Quei poveri italiani davanti alla tv

Sabato 2 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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I più disperati sono quelli che davanti alla tv cercano di capirci qualcosa sulle nuove tasse per la casa. Straziati come penitenti, assorti come mistici, scelgono di proposito una cena fredda senza via vai di piatti e trambusto di posate. Nei più educati dei casi partono i “per favore ti stai zitto” a chi osa aprire bocca. Ma la maggior parte dei casi sono meno educati. Sempre più spesso c’è chi si alza imbufalito e corre al televisore nell’altra camera. Quasi sempre inforcano taccuino e penna per prendere appunti. Sono tesi come prima di un esame, seguono passo passo e s’incazzano di brutto se i partecipanti alla trasmissione interrompono chi sta parlando, perché basta una parola persa a far scendere il buio.
 CHI CI CAPISCE E’ BRAVO Sono gli italiani sull’orlo di una crisi di nervi di fronte all’Ici-Imu-Tarsu-Tares-Trise-Tari-Tasi. Quelli che si affidano ai talk show, i dibattiti cosiddetti di approfondimento, per sapere di che morte devono morire. Quelli che non hanno mai saputo cosa sia una rendita catastale ma ora affogano fra piantine e manuali di urbanistica. Quelli che credevano che una prima casa fosse la casa in cui abitano ma che sono finiti dallo psicoterapeuta quando gli hanno detto che non è detto che sia così. Quelli che hanno perso il sonno da quando hanno sentito per la prima volta parlare di addizionale parte servizi, di aliquote progressive e regressive, di imposta municipale unica.
 Gli italiani sull’orlo di una crisi di nervi sono quelli che non sanno più cosa sia il centro e cosa la periferia. Quelli che non sanno più se casa vuota è anche quella con quattro mobili dell’Ikea. Quelli che credevano di vivere in un’abitazione popolare e scoprono che è di lusso. Quelli che non sanno più se i figli è meglio tenerli a carico o no. Quelli che non immaginavano che la villetta comprata con la liquidazione sarebbe stata la sentenza di morte della loro vita. Quelli che non immaginavano che le mele hanno troppa buccia e per pagare meno per la spazzatura è meglio il loto che non ne ha.
 Solo le pensioni avevano provocato finora una psicosi di massa simile. Quando gli italiani sono stati travolti da termini minacciosi come blocco dell’indicizzazione. Quando si sono visto comparire il contributo di solidarietà. Quando hanno iniziato a chiedersi se la loro pensione fosse fra quelle eccedenti cinque volte il minimo. Quando si sono fiondati sul vocabolario per accertare se sgravio sia una parola buona o no. Quando hanno temuto all’improvviso di avere una pensione d’oro senza essersene mai accorti. Quando si sono resi conto che contributivo e retributivo fanno solo rima. Quando si sono sentiti dire che bisogna pagare un prezzo all’emergenza e hanno preso a nascondersi come si fa a scuola per non essere interrogati. Quando non sono stati più sicuri che le ipotesi di vantaggio fiscale annuo per i lavoratori non fossero una fregatura.
 CHE FINE FAREMO? Gli italiani sull’orlo di una crisi di nervi sono quelli che cercano di accorgersi in tempo della direzione che prende il famoso cocomero. E per questo si affidano alla tv, un magnetismo tale che è guardato con sospetto chi riesce nell’immane impresa di dirottarsi su un film di Sky schivando tutti i sopradetti dibattiti di approfondimento. Dove gli esperti sono schierati secondo l’area di appartenenza, perché ci sono anche esperti di sinistra e di destra, non si è esperti e basta. Come se, per dire, sulla lingua italiana ci fosse un esperto di maggioranza e uno di minoranza dell’Accademia della Crusca.
 Il problema è che quando sono lì tutti colmi di speranza, quando finalmente stanno per comprendere se riordino delle agevolazioni fiscali e detrazioni da cancellare siano la stessa cosa, ecco il solito agguato. Ecco lo studio tv ricascare nell’ossessione della decadenza di Berlusconi, della legge Severino retroattiva anzi no, dei lealisti contro scissionisti, Renzi contro Cuperlo, Monti contro Casini, Grillo contro Napolitano. E quando qualcuno dice, basta e parliamo del Paese reale, e uno si aspetta di sapere come arrivare alla quarta settimana del mese, ecco partire la tiritela Tav o no Tav, patrimoniale o no patrimoniale, elezioni o no elezioni, larghe intese o larghe contese. Santo sùbito chi per primo riuscirà a pensare anche a chi accende la tv. A chi, come si dice dalle nostre parti, invece di avere grazia ha giustizia. Ma dalle nostre parti di dice anche che l’acqua che non piove in cielo sta.