Il film su Lady Diana non ricalca nč il mito nč la fragilitā

Lunedė 7 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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DIANA. LA STORIA SEGRETA DI LADY D – di Oliver Hirschbiegel. Interpreti: Naomi Watts, Naveen Andrews. Biografico, Gran Bretagna, 2013. Durata: 1h 47 minuti.
 
La famiglia reale inglese ha fatto sapere che non vedrà questo film. E lo stesso ha annunciato il dottor Hasnat Khan, la cui storia d’amore con Diana il film racconta. Chissà, forse si faranno mandare la pellicola a casa. Possibile che sia estremo rispetto per la memoria della principessa (da parte della corte mica tanto), non escluso neanche il dispetto per qualche fantasia nella narrazione. Gli è che pure la critica ha preso di mira questa rievocazione: fotoromanzo, soap opera, gossip. Come dire, lady Diana tradita un’altra volta.
 Un po’ l’hanno fatta tutti grossa. In sintesi, il film racconta gli ultimi due anni della vita della intristita Diana dopo il fallimento del matrimonio con l’erede al trono britannico, Carlo. Due anni di travolgente (e anche un po’ inspiegabile) amore appunto per il cardiochirurgo pakistano, bruttarello e qualunque, uno che c’entrava con lei come un piatto di pesce col vino rosso. Un ennesimo amore sbagliato per la nostra eroina. Lei la donna più famosa del mondo, lui schivo e desideroso solo di far bene il suo lavoro. Lei ancòra imbrigliata nella vita formale di Buckingham Palace, lui che non azzeccava una cravatta. Lei inseguita ovunque dai flash e in giro per la Terra, lui solitario e riservato.
 Eppure una reciproca passione travolgente stroncata dalla loro diversità, benché Diana per salvarla arrivasse ad andare a riordinare la casa di lui a Chelsea o a frequentare affumicati pub dove si suonava il jazz e si beveva birra. Ma erano inseguiti passo passo da pettegolezzi tanto velenosi che lui non ce la fece più, ripiombando lei nella disperata ricerca di amore, lei amata ovunque andasse. Così il flirt con Dodi Al-Fayed fino alla fatale notte di Parigi era solo un tentativo di ingelosirlo e riconquistarlo. Aveva 36 anni e i suoi funerali furono il dolore universale che sappiamo.
 Che fosse difficilino indossare i panni di tale personalità, si sapeva. Naomi Watts, notoriamente brava, ce la mette tutta, con risultati così così. Più bassa e pienotta di Diana, la testa tendente a destra mentre lei la girava a sinistra, una piccola protesi al naso, soprattutto senza mai né il velo di infelicità né la radiosità che facevano il magnetismo contradditorio della principessa. Banalucci i dialoghi (tranne che il livello dei due fosse proprio quello), scontatino il racconto.
 Eppur si segue, sia pure con un continuo senso di inverosimile dello spettatore. Il regista tedesco Hirschbiegel era noto finora solo per “La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler”. Ciò che qui non è riuscito a ricreare è il mito di Diana, la fragile donna diventata eroina. Ma siamo sicuri che tutti noi sappiamo perché quel mito?