Ma non sparate sul sig. Potente

Sabato 23 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Mettiamocelo in testa, il potente non è come noi. Anzitutto la faccia. La faccia del potente è sempre sorridente di sorriso plastificato per dire: chi sei tu? Anche quando ti guarda, il potente è diverso, ti guarda di traverso come un re Maya che faceva accecare chi osava incrociare lo sguardo col suo. Neanche il profumo del potente è come quello nostro, dà di arrogans. Il potente ha quasi sempre l’abito doppiopetto col fazzolettino di fuori e un distintivo all’occhiello. Il potente non dà la mano intera ma solo le falangine dovessimo mischiare le razze. E il potente non cammina mai da solo, ha sempre uno al fianco ma se è potente potente lo seguono in due o tre che si danno un tono da parapotenti anche loro.
 ESSERI SUPERIORI Il potente ha minimo un 5mila di cilindrata a disposizione e quando sale parte con una sgommata perché il potente ha sempre fretta e in ogni caso deve partire da potente. Sulla macchina c’è un faro blu tanto per capirci. Nella macchina il potente legge un paccazzo di giornali, almeno così pare se riesci a vederlo perché ci sono i vetri neri che neanche il papa li ha. Ma li legge per poco perché il potente si annoia alla cultura e sta sempre attaccato al cellulare dove lo intercettano perché prima o poi s’accorgono come è diventato potente e come lo resta. 
 Soprattutto il potente non si nutre come gli altri, ha i suoi auto-obblighi. Ristorante da 150 euro a cranio. Escluso il vino che costa 200 euro a bottiglia e le fettuccine al caviale 180. Entra con l’aria del fusto del Pretorio, davanti a lui la porta si apre da sola. Poi ha almeno tre camerieri e il proprietario che prende direttamente lui la prenotazione anzi non la prende, porta. Anche quando mangia, mantiene giustamente l’assetto del potente impizzato come un mammasantissima e non meno giustamente si ficca l’unghia nel dente e il mignolo nell’orecchio. Il potente parla ad alta voce e tutti ridono alle sue battute specie se cachetiche. E quando se ne va, butta il tovagliolo sul tavolo. Qualche volta è stato visto scrollarsi il pacco, e non solo all’uscita dal bagno come tutti i mortali contemporanei kafonal.
 Quando invitava i potenti come lui a cena, un potente come Ligresti faceva trovare sempre le aragoste che costano 100 euro a pezzo e fanno potenza anche se a masticarle sono come la cingomma. Ma cosa gliene importava a Ligresti, tanto lo accusano di aver nascosto un buco di un 600 miliardi per fregare gli azionisti che continuavano a dargli soldi. E la figlia conosceva la ministra Cancellieri che è una umanitaria soprattutto con gli amici suoi e l’ha fatta uscire dal carcere perché rischiava di morire se non fosse tornata sùbito a fare shopping.
 L’ITALIA DEI LADRI Perché i potenti si trattano solo fra loro, si scambiano favori, privilegi, complicità, turbative d’asta, falsi in bilancio. E nella partita di giro anche il potente più abbattuto non deve temere il declassamento, non deve andare in depressione perché giustamente c’è sempre una presidenza, un consiglio di amministrazione, una consulenza, una fuoruscita miliardaria anche se sono cretini e hanno fatto solo casini, anzi più li fanno meglio è. Il fatto è che il potente in fondo è un po’ vittima perché in genere non riesce a distinguere fra soldi pubblici e soldi propri, di tanto in tanto lo aiutano con un po’ di carcere o di domiciliari ma non è che può continuare questa persecuzione.
 Metti le Regioni, più della metà inseguite da una magistratura davvero poco umanitaria che non se ne può più fra peculato, corruzione, concussione, mazzette. E che non capisce che non è che lo facciano apposta a spendere i soldi pubblici, quelli delle tasse dei cittadini lamentosi, chessò, per i propri regali di nozze, mazze da golf, videogiochi, pneumatici antineve, un ciclo di massaggi, vacanze alle Maldive, motorino alla figlia, champagne perché ho gente in villa e non posso fare figura da impotente. La magistratura non capisce che rimanere potenti è un costo, prima o poi bisogna rendersene conto. E anche quando chiedono le tangenti, non è che un livello di vita da potenti si mantiene così. Poi dice che è un vero arrembaggio ovunque ci sia denaro liquido, e pubblico, da arraffare: sfido io.
 Se continua in questo modo, bisognerà innalzare un monumento alla Fatica della Disonestà. Incompresa, bistrattata, vilipesa. Un monumento al Potente Ignoto, vittima di chi non vorrebbe vivere in un Paese in cui il più onesto si dovrebbe fare l’ergastolo.