Io,terrone di nome Terrone

Sabato 26 ottobre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Non deve avere tutte le rotelle a posto. Mica si può spiegare diversamente uno che non solo è un terrone della provincia di Salerno, ma si cognoma anche Terrone. E non basta. Da ingegnere va a fare una supplenza in una scuola di dove? Di Lecco, cuore della Lega Nord. Ovvio che, quando entra in classe dove già l’aspettavano iniettati di razzismo e dice come si chiama, i ragazzi si scompiscino dal ridere. E quando un moscone entra dalla finestra, riescono a spiaccicarlo sul muro al grido: “Crepa, terùn”. Una Waterloo, ma se l’era andata a cercare.
 PERSONAGGIO RACCONTATO DA ALDO FORBICE Questa, dell’ingegner Terrone, è la storia vera. Tanto vera e incredibile da averne tirato fuori un libro (appunto “Io, ingegner Terrone. Vita controcorrente di un imprenditore del Sud”, Log ed., pag. 141, euro 13,90) opera di Aldo Forbice, robusto terrone siciliano anch’egli, ancorché famoso giornalista e conduttore per 18 anni dello “Zapping” radiofonico.
 Ma il nostro ingegnere è uno tosto, benché soffra di coazione a ripetersi. Fatto è che, non volendo morire docente precario, e non sentendo aria propizia al Sud, va a bussare a una azienda di Oggiono, sempre nel Lecchese. Dove, appena si accorgono del cognome, gli rispondono papale papale, guardi che sul terrone possiamo chiudere un occhio, ma sul Terrone proprio no. Anzi gli consigliano: vada a farsi cambiare quel cognome.
 Il nostro emigrante ascolta pazientemente, sorrisi di compatimento e sfottò in dialetto compresi. Ma non ne può più quando cercano anche di svalutargli la laurea in ingegneria meccanica conseguita alla Federico II di Napoli: dovreste avere tutto l’onore. La madre piange quando glielo racconta. Mentre freddo lo accoglie e gelido lo congeda il pessimo prete locale dal quale cerca solidarietà cristiana. Santa Romana Chiesa è poi riabilitata da quel santo di card. Martini, che infila un indignato sermone pubblico a suo favore. Il disonore lumbard è completato quando, tempo dopo, torna con due amici sulle rive del manzoniano lago di Como e gli piomba addosso la polizia che li interroga e perquisisce come malavitosi, secondo il ributtante teorema lombrosiano: meridionali delinquenti nati.
 Roba da schiantare qualsiasi terrone, ma non Terrone. Che prima manda un mazzo di 501 rose a Bossi, fogna antimeridionale. Dal quale non riceve neanche una ricevuta di ritorno, ma ben gli sta visto che le rose erano bianche rosse e verdi come la bandiera (e una in più delle 500 che quel barivecchiano di Antonio Cassano favoleggiava di avere mandato a Michelle Hunziker). E dopo, quando la sua vita ha già avuto una svolta, va ad aprire una sede della sua azienda proprio nel cuore di Legnano, città sacra per le scempiaggini della Lega, e proprio nella piazza in cui campeggia la statua ad Alberto di Giussano, eroe dei medesimi leghisti. Questo Terrone va a caccia di guai.
 MAI PIU’ EMIGRANTI Sarà pure, ma come ogni terrone sa cosa sia la fatica, avendo dall’età di nove anni aiutato il padre all’officina o al distributore di benzina in quel di Mercato San Severino, studiando anche. Ci torna e fonda un’azienda specializzata nella sicurezza del lavoro (Sidelmed spa) che oggi è leader nazionale, fattura 2 milioni di euro l’anno, impiega una cinquantina fra ingegneri, architetti, periti e impiegati, ha aperto sedi a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Salerno, Avellino, Matera oltre che nella suddetta Legnano, e altre ne prepara (una a Bari) anche all’estero, lavorando con mezzo mondo. Io voglio che i nostri ragazzi non emigrino più, dice.
 Poeta, scrittore, editore, animatore culturale, l’ing. Francesco Terrone ha ora 52 anni, sposato con una bielorussa ex accompagnatrice turistica, una figlia. Buon sangue non mente, si potrebbe aggiungere di lui, visto che fra i suoi avi c’è tal don Luigi il Conquistador, comandante della Guardia borbonica nel 1700. Nessuna nostalgia passatista, per carità. Anche per un altro piccolo particolare: il cognome del nonno materno, Bergamo, uno dei ragazzi del ’99 che difesero l’Italia a Caporetto, quindi sangue veneto o lombardo, che magari avrebbe fatto capire tanto della vita a quei minchioni di Lecco.
 Un italiano vero, quindi, questo Terrone, altro che Nord e Sud. Ciò che la sua sapienza ha tanto compreso, che ovunque vada nel Belpaese raccoglie un po’ di terra che vuole sia sparsa tutta insieme sulla sua tomba quando sarà. Il più tardi possibile, avendoci egli mostrato cosa significhi essere uomini.