’ Che bella giornata ’ : a Bin Laden si offrono anche le cozze

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Checco Zalone che dà un calatone (schiaffo dietro al collo) al Papa, è proprio da impertinenti. Anche se Joseph è amico suo. Ma da uno come il comico di Capurso c’è da aspettarsi di tutto. Se poi ci aggiungi un regista e autore come il barese Gennaro Nunziante, allora non si salva nessuno: presi per i fondelli (con leggerezza di critica sociale) Guardia di finanza, Forestale, Chiesa, esercito, politici, terroristi arabi. Tutti trattati a pesci in faccia da questo terrone imbranato cronico che appena si muove combina un casino. Specie se fa ciò che di questi tempi mai avrebbe dovuto: l’addetto alla sicurezza, ossessione del mondo. Figuriamoci in mano a lui.

Sarà come sarà, avviene che Checco, grazie ai fallimenti precedenti annullati da onnipotenti raccomandazioni, invece di andare a lavare i piatti arriva a «quello di cui ho sempre ambìto», facendo semischiattare un allarmatissimo colonnello dei carabinieri (Ivano Marescotti). Il don vescovo (Tullio Solenghi) gli affida il rabbrividente compito di difendere la Madonnina del duomo di Milano da un attentato di fanatici islamici. I quali gli mandano fra i piedi la bella Farah (la sorprendente magrebina Nabila Akkari), studentessa di architettura ma soprattutto esca per farlo andare di testa e fregarlo.

Ma con Checco non si sa mai. Da seduttrice, Farah finisce per essere, più che sedotta, impantanata dalla micidiale rete familiare del suo uomo. Passando temporaneamente dalle bombe alle bomboniere di un battesimo in quel di Alberobello, dove è «collassata» da un pranzo di festeggiamento che dura dalle 14 a mezzanotte. Con corredo del cantante (Caparezza) che vuol fare musica di culto e deraglia in quella da trenino. Con nonna Rosa che le sferruzza un maglione in un giorno. E col mortifero padre di lui (un esilarante Rocco Papaleo), militare in Libano, Iraq, Afganistan per non fare un tubo, guadagnare 6 mila euro al mese e pagarsi il mutuo. Ma soprattutto specializzato in devastanti tavolate a base di pesce, tanto da costringere Bin Laden a intimare al popolo arabo di non mangiare cozze crude.

Siccome le donne sono (con rispetto parlando) come il diavolo, Farah sopravvive a tutto. E non rinuncia, pur barcollando, al suo proposito terroristico, specie con un Checco il quale non capisce che il sacro couscous è roba da mangiare e lo butta alle papere del lago. E che per lei rimuove un preziosissimo quadro dal duomo, troppo per uno che lo avrebbe dovuto proteggere. Finisce col suo licenziamento. E un’esplosione, e non solo di risate.

Tutta materia in cui Checco sguazza fra squinternate battute, il solito linguaggio surreale, «iniziative senza previa avvisare», simpatia sconcertante. Per non dire delle sue canzoni. Più riuscita, ovviamente, la parte del ritorno a Sud, che funziona sempre meglio al cinema, e speriamo non solo lì. Facile prevedere per la premiata ditta Nunziante-Zalone e per la loro Che bella giornata lo stesso successo di Cado dalle nubi. Anzi di più. Perché il pubblico vuol ridere senza scadere nelle cinepanettonate. E li ama. Anche se, per quello svergognato di Checco, amore è quando ti diventa grosso. Il cuore.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 6 Gennaio 2011