Mena,mena tanto io non sono Pasquale

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La scoperta dell’America. Questo lo studio secondo cui il federalismo fiscale farà grossi danni alle città del Sud. E a chi doveva farlo, a quelle del Nord? Allora la Lega di Bossi non se lo sarebbe inventato. E invece è nato apposta per consentire al Nord di tenersi i suoi soldi pur continuando a tenersi una maggiore spesa dello Stato rispetto al Sud (cifre del ministero di Tremonti, nativo di Sondrio). E intanto tutto ciò continua a essere spacciato come un’occasione storica per il Sud, che se si saprà governare meglio vedrete che paradiso diventerà. Come ammazzare qualcuno, ma nel suo interesse. Se tu riduci i soldi che lo Stato passa ai Comuni, i Comuni dovranno rimediarvi se vogliono continuare a fornire gli stessi servizi ai cittadini. 

Esempio: assistenza agli anziani, asili ai bambini. Col federalismo i Comuni potranno trattenere una parte delle tasse che incassano. Ma se non ce la fanno, dovranno aumentarle. Il calcolo è elementare come la spesa al mercato. Da un lato questo aumento delle tasse sarà più pesante per chi meno ha (il Sud), dall’altro lo stesso aumento darà meno a chi meno ha (il Sud). In poche parole, tassare l’industriale del Nord o tassare l’operaio del Sud non è la stessa cosa. L’industriale potrà mandare i figli all’asilo privato, l’operario se li dovrà tenere a casa. Conclusione: chi sta bene starà meglio, chi sta peggio starà ancora peggio. 

Ma i collaborazionisti meridionali obiettano: se gli amministratori del Sud saranno più responsabili, se faranno come il buon padre di famiglia che non spende più di ciò che ha, il paradiso sarà fatto. Come dire al buon padre di famiglia: prima prendevi 100 perché lavoravi, ora prendi 50 perché stai in cassa integrazione, ma vedrai che se mangi una volta al giorno starai meglio perché non ingrassi.

Però, obiettano i collaborazionisti, così si elimineranno gli sprechi. Sì, in un Paese in cui a sprecare sarebbe (e in molti casi è) il Sud, ma la spesa pubblica nazionale aumenta ogni anno almeno del due per cento invece di diminuire. Il problema è che il Sud se lo merita. Non fosse stato qualche giornale a snidare dal panettone la reazione di qualche sindaco, il Sud avrebbe continuato anche stavolta a sonnecchiare. Come Totò che prendeva schiaffi da uno che l’aveva scambiato per Pasquale e diceva: che me ne frega, tanto io non sono Pasquale. Ma siccome gli schiaffi non si accontentano mai, eccone pronto un altro del tipo arma letale. 

Il benemerito Calderoli, bergamasco ministro della Semplificazione normativa (nonché leghista cervello fino), tanto per semplificare fa una proposta semplice semplice. Dice a Fini e al Pd: fateci passare il federalismo, e poi ci mettiamo d’accordo sulla legge elettorale. Tutte le opposizioni vorrebbero una legge elettorale nuova, perché quella attuale (definita una «porcata » dal medesimo Calderoli suo autore) farebbe vincere sempre Berlusconi. Ma sappiamo che nessuna delle opposizioni sa bene che legge elettorale vorrebbe dalla vita. Eppure, buttiamola là: scommettiamo che la tentazione di fare sotto sotto il pasticciotto è forte, tanto chi se ne importa del federalismo e del Sud? 

Ora un federalismo fiscale mal fatto non danneggerebbe solo le Regioni e i Comuni. Danneggerebbe tutti al Sud: imprenditori, lavoratori, scuole, università, ospedali, sindacati. L’intera vita civile. Ma invece di vederli tutti uniti al di là delle loro differenze politiche, non un fiato si percepisce, non una indignazione si intravede. Essendo invece certa la convinzione che, se si riuscirà, come si dice, ad arruffianarsi, a essere più furbi del vicino, qualcuno piazzerà la sua drittata e continuerà come se nulla fosse. Malattia cronica del Sud. Ma nel frattempo, «quelli» continuano a picchiare come fabbri. Emendamento per portare l’alta velocità ferroviaria fino a Lecce e non solo fino a Bari? Bocciato (tanto quest’alta velocità la Puglia potrà sognarsela). Città autorizzate a stare fuori dal Patto di stabilità, cioè a spendere a volontà tanto poi paga lo Stato, cioè tutti noi? Oltre Roma (capitale) e Milano (Expo 2015), anche Parma (Agenzia europea per la sicurezza alimentare, la cui sezione italiana è stata prima concessa poi negata a Foggia). Fondi per l’edilizia sanitaria? Cancellati due miliardi per il Sud ma inseriti in un capitolo di spesa nazionale, in modo da poterli utilizzare anche altrove (quindi meno che mai al Sud). Taglio dei finanziamenti per Comuni e Province (prima ancora del federalismo)? In provincia di Bari 4,1 euro a testa, in provincia di Milano 18 centesimi a testa. (Si ringrazia per questa segnalazione il prof. Viesti, per le precedenti la senatrice Poli Bortone). Ora tu ti aspetti una sollevazione popolare al Sud, peraltro sempre annunciata. 

Ma che volete, è festa, magari se ne riparla dopo la Befana. Oppure si fa appunto come Totò, mena mena tanto mica io sono Pasquale.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 31 Dicembre 2010