom: 30 miliardi di fatturato, 82 mila dipendenti. Se ci fosse una guerra, metteresti in mano altrui la tua rete di comunicazione? Ecco ciò che è strategico e ciò che non lo è. E così gli aerei. Dopo aver fatto finta di niente, ora per Telecom si assicura che rimarrà italiana la rete (che è come i binari rispetto ai treni). Non per parlare sempre di Sud: ma attraverso la rete dovrebbe passare quella “banda larga” principale mezzo per fargli giustizia e attirare investimenti. Banda larga significa anzitutto computer più veloci, cioè l’abc anche per produrre spilli oggi. Che ne sarà?
 Parlare di Sud non è una mania perché ora tutta l’Italia dovrebbe capire quale sia il vero saccheggio. Le imprese non meridionali che lavorano al Sud pagano le tasse al Nord dove hanno la sede legale. E nello stesso modo si portano gli utili, che poi reinvestono (o consumano) da loro. In testa le fondazioni bancarie, 81 su 89 al Nord, che spendono per arricchire le loro città anche gli utili fatti dalle banche settentrionali al Sud. Il Sud che assiste il Nord.
 Ogni investimento straniero in Italia sarebbe così benedetto che non ce n’è più uno da anni. Ma ogni nuovo investimento. Acquisizione è altra cosa, anche se non è detto che Telecom e Alitalia non saranno gestite meglio: tutti hanno interesse a coccolare i marchi italiani, visto che i gioielli sono più capaci di apprezzarli loro che noi. Ma privare l’economia italiana delle tasse e degli utili significa comunque malloppo che va via. Significa soprattutto rischio per il lavoro, il tesoro dei nostri tempi.
 E’ ciò che avviene anche quando, come si dice, si delocalizza, gli italiani portano all’estero una loro produzione. L’Italia perde le tasse, gli utili, i contributi previdenziali. Cioè perde denari che avrebbero potuto tradursi in consumi, quindi in nuova produzione e così via. Sarebbe la globalizzazione, bellezza, libera circolazione di capitali e uomini. Che però è iattura se funziona solo a senso unico.
 Telecom e Alitalia ridotte alle pezze sono soltanto l’ultimo calvario di un Paese in decadenza storica, come diranno i libri di scuola fra cent’anni. Per ora nessuno se ne importa, li vedi solo litigare per vincere le elezioni e aggravare la decadenza. Nessuno come il Sud sa come avviene e perché avviene, visto che ne è vittima da tempo. Ma appunto, del Sud nessuno se ne è importato e chissà se ora lo capiscono anche nel resto di un Paese un tempo sviluppato. E, soprattutto, civile.