Il disco rotto del ’ noi ’ e ’ loro ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Sembra un disco rotto. Al Nord ci sono i Comuni virtuosi, al Sud quelli che sprecano. E allora col federalismo del «fai-da-te» sistemiamo tutto, quei sindaci che dovranno dar conto ai loro cittadini diventeranno anch’essi virtuosi. Sarebbe da chiedere a questi pappagalli un elenco dei Comuni con le mani bucate. O parlano perché così hanno sentito dire?

È vero che se vai nelle città del Nord le vedi funzionare come le città meridionali per prime vorrebbero. Ma se lì possono pensare ai parchi, qui si deve pensare agli sfrattati. Facile far funzionare le cose dove si può pensare a vivere e non a sopravvivere.

E poi, bisognerebbe conoscere la storia prima che gli uni dicano a vanvera e gli altri se lo tengano come una vergogna. Il «noi» e «loro» non è nato oggi. È nato da quando l’Italia è cominciata, cioè da quando quel «noi» e «loro» non avrebbe dovuto più esserci, altrimenti era meglio rimanere come prima. Da che mondo è mondo, se si fa una unificazione, si tratta, si concorda, si vede cosa conservare o eliminare dell’uno e dell’altro. Si fa nelle famiglie, nelle aziende, negli Stati. In Italia, invece, si cambiò tutto al Sud, dagli impiegati pubblici, alle leggi, agli usi. E senza discuterne. E non deciso del nuovo parlamento dove anche il Sud fosse rappresentato, ma dai «piemontesi». E senza ascoltare chi suggeriva di andarci piano, di tener conto delle differenze, anzi di unire le differenze come una ricchezza.

Se federalismo doveva essere, doveva essere allora. Invece gli inviati che da Torino scendevano al Sud per descriverlo, condannavano senza capire. Di un’Africa di selvaggi, parlavano. Di due civiltà addirittura, poi di due razze. Magari perché al Sud si mangiavano molti maccheroni. E non erano passati che pochi anni dalle camicie rosse e dalle fanfare del patriottismo, che già proponevano di separarsi dai «napoletani», non era possibile che «loro» rimanessero con «noi». E non era possibile che «noi» ricevessimo dallo Stato più di «loro», cosa allora ancora più falsa di oggi. Anzi si diceva che il Nord «paga» e il Sud «non paga». Tanto da chiedersi perché i garibaldini in quel 1860 non si fossero messi in ferie.

Quindi se un Bossi è spuntato solo meno di vent’anni fa, la gravidanza è durata quasi 150 anni, come se neanche la madre lo volesse. E si è distratta solo con le guerre. E col fascismo, nordico fino al punto che il signor Mussolini faceva sostituire ovunque le piante mediterranee con pini e abeti. Così il federalismo, che avrebbe salvaguardato il Sud dopo la conquista, gli viene imposto oggi che lo danneggia. Perché nel frattempo il «noi» e «loro» si è incrudelito in un divario economico che allora non c’era. Mentre «loro» si lamentano perché «noi» avremmo meridionalizzato l’Italia, visto che anche nell’unitario e civilissimo Piemonte (ma consegnato alla Lega separatista) si mangia la pizza.


E non gli va bene neanche l’emigrazione, che ha unito l’Italia più di Garibaldi. Anzi i sudisti non sarebbero dovuti partire nemmeno «per terre assai lontane». E quelli che lo fecero non furono disperati a caccia di un futuro, ma traditori del meraviglioso Paese disunito che si stava costruendo. E furbi. Fino a chi si preoccupava per l’immagine dell’Italia all’estero deturpata dall’emigrazione di «torme di pezzenti sudici». Magari erano preoccupati dal successo di molti di questi «sudici» altrove, avessero dimostrato di non avere «crani spiccatamente dolicocefali» (da inferiori e delinquenti nati) come si diceva in patria.

Per tutto questo il federalismo non è una forma diversa di organizzazione dello Stato, ma il coronamento del sogno di un’Italia divisa cominciato il giorno stesso dell’Italia unita. Insomma il Sud serviva, ma mantenendo le distanze. Mai mischiando «noi» e «loro». Ovviamente nell’economia, cioè nei sacri soldi. Perché poi il Paese può essere molto più unito di quanto dica la sola pizza. Unito dal turismo, dal servizio militare, dalla televisione, dallo sport, dai jeans, dai consumi, dal cinema, dai vizi, dalle virtù. Unito anche dalle mafie, che al Nord hanno fatto crescere senza chiedersi da dove provenissero tanti denari, tranne accusare il Sud di omertà e fargli la lezione. Non vogliono ora gli insegnanti meridionali al Nord, ma appena sistemano qualche disoccupato, figurati se vorranno fare loro gli insegnanti.

Diciamo che se «loro» si potessero tenere tutti i soldi, con un federalismo che lo sancisse, «noi» potremmo anche essere sopportati. Ma essenziale è sapere, con l’aiuto della storia, che sono false le basi su cui si sostiene ora come lo erano false allora: da ciò che il Nord darebbe al Sud, a ciò che lo Stato spenderebbe più al Sud che al Nord. Ma la storia ha smesso da tempo di essere maestra di vita. Altrimenti non si capirebbe perché questi 150 anni da festeggiare vedano sempre e ancòra «loro» contro «noi».

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 7 Gennaio 2011