Gli jettatori anti-jogging

Sabato 30 novembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Cari colleghi amanti dello jogging, quando andiamo a correre portiamoci un bel cornetto superaccessoriato addosso. Perché c’è in giro aria amara di jettatori che schiattano d’invidia per noi. E che essendo destinati a esalare prematuri per colesterolo o ciccia debordante, sono capaci di tutto per iniettarci i loro rantoli e la loro agonia permanente. Insieme alla rabbiosa invidia per la differenza di stile ed eleganza, loro ippopotami ballonzolanti, noi snelli e scattanti come cerbiatti.
 CADAVERI AMBULANTI E’ una urgente chiamata agli scongiuri dopo la diffusione di cifre su cui hanno osato anche fare gli spiritosi. Secondo una ricerca in 28 Paesi, i ragazzi di oggi hanno perso velocità rispetto a quella dei loro genitori quando avevano la stessa età. Una involuzione della specie per pigrizia, vita sedentaria, sovrappeso, obesità. Ragazzi più bravi a smanettare sul telefonino che a farsi mezzora a piedi, più capaci di giocare a tennis sulla playstation che di prendere una racchetta in mano, più portati a ingozzarsi di pop corn al cinema che a tentare un paio di flessioni, più abituati a farsi le notti tombati in discoteca che a respirare il verde mattutino di un parco.
 Ma gli jettatori verso noi stupendi sportivi sono certi impotenti più attempati che dovrebbero accendere un’intera partita di ceri a san Nicola per non stare già nella cassa. Così un tipo come il giornalista Vittorio Feltri, uno che non metterebbe due passi per non far spostare di un millimetro la cravatta, commentando quei dati fa un pubblico elogio alla poltronaggine e aggiunge: morirò, ma non da sudato. E si capisce, non una sola goccia di sudore si comprometterebbe mai con un damerino più attento all’onda del capello che ai rotolini ai fianchi. Feltri aggiunge che non imiterebbe mai quei “deficienti paonazzi” in tuta che si incontrano ogni tre minuti sui marciapiedi, non andrebbe mai in piscina perché umidissima e dannosa, vorrebbe vedere fulminati i ciclisti amatoriali che farebbero di tutto per farsi asfaltare dalle auto. Arruola infine a suo favore l’Andreotti arrognato oltre i novanta e fiero di aver assistito alle esequie di tutti gli amici sportivi.
 Ma quello da cui difendersi con doppia dosi di cornetti è il tristemente noto Alberto Selvaggi, che ogni settimana con la sua penna biforcuta schizza geloso veleno sulla “Gazzetta” contro tutti quelli che non potrà mai imitare. Compresi appunto noi col fisico che ci permette di tutto contrariamente a lui: anzitutto essere presentabili. Così questo miracolato dalla pietà per i derelitti irride ai podisti-zombie sul lungomare di Bari, ai nonnetti-runner sui 70 che arrancherebbero come carcasse che si disfano, ai maledetti che con la loro cintura reggi-prostata ansimerebbero come sul letto dell’estrema unzione.
 NOI BELLISSIMI Ovvio che Selvaggi sia uno che non avrebbe fatto cento metri neanche se fosse nato con le rotelle come un carruccio. Una volta restò chiuso due settimane in casa perché non funzionava l’ascensore (e lo estrasse la Protezione civile), per andare da una scrivania all’altra fa l’autostop, per alzare un braccio ha bisogno della bombola d’ossigeno. Egli è uno che considera il massimo dell’esercizio possibile allacciarsi una scarpa, che butta un paio di occhiali ogni mezza giornata per risparmiarsi lo sforzo immane di pulirli, che al risveglio la mattina apre un solo occhio per non stressarsi. E ovvio che per coronare il sogno di imitare i presunti podisti-zombie dovrebbe almeno fare la fatica di andare (in ambulanza) a raccomandarsi a padre Pio.
 Questo è il rottamune che osa discettare su noi meravigliosi amanti dello jogging. Noi, secondo loro, vorremmo mantenerci “giovinetti al piffero”, per loro arriverebbe sùbito il 118 se solo nel piffero tentassero di soffiare. Uno di loro una volta svenne quando gli dissi che avevo fatto la maratona di New York: svenne lui. E un altro simil Feltri o Selvaggi una volta rischiai di investirlo perché mi cadde ai piedi schiantato dalla discesa da un marciapiede di venti centimetri. Hanno inventato pillole per non sottoporli all’usura della masticazione, si sono fatti disegnare addosso gli abiti per non affaticarsi a cambiarsi, non si sa se il sesso una volta all’anno sia per loro un rischio di coma. Avrebbero fatto meglio a non imbarcarsi su questo tema. Un po’ per evitare il ridicolo, molto più per evitarsi lo shock di guardarsi allo specchio e di scoprire cosa vuol dire fare pena.