De Niro e la Pfeiffer famiglia poco per bene e molto per...mala

Martedì 22 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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COSE NOSTRE. MALAVITA – di Luc Besson. Interpreti: Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones. Commedia noir, Usa/Francia, 2013. Durata: 1h 44 minuti.
 
“Cose nostre” per dire cose di Cosa Nostra, la mafia italo-americana. Della quale è stato spietato campione il paisanissimo Giovanni Manzoni (Robert De Niro), boss di Brooklyn. Finché non si è pentito richiamato dall’età e dagli affetti, mettendo nei guai i denunciati quanto se stesso. Da allora è costretto a un programma di protezione dell’Fbi che gli fa cambiare nome e, soprattutto, continuamente residenza per sfuggire ai suoi ex colleghi che gli vogliono fare la festa: perché dalla criminalità non si esce, tantomeno confessando.
 Finisce così con la moglie (Michelle Pfeiffer) e i figli (John Di Leo e Dianna Agron) in uno sperduto paesino della Normandia francese, sotto la rigida sorveglianza dell’agente Stansfield (Tommy Lee Jones) che si danna perché si comportino da gente qualunque e non diano troppo nell’occhio. Sforzi inutili, cattivo sangue non mente. Così lui prima ammazza un tipo che gli ha venduto aragoste congelate, poi mezzo accoppa con una mazza da baseball un idraulico ritardatario. La signora fa saltare un supermercato in cui non sono troppo gentili con lei. Il figlio massacra compagni un po’ scostumati e acquisisce il monopolio di tutti i traffici nella sua scuola. La figlia con una racchetta da tennis manda all’ospedale un corteggiatore troppo insistente. E così via dicendo.
 Gli è che, nonostante i non troppo convinti sforzi, la combriccola non riesce a legare con l’ambiente provinciale locale, causa anche la spocchia francese verso tutto ciò che è zoticamente americano. E’ la parte più divertente del film, sia pure basata sui più consueti luoghi comuni. Ma anche i modi, diciamo, un po’ bruschi, dei quattro, sono troppo spinti per non essere una caricatura del genere: più corre sangue, più viene da ridere. Come anche nel pirotecnico finale, quando una loro leggerezza consente ai truci tipacci che danno loro la caccia di localizzarli. Qui siamo allo stile Tarantino, un mattatoio.
 Ma ci sono anche tracce di Martin Scorsese (che infatti è produttore esecutivo), specie nella spassosa sequenza del cineforum in cui all’ex gangster capita di disquisire sull’unico film con cui non avrebbe dovuto farlo, “Good fellas” (Quei bravi ragazzi, cioè lui e compagni). Luc Besson è il più hollywoodiano dei registi francesi, e si vede. Il racconto è un po’ altalenante, ma poco di che di fronte alla bravura del 70enne De Niro (tornato alla sua altezza), della intensa Pfeiffer e dell’eterna maschera di Lee Jones.
 PS. Il Malavita che è nel titolo è in realtà un personaggio, l’unico che vede tutto, sa tutto su ciò che combina la vivace famigliola ma si può giurare che non parlerà mai neanche sotto tortura. Andare a vedere per credere.