Datemi una cresta e sarò qualcuno

Sabato 19 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Il calciatore Mario Balotelli è in questo momento una fra i dieci personaggi più famosi al mondo. E non per i gol che segna e per il suo talento, altrimenti l’argentino Messi del Barcellona sarebbe più avanti del connazionale papa Francesco. Ma per alcuni effetti collaterali della sua attività di attaccante. Anzitutto perché si comporta da “bad boy”, cattivo ragazzo: si fa espellere, litiga con i giornalisti, arriva agli allenamenti in Ferrari, insulta gli avversari, non riconosce una figlia avuta da una compagna, una volta si mise a sparare in strada, va a parlare coi camorristi e poi rifiuta di partecipare a Napoli a una iniziativa anti-camorra perché, muggisce, non mi sento di essere un simbolo, soprattutto a mia insaputa. 
 BALOTELLI E DINTORNI Però tutti dicono che, in fondo, è un bravo ragazzo. Ma per la sua popolarità sembra valere più la sua cresta che un bel tiro al volo. Proprio quella cresta che, insieme agli orecchini e ai tatuaggi, l’allenatore del Milan, il benpensante Allegri, ha stigmatizzato per i calciatori perché essi sono d’esempio, troppo d’esempio, per i ragazzini a caccia del principale valore oggi: la visibilità, anzi la “famosità”. Che significa fare come i loro idoli che ce l’hanno.
 E’ ciò che ha spinto ragazzi già ricchi e coccolati di Hollywood ad andare a rubare nelle ville dei divi del cinema. E non per vendersi il malloppo di abiti, gioielli, auto ma per vivere la celebrità dei derubati, un giorno come loro. Versione truffaldina del quarto d’ora di celebrità che Andy Wharol, l’artista della pop art, preconizzava per tutti nell’era in cui può capitare a tutti di essere inquadrati da una telecamera. La storia è stata raccontata nel recente film “Bling ring” e in un libro. E solo chi non capisce questa ossessione per il luccichìo può meravigliarsi della reazione di quei ragazzi quando la polizia ha bussato alle loro case: cosa ho fatto? Anzi erano stati loro a fotografarsi con la roba rubata addosso e a mettersi su Facebook praticamente autodenunciandosi.
 E’ una ricerca del narcisismo che fa ritenere tutto lecito. E un narcisismo tanto più spinto quanto più dilaga la malattia opposta del nostro tempo: la mancanza di amor proprio, l’autostima sottozero. Ecco così l’autopromozione, faccenda diversa dall’esprimere se stessi: esercizio, questo, che ha il difetto di richiedere un po’ di sostanza e non solo immagine. Nulla è più deprimente di non essere riconosciuto. Allora bisogna esagerare. Esempio, deturpare i muri della città con la dichiarazione d’amore dal “tuo Ciccillo” (pensate voi), in modo che sia Ciccillo che la sua spasimata possano vantarsene. Essere qualcuno.
 CACCIA ALLA CELEBRITA’ Lo hanno capito tanto bene i volponi della pubblicità che anche marchi famosi si sono messi a tubare coi loro clienti, titillandoli nella loro vanità. Ora ti puoi comprare un vasetto di Nutella e fartelo personalizzare col tuo nome: Carmela o Vitino, non il massimo della vita per chi non si chiama Samanta o Ivan. Ma lo fa anche la Coca Cola, altro gigante che non avrebbe bisogno di mezzucci. Lo fa Vuitton, un cui oggetto è comunque già un mito di per sé. Prima ci si faceva cucire le iniziali sulla camicia, ma non se le filava nessuno. Come pure personalizzate erano già le collanine o le magliette. Ma vuoi mettere ora con la potenza di quei nomi planetari? Volersi distinguere annegando nella massa del così fan tutti: il paradosso della debolezza.
 Figlia dello stesso male oscuro è la crescente moda di autoscatto per postare la foto, ancòra una volta, su Facebook: il ricettacolo di tutte le libidini. Se non ci sei, non sei. Molto gettonate le foto di ignari (e in genere bruttissimi) neonati cuore di mamma, o di odiosissimi cani. Parola d’ordine: mi racconto da me, se davvero l’universo mondo avvertisse questo bisogno. E figlia dello stesso male oscuro è la dilagante abitudine di cercare su Google quello che si dice di se stessi. “Egosurfer” si chiamano in inglese i navigatori in conto proprio. Tanto che i volponi non meno volponi di Google hanno attivato gratuitamente il servizio Google Alerts, che ti avvisa se ci sono nuovi “dicono di me” in modo che ci corri sùbito.
  Se tanto mi dà tanto, nessuna meraviglia che Balotelli concorra in valore attuale col presidente degli Stati Uniti o con Brad Pitt o con Berlusconi. Ciò che a Balotelli e a chi per lui non riuscirebbe facendo solamente il proprio mestiere. Fatti crescere una cresta, e solleverai il mondo.