Le cattive ragazze di Sofia Coppola ladre nelle ville dei divi

Luned́ 30 settembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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BLING RING – di Sofia Coppola. Interpreti: Emma Watson, Taissa Farmiga, Leslie Mann, Israel Broussard. Drammatico, Usa, 2013. Durata: 1h 21 minuti.
 
Per descrivere questo film, niente di meglio che i volti dell’armata di ragazzotti che monopolizza la sala. Alla fine abbastanza depressi, anche sconcertati, per nulla presi dalle gesta dei loro laccatissimi coetanei della Los Angeles cosiddetta bene che invece avrebbero potuto conquistarli con la forza del male. Il rischio era appunto che ne uscissero avvelenati dall’effetto emulazione perché quei cinque della banda di Hollywood potevano passare per eroi seppur negativi, quindi ancòra più pericolosi.
 La storia raccontata in “Bling ring” è vera. Un po’ per gioco, un po’ per noia, un po’ per libidine del lusso, le quattro ragazze e un loro amichetto andavano a rubare nelle stratosferiche ville dei divi, tanto divi che le lasciavano aperte. E quindi via indisturbati e sfrontati con “fichissimi” capi di abbigliamento delle più famose griffe (per le fanciulle soprattutto scarpe, eterno oscuro oggetto del desiderio delle donne). Ma anche orologi, gioielli, denaro (tanto) e l’immancabile droga a fiumi. E auto (lasciate non meno aperte). Totale tre milioni di dollari in un anno.
 Il top della ricchezza più sfrenata la villa di Paris Hilton. Ma anche le altre un bel vedere, fin troppo. Perché ciò che volevano rubare era anche uno stile di vita, il mito delle star, somigliare a loro. E neanche nascondendo il malloppo, anzi esibendolo e vantandosene, addirittura pubblicando su Facebook le foto. Ed essendone ammirati e invidiati da tutte le teste vuote di adolescenti come loro. Fino all’arresto e alle condanne, neanche poi così pesanti. Ma ulteriore occasione per acquisire “famosità”.
 Primo moralismo del pubblico più anziano: ma perché portare nel cinema un esempio giovanile così inquietante? Perché il cinema fa cinema, non pedagogia (che dire allora di tutta la violenza da grande schermo?). Secondo moralismo: ma ora i nostri ragazzi andranno tutti a fare i ladri. Qui subentra la regista Sofia Coppola. Che con toni volutamente aridi ed essenziali, presentandoci i cinque come stronzetti e odiosi, trasmettendo un senso di fastidio nel vederli, evita il rischio dell’immagine epica che nonostante tutto avrebbe potuto circondarli. Sgradevoli, insulsi e teste vuote non meno delle loro famiglie e del loro ambiente.
 Ne risente, ovviamente, il film, che sembra senz’anima. Ma che proprio per questo finisce per essere più educativo che diseducativo. Non ci meravigliamo più di niente, ma per fortuna non si incontra ogni giorno una delle ladruncole che dopo l’arresto ciancica: “Io credo fortemente nel karma. Mi sento come Angelina Jolie, voglio lavorare per la pace e la salute del pianeta. Posso diventare leader di questo Paese”. Eppure sùbito dopo se ne va in galera.