Cara Chiesa, io ti rispondo

Sabato 16 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Siccome il papa me lo chiede, io gli rispondo. Non sono un raccomandato, ma uno dei miliardi di fedeli cui fa 38 domande, proprio quella chiesa infallibile che finora non aveva nulla da chiedere ma solo da dire, anzi da ordinare e bacchettare. Questo papa Francesco è però così strano che qualche cattolico col sopracciglio alzato lo sospetta di non essere sufficientemente cattolico. Ma il buon Dio ci guardi e liberi dai fanatici, dovessero un giorno contestare anche Lui.
 LE 38 DOMANDE Sono sul sito della Santa Sede. Anzi chiedetele al vostro parroco, anche per vedere se qualcuno fa finta di niente. Riguardano contraccezione, coppie di fatto (etero e gay), divorziati risposati. E’ un questionario in vista del Sinodo sulla famiglia dell’ottobre 2014. Che l’iniziativa sia rischiosa, se ne rendono conto anche lassù: e se rispondono solo i più scomunicati? Né le risposte del sottoscritto debbono esser d’esempio per nessuno, ciascuno se ne vada all’inferno con le gambe sue. Le domande si possono così sintetizzare.
 Domanda 1: che ne pensa delle unioni fra persone dello stesso sesso equiparate al matrimonio e dell’attenzione pastorale da avere nei confronti delle coppie gay e dei bambini adottati?
 Risposta 1: riguardo ai gay, il papa si è già risposto da solo. Nessuno ha il diritto di mettere fuori dalla chiesa nessuno. E’ finito il tempo dei roghi, che hanno fatto più danni alla chiesa che alle presunte streghe e ai presunti eretici. E non bisogna dimenticare che le discriminazioni in nome di un Dio che non può reagire hanno armato la mano dei peggiori nemici di Dio che si piccavano di parlare in nome di Dio. Quanto ai matrimoni fra gay, interessa poco cosa ne penso io, e cioè che insistere sulla parola matrimonio (e sui riti annessi) è una forzatura che rischia di allontanare leggi sacrosante che riconoscano diritti e doveri di tali coppie. E sono fuori di testa le scuole che vogliono far firmare le giustificazioni per le assenze al “genitore 1” e “genitore 2” per non dire padre e madre. Ritengo infine che i bambini abbiano bisogno di una faccia femminile. E che non è uno scherzo casuale della natura che a tenerli nella pancia siano le donne.
 Domanda 2: lo snellimento delle procedure per la nullità matrimoniale può contribuire a risolvere il problema del non accesso ai sacramenti per i divorziati risposati?
 Risposta 2: domanda complicata solo per l’italianese in cui è fatta. Se la chiesa perdona anche gli assassini, non vedo perché si dovrebbe incaponire coi divorziati risposati. Magari li dovrebbe condannare perché recidivi, non gli basta una volta. Un buon cristiano risposato non si è però risposato per mettersi fuori dalla chiesa, ma perché così è andata. E forse ha bisogno più degli altri dei sacramenti che lo tengano dentro la chiesa, se li chiede (a cominciare dalla comunione) non lo fa per finire sui giornali ma per far scendere su di lui la misericordia dovuta anche al più disgraziato degli umani.
PRESERVATIVO E DINTORNI Domanda 3: quale atteggiamento pastorale tenere verso la contraccezione?
 Risposta 3: credo che continuare a predicare che il sesso debba servire solo a fare figli sia il sistema rapido per ammazzare il sesso e non avere figli. E per scristianizzare la terra, far andare la chiesa da una parte e il suo gregge dall’altro. La cosiddetta dispersione del seme è una mezza cretinata. Credo che nessuno si privi dei figli se ci sono le condizioni perché la casa si riempia della loro gioia. La chiesa dovrebbe evitare di occuparsi della vita solo alla nascita (fecondazione assistita) o alla morte (eutanasia) e non anche in vita. Le chiedo più pietà e carità e meno crocifissioni.
 Domanda 4: cosa dire delle convivenze “ad experimentum”, cioè delle unioni prematrimoniali per verificare la compatibilità dei fidanzati?
 Risposta 4: meglio verificare prima che dopo. Tanto più quanto i matrimoni sono in crisi, spesso non per superficialità o egoismo o per incapacità di sacrificarsi, quanto per errori fatti quando si poteva ancòra rimediare. Anzi convivere può essere una prova di civiltà, non una scelta di viltà.
 Non so se queste mie risposte abbiano accelerato la mia condanna al fuoco eterno. Ho risposto perché mi è stato chiesto. E ho risposto da peccatore credente il quale ha sentito spesso la chiesa lontana da lui e viceversa. Non perché la chiesa si debba a tutti i costi adeguare al mondo, ma perché non faccia come se fosse in un altro mondo.