Politici del Sud all'inferno e ritorno

Venerdì 1 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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La scenetta è questa. Al termine di ogni di ogni dibattito sul Sud e sui suoi guai, si alza qualcuno a sibilare: eh, la colpa è tutta della nostra classe politica. E tu a ribattere, sì, ma chi l’ha eletta? La risposta è che ora non si può scegliere, anche se questa classe politica non era granché diversa quando si potevano esprimere le preferenze. Il bello è che quelli che sparano sulla classe politica, spesso sono gli stessi che alla classe politica vanno a bussare per ottenere favori o privilegi, dal sacrosanto posto di lavoro alla pensione di invalidità non spettante. La accusano ma se ne servono. Humphrey Bogart direbbe: è la politica, bellezza, e tu non puoi farci niente.
 Il logoro tema è tornato di attualità grazie al ministro della Coesione territoriale (in pratica del Sud), Trigilia. Il quale ha appunto detto papale papale che il Sud è stato rovinato dalle sue classi dirigenti. Non dovrebbe meravigliare, visto che sono gli stessi meridionali a pensarla così. Invece grande scandalo da parte della politica. A cominciare dal presidente pugliese Vendola, secondo cui se Trigilia ha voglia di insegnare qualcosa, torni a fare il professore ma non si metta a bacchettare dove è incompetente.
 C’è chi attribuisce i nervi scoperti alla polemica sull’utilizzo dei prossimi fondi europei, cento miliardi in sei anni. E si sa che Trigilia li vuole sottrarre alle Regioni visto il modo dannoso e improduttivo in cui avrebbero utilizzato i precedenti fondi (quando non sono stati addirittura non spesi e persi). Cento miliardi sono una cifra, con la quale si può fare molto per il Sud. Ma con la quale ci si può anche garantire molti voti del Sud. Ecco così irrompere la parola della vergogna: clientelismo. Cioè cattiva politica.
 Che ci sia, non lo dice solo Bogart. Tutto sta a vedere, come il grande attore aggiungeva nel film “L’ultima minaccia”, se non ci si può fare niente. Iniziando a capire perché c’è e come nasce. Con una domanda come premessa: sarebbe mai stato eletto al Sud un politico diverso? Uno che avesse respinto le buste con la richiesta di raccomandazioni da parte dei suoi sostenitori? Uno che non avesse trasformato il suo ufficio in ufficio di collocamento? Avrebbero detto: ma chi si crede. E quella carriera politica sarebbe finita lì.
 Perché questo è il modo in cui generalmente è stata selezionata la classe politica del Sud. Questi i politici che (altrettanto generalmente) sono andati avanti: quelli più capaci di assicurare qualcosa a ciascuno più che di assicurare lo sviluppo a tutti. Cioè i più deleteri ma anche i più suffragati. Una scala di valori alla cui testa era chi riusciva a portare nel suo paesello una sede delle Poste o un posto di bidello o di infermiere. Ma era una scelta libera da parte di elettori non meno cattivi dei loro eletti, o una necessità turandosi il naso?
 Tanto per capirci: il Sud è perdutamente malato di assistenza, o ne è condannato (con tutte le conseguenze sulla classe dirigente)? Qui si scomoda la storia. E quando irrompe la storia, va peggio che tra Alfano e la Santanchè: guerra. Con la nota polemica: il Sud era già più arretrato quando si è fatta l’Italia o lo è diventato dopo? Ciò che è certo è che, quand’anche fosse stato più arretrato, poco si è fatto per farlo crescere. Ma con un segreto: era ed è un serbatoio di voti per tutta l’Italia. Al Sud si vincono o perdono le elezioni. Ed è in genere un Sud moderato e governativo, mentre avrebbe potuto essere il più ribelle data la situazione. Ecco come si passa dallo sviluppo all’assistenza. Ecco il consenso in cambio, attraverso la rete dei deputati e degli amministratori locali, di corrispettivi vari, dalle opere pubbliche (utili o inutili, non conta) ai mitici posti fissi fino alle leggi speciali. Bromuro per evitare il peggio.
 Al Sud ha fatto comodo? Avrebbe potuto opporsi? Col sospetto che prima ti fanno crescere il divario, poi te ne attribuiscono la responsabilità, quindi ti fucilano la classe politica locale (comunque colpevole di connivenza o omissione, sia chiaro). Con l’eterna accusa, non solo nordista, su tutti i soldi che il Sud avrebbe ricevuto: qui la guerra è peggiore di quella fra interisti e juventini.
 Se le regioni del Sud hanno demeritato, i fondi europei li gestisca lo Stato, sperando bene. Certo non dovrebbero essere mai più usati per feste patronali o rassegne di film. Il fatto è che sorprende vedere davanti a certe scuole del Sud il cartello: “Col contributo dell’Europa”. Ma come, le scuole non dovrebbero essere costruite con i soldi dello Stato italiano come avviene nel resto del Paese? Nulla però sorprende più quando le Ferrovie propongono che anche la linea Bari-Napoli sia fatta coi fondi europei mentre l’alta velocità al Nord è stata fatta coi soldi dello Stato (comprese le tasse del Sud). E allora si ripropone la domanda: cattiva politica del Sud o cattiva politica contro il Sud?