Un padre a caccia dell'Orco che gli ha rubato le due bambine

Lunedì 11 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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PRISONERS – di Denis Villeneuve. Interpreti: Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Melissa Leo, Maria Bello. Drammatico, Usa, 2013. Durata: 2h 25 minuti.
 
 Quando un film ti inchioda alla poltrona per circa due ore e mezza, deve essere un gran film o devi essere un masochista. Qui andiamo di sicuro per il gran film, una cupa atmosfera in cui i protagonisti sono tutti “Prisoners”, prigionieri di se stessi. Prigionieri delle proprie ossessioni, dei propri incubi, dei propri fantasmi, dei propri demoni. Un allucinato scenario nel quale il rapimento di due bambine nel giorno sacro americano del Ringraziamento scatena pulsioni infernali, la paura ancestrale del nemico oscuro, dell’ombra che ti colpisce nel tepore della casa e nella intimità degli affetti. E l’abisso della vendetta. Finendo per non distinguere più fra buoni e cattivi, nella straziante e straziata violenza che prende e perde tutti.
 Prende e perde soprattutto il padre di uno delle due, uno straordinario Hugh Jackman in odore di Oscar. Il cui dolore gli fa smarrire ogni freno, fra pianti, preghiere disperate, sensi di colpa e l’abiura del Dio che ha consentito tutto questo. Così, quando si convince che il rapitore sia un giovane disturbato dei dintorni, decide di farsi giustizia da solo per farlo confessare e lo tortura con una crudeltà troppo efferata per non colpire allo stomaco lo spettatore. Vuole fare prima di chi si occupa del caso, un detective frustrato che va in altra direzione (il non meno bravo Jake Gyllenhaal, non meno anch’egli da Oscar). E col quale scambia accuse di follia e impotenza.
 Pur avendo la trama di altri classici del genere, magari prefigurando il finale (che naturalmente non riveliamo), la suspense è in ogni momento altissima, sia pure con un intreccio non sempre lineare. In scena è la distruzione e l’autodistruzione dei protagonisti. Con interrogativi etici sul limite davanti al quale anche la meno ingiustificata cattiveria si debba fermare. Che è poi l’interrogativo che investe non solo le persone ma anche le nazioni nel conflitto fra ragione e brutalità delle guerre.
 Il regista canadese Denis Villeneuve tiene l’intenso thriller sempre saldamente in mano, aiutato dalla magistrale luce fredda e plumbea di Roger Deakins che rende alla perfezione sia la neve ghiacciata e la pioggia fradicia dei luoghi, sia il gelo che si insinua nelle anime. Un film che è anche malessere: cosa avremmo fatto noi, di fronte all’Orco che si porta due figlie? Ed è possibile che il male sgretoli tutto, a cominciare dalla umanità e dalla fede?