Unversità e grandi opere porcheria contro il Sud

Venerdì 25 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Occorre capire quanto il Sud si possa lamentare degli altri e quanto si debba lamentare di se stesso. Esempio, le università meridionali. Già perdono ogni anno studenti che vanno a studiare altrove, prima causa della temuta desertificazione del Sud nel quale per la prima volta i nati sono meno dei morti. Ma se non c’è lavoro, uno va a laurearsi e a cercarselo fuori. Allora bisognerebbe sostenere le università del Sud: e invece avviene tutto il contrario.
 D’ora in poi avranno diritto a sostituire i professori che se ne vanno in pensione solo le università con punteggio più alto. E’ calcolato in base a indebitamento, spese per il personale, livello delle tasse studentesche. Risultato: favorite tutte le università del Nord. Cui perciò andranno non solo i finanziamenti destinati a loro, ma anche quelli che sarebbero stati destinati al Sud. Professori assunti al Nord coi soldi del Sud. Forti sempre più forti, deboli sempre più deboli. Togliere a chi a meno per darlo a chi ha più.
 Ma non sarà per la loro cattiva gestione che le università del Sud stanno peggio? Lo sono anzitutto perché al Nord le fondazioni bancarie possono finanziare le loro anche con i profitti fatti dalle banche settentrionali al Sud. Possono finanziarle i privati più facoltosi. E vi si iscrivono studenti in grado di pagare di più. L’effetto è il punteggio più alto. Quindi università del Sud danneggiate due volte, prima e dopo. Invece di rimediare alla loro debolezza, gliela si fa pagare. Come sempre col Sud. Lo si dica: una porcheria.
 E però è anche vero che le università del Sud si devono dare una mossa. Esaltare le loro aree eccellenti e penalizzare chi tira a campare. Allearsi fra loro per mettere in comune servizi. Evitare duplicazioni di campanile che servono solo a qualche carriera elettorale. Offrire corsi più legati alle necessità dei territori che alle fantasie di qualche docente. Favorire i docenti bravi più che i fannulloni o i parenti.
 Ma la cronaca di questi giorni non risparmia altri danni al Sud. Le grandi opere: stanziati fondi per 74 infrastrutture. Solo 30 però al Sud che, avendo un divario del 40 per cento, ne dovrebbe ottenere la maggioranza. Così il divario aumenta invece di diminuire, sbugiardando chi di tanto in tanto scende al Sud a sparare chiacchiere.
 Non meraviglia allora che Taranto rischi di perdere per sempre il suo porto, dato che i cantieri per il suo allargamento e ammodernamento hanno già un anno di ritardo. E con la minaccia di andarsene da parte di Evergreen (Taiwan) e Hutchinson (Hong Kong), le grandi compagnie di trasporto container che già hanno spostato qualche linea al Pireo. Mentre a Gioia Tauro la danese Maersk ha già detto arrivederci e grazie. E mentre chi racconta chiacchiere al Sud continua a parlarne come piattaforma nel Mediterraneo, siete in posizione ideale per intercettarne i ricchi traffici, è il vostro futuro.
 Non si ha però notizia di mobilitazione di politici locali, forse più impegnati nelle guerre interne ai loro partiti che con casa loro. Sud che né agisce né reagisce. Mentre resta questo giornale a continuare la battaglia per l’alta velocità ferroviaria anche sulla linea adriatica. E mentre si apprende che i lavori per la nuova Bari-Napoli si fermeranno per almeno due anni, perché il governo ha detto che ci sono 100 milioni ma qualcuno deve averli fatti sparire nottetempo. Treno di alta capacità (cioè doppio binario) non di alta velocità. Che per ora resta come 150 anni fa, nel caso il Sud dovesse mettersi in testa di avvicinarsi da Est a Ovest.
 Buon annuncio è quello che la Puglia esporta l’83,5 per cento dell’energia elettrica che produce, e sfido io con tutte le centrali che la lardellano, oltre ai watt da vento e da sole. Qualcuno dovrebbe però andare a capire quanto se la fa pagare. E questo conoscendo la ridicola mancia che le multinazionali delle torri eoliche e degli specchi fotovoltaici lasciano ai paesi pugliesi. Qualcosa che fa purtroppo il paio col petrolio lucano, per il quale la Basilicata (grazie a una consueta legge nazionale anti-Sud) ottiene una miseria che fa ridere il mondo. Anzi la Regione Veneto si oppone e ne scippa pure un po’. Mobilitazione? Non pervenuta.
 Ora dovrebbe arrivare il metanodotto col gas dall’Arzebaijan, ma già sale il “no” di ambientalisti e sindaci. Più che sparare “no” a prescindere, si dovrebbe andare a capire se davvero può danneggiare il turismo. Se si può trattare su un altro approdo, anche se l’Enel ha già detto il suo “no” per lo spostamento a Cerano e la conversione della sua centrale da carbone a gas. E, se non dovessero prevalere ideologie o retoriche, si dovrebbe concordare un adeguatissimo compenso alla Puglia. Così funziona nel mondo, anche se il Salento è posto unico al mondo. E chiedendosi anche qui quanto il Sud si possa lamentare degli altri e quanto si debba lamentare di se stesso. Inerte.