Tutto quello che non sapete sul Nord e sui suoi ladroni

Martedì 16 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Consiglio amichevole al sig. Salvini Matteo, il rabbioso ultrà della Lega Nord. D’ora in poi inforchi un altro libro insieme a quel “Sacco del Nord” che brandisce come un’arma per denunciare quanto sangue il Sud succhierebbe alla sua Padania. Così, per completezza di informazione. L’altro libro è “La disfatta del Nord” di Filippo Astone (Longanesi ed., pag. 412, euro 18,80). Sottotitolo: “Corruzione, clientelismo, mala gestione”. Informazione gratuita: Astone, redattore del “Mondo”, è di Torino, e nel suo albero genealogico pare non abbia mai avuto neanche un procugino terrone.
 Il libro è impressionante come una rivelazione nel descrivere come sia stata capace di saccheggiarsi da se stessa quella parte del Paese che si accreditava come esempio da seguire, dando ovviamente lezioni agli altri, soprattutto il solito Sud. E impressionante non come effetto di un’inchiesta giornalistica su fatti ignoti o poco noti. Meno che mai di opinioni. Ma solo mettendo insieme tutte le inchieste giudiziarie nelle quali è incappata la classe politica settentrionale dal 1994, soprattutto quella leghista che sparava (evidentemente con molta sventatezza) su “Roma ladrona”. O seguendone l’itinerario anche dove la cattiva, anzi cattivissima politica, non si è tradotta in reati.
 Risultato. Vent’anni dopo il leghismo (insieme soprattutto al berlusconismo) non ha raggiunto uno solo dei suoi strombazzati obiettivi: libero mercato, riduzione delle tasse, lotta alla burocrazia, guerra alla inefficienza, fine della partitocrazia. Per non dire della secessione prima e del federalismo dopo. Ma con questo Astone avrebbe potuto rischiare di vedersi inserito nell’attuale un po’ stucchevole dibattito sulla fine del Ventennio. Non c’entra granché, anche perché il libro è stato chiuso nel giugno scorso. E perché il quadro più incredibile non riguarda il governo nazionale ma la gestione delle regioni del Nord, anzitutto la mitica Lombardia.
 E così bustarelle, furti di pubblico denaro, favoritismi, corruzione, concussione, nepotismo, interessi privati, collusione con la criminalità organizzata, familismo amorale si susseguono in un crescendo le cui cronache giorno per giorno non hanno mai potuto dare la dimensione: dieci volte peggio di Tangentopoli, ha calcolato Astone. A cominciare dalla implacabile occupazione del potere da parte di Comunione e Liberazione. E in testa la madre di tutti gli scandali: la sanità.
 Così il sopradetto signor Salvini (e il pregiudizio che rappresenta) potrà integrare il suo disco rotto di elogio di un sistema la cui punta sarebbe la abusata siringa che al Nord costerebbe tot e al Sud il triplo. Ma altro che siringa leggendo della voragine di spreco e inefficienza che ha contribuito a ferire a morte il Nord inghiottendo una quantità vergognosa di denaro dei cittadini dirottato nelle tasche di un’intera generazione di politicanti e affaristi come di imprenditori e manager. E questo anzitutto grazie al magnificato meccanismo della sussidiarietà, l’affidamento ai privati. Meccanismo che, potenza della propaganda, è stato anche introdotto nella Costituzione con quella affannata riforma con cui uno smidollato centrosinistra cercò di conquistarsi le grazie (e i voti) leghisti.
 Astone deve solo affidarsi ai loro bilanci per mettere a nudo quanto costano certe mitizzate cliniche eccellenti cui anche pazienti meridionali fanno ricorso (numero uno, il San Raffaele di Milano). E smascherando un altro dei cavalli di battaglia del medesimo Salvini e del pregiudizio nordista antimeridionale: il confronto fra il numero di dipendenti pubblici della Regione Lombardia e, per dire, della Sicilia. Cavallo di battaglia che si regge sull’inganno di un basso numero lombardo calcolato senza tener conto dell’orgia di dipendenti delle società collegate.
 Non si salva nessuno, in queste pagine tanto rabbrividenti quanto rivelatrici di una realtà finora così mistificata da spacciare la Disfatta del Nord per esempio virtuoso a beneficio dell’intero Paese. E non si salva nessuno a partire dai numeri uno, Formigoni e Bossi, ma anche la faccia pulita Maroni e Monti col suo nordistissimo governo. Finanche Tosi, sì lui, con le sue presunte buone pratiche nella guida di Verona. Lèggere per credere. Tutto documentato come ogni onesto e scrupoloso giornalista dovrebbe fare.
 Insomma non è destino cinico e baro la Disfatta non solo economica ma morale di una classe dirigente che ha avuto in mano il Paese e lo ha distrutto. Dirigenti che non solo non possono incolpare nessuno, tanto meno il Sud. Ma protagonisti della rara impresa di far cadere un Paese tanto indietro in così pochi anni come è riuscito a loro. Politicanti e affaristi che, conclude Astone, hanno fatto diventare l’Italia intera un “gigantesco Mezzogiorno”.
 Qui la scivolata del nostro autore è rovinosa quanto contradditoria con quanto da lui stesso raccontato. Nonostante la imbarazzata retromarcia che in fondo Nord e Sud non sono poi tanto diversi e che soffriamo tutti di una irrisolta Questione italiana. Anzi bisognerebbe guardare in modo diverso al Sud, essere più attenti alla rivoluzione sotterranea che lo sta cambiando ad onta di chi lo considera solo una malattia. Il fatto è che la disfatta del Nord non può far piacere a nessuno. Piacerebbe piuttosto il contrario, anche se di lì parte l’angosciante declino epocale italiano che non riusciamo a fermare.