Alzare la voce rimboccarsi le maniche

Venerd́ 22 novembre 2013 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La solita storia. La colpa è di noi meridionali, si sente dire dai meridionali ogni volta che si riparla dei mali del Sud. Così ora con la tragedia della Terra dei Fuochi in Campania. Avvelenata per decenni dai rifiuti tossici seppelliti dalla camorra: ma la gente dove era? Possibile che nessuno si sia accorto dei camion che andavano e venivano, neanche la puzza hanno sentito? Quindi zitti e conniventi, di cosa si lamentano ora?

 Più o meno la stessa storia per l’Ilva di Taranto. Il quartiere Tamburi si arrossava di polvere mortale, si evitava di uscire sui balconi, le mamme non mandavano i bambini in strada, in tante famiglie ci si ammalava: e chi ha mai protestato prima che ci pensasse la magistratura? Perché facevano finta di niente e continuavano ad andare lì dentro a lavorare, a parte gli infortuni che di tanto in tanto si portavano qualcuno?

 Questo dicono di se stessi gli stessi meridionali. Meglio, lo dicono i meridionali lontani sia dalla Terra dei Fuochi sia dall’Ilva: basta seguire i social network in questi giorni, da Facebook a Twitter, per avere un’idea sia del dito puntato che dell’autoflagellazione. Come se cattivo meridionale fosse sempre chi subisce e buono chi pontifica standosene al sicuro.

 Per la verità è uno sport nazionale, questo Paese incapace di darsi una dignità. E di avere una società civile che non si limiti a considerare incivili gli altri. Ma per il Sud è peggio, il Sud è sempre figlio di un dio minore. Per principio brutto, sporco e cattivo, e per questo sotto tiro. Sud a prescindere. E Sud anche perché i meridionali hanno tanto assimilato le iniezioni di vergogna che tentano di scrollarsene accusandosi fra loro. Come topi in gabbia.

 Questo non vuol dire che il Sud non debba risolvere da se stesso i suoi problemi, che le colpe siano sempre del resto del mondo. Non andiamo a svegliare i censori che dormono. Vuol dire che non bisogna neanche parlare sempre per pregiudizio. O, peggio, per autopregiudizio. Sia nella Terra dei Fuochi sia a Taranto da tempo le associazioni, i comitati, i gruppi, il volontariato denunciavano ciò che era scomodo per tutti vedere. Denunciavano inascoltati, questi rompiscatole, i soliti estremisti apocalittici. E nel fastidio stizzito verso di loro, i camion della camorra continuavano ad andare su e giù, e i veleni dell’Ilva ad ammazzare Taranto. Magari una società civile appena organizzata, ma una società civile che c’era.

 Nel frattempo, cosa faceva lo Stato? Nella Terra dei Fuochi (come nel resto del Sud massacrato dalle mafie) non dava alle forze dell’ordine e alla magistratura i mezzi necessari per combattere la camorra, nonostante ultimi incoraggianti successi. Insomma lasciava sola la gente. E a Taranto è sospettato di aver accomodato i parametri dell’inquinamento per far andare avanti i Riva. Anche qui gente lasciata sola davanti alla agghiacciante alternativa lavoro o salute.

 Si poteva chiedere di più alla famosa società civile? E’ come quando si chiedono eroismi contro il pizzo della criminalità: denuncia. Ma nessuno è obbligato a essere eroe. E anche qui non si può lasciare la gente sola di fronte alla non meno agghiacciante alternativa di pagare o rischiare la vita. Il coraggio lo si costruisce insieme, altrimenti è coraggio che finisce sui giornali ma lascia le cose come stanno. Si fa presto a dire omertà standosene in comodi salotti. Benché la viltà si combatta anche a colpi di esempi individuali. E mentre, bisogna dirlo, ci sono Confindustrie e Comuni che ancòra non scendono in campo (come in Puglia).

  Lasciamo stare chi afferma che non molto di più ci si può aspettare da un Paese nato con un patto costitutivo fra Stato e Mafie, quello che contribuì a spianare la strada a Garibaldi e quello che la spianò agli Alleati nella liberazione dal nazismo. Ma non meraviglia che, sulla Terra dei Fuochi, non un solo giornale del Nord abbia scritto che quei rifiuti della morte provenivano tutti da industrie del Nord. E che la lunga incontrastata devastazione dell’ex Campania felix è stata frutto della triangolazione fra Poteri forti del Nord (industria), Stato (che non interveniva), camorra (che eseguiva). Altrimenti, è ovvio, la colpa è della gente che non vedeva i camion.

 Non meno ovvio è che, quando si dice Stato, si dica politica. E si ritorni al vero punto dolente. Né gli elettori possono prendersela sempre con i loro eletti: chi li ha eletti? Eh. Nel frattempo i meridionali non dovrebbero sprecare le loro bellissime energie, dovrebbero mettersi insieme ovunque possibile, fare massa critica. Ogni buca nell’asfalto dovrebbe veder sorgere un Movimento per la liberazione dalla buca. Così come ogni Terra dei Fuochi e ogni Ilva. E poi dovrebbero rimboccarsi le maniche e non aspettare sempre tutto dal cielo. Ma evitando di battersi il petto fra loro facendo così il gioco di chi gli cancella la vita oggi e il futuro domani.