Ma dove vai se questo mezzogiorno non lo sai?

Venerdý 6 dicembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Certo, fa piacere sentir parlare della Puglia eccellente in tv. Specie in una trasmissione (Report) che normalmente non fa sconti a nessuna magagna d’Italia. Puglia a nome di tutto il Sud che resiste. Meraviglia piuttosto la meraviglia di chi non la conosce e, più del compianto ciclista Bartali, pensa che sia tutto da buttare. A furia di fare così, davvero si rischia il deserto mentre attorno ronzano gli esempi silenziosi e faticosi e tenaci del Sud che nonostante tutto dimostra che anche qui si può. “Yes I can”, sì io posso, parola d’ordine, ottimismo della volontà che portò alla elezione di Obama in America.
 Quella di Report è la Puglia eccellente che da Monopoli provvede alla sicurezza di tutti i treni e di tutte le ferrovie del mondo. E’ la Puglia eccellente che nella stessa Monopoli fabbrica l’aereo superleggero più veloce dei cieli. E’ la Puglia eccellente che da Modugno è partita per Marte alla caccia dei favoleggiati marziani. E’ la Puglia eccellente di Bari che inventa macchine e robot per consentire alle altre industrie di funzionare. E’ la Puglia eccellente in cui scuole professionali sfornano studenti tanto già pronti e preparati da poter essere inseriti nelle aziende già da studenti. Ma c’è anche la Puglia eccellente che in queste settimane da Martina Franca inonda i giornali della pubblicità della sua moda.
 E non è finita. In questa stessa Puglia il distretto della meccatronica (meccanica più elettronica) è in testa alla classifica italiana del settore. Puglia al decimo posto in Italia fra le regioni più creative per invenzioni, all’ottavo per l’importanza dei suoi marchi. Mentre un portale Internet nato in un sottano di Bari ora assume madrelingua inglesi e tedeschi per diffondere all’estero consulenza tecnica per l’edilizia. E una nuova tecnologia per il fotovoltaico fabbrica pannelli che riducono come mai prima le perdite di energia. Qui si costruirà il velivolo del futuro per il trasporto regionale mentre si contribuisce da tempo a quello più avveniristico di sempre. Qui nasceranno le pale eoliche più grandi mai viste.
 E ancòra. In Puglia operano più di 80 stabilimenti di 55 grandi gruppi nazionali ed esteri. Insieme a loro, una ventina di affermati nomi medio-grandi locali. Con un valore aggiunto, una ricchezza prodotta superiore a quello di Croazia, Slovenia, Bulgaria. E intanto l’agricoltura è prima in Italia per numero di aziende (magari sarebbe meglio se cominciassero a mettersi un po’ insieme). Con la celebrata enogastronomia che non esibisce in vetrina solo olio e vino. E il turismo che ne ha fatto l’anno scorso la più ambita meta nazionale. E Lecce candidata a capitale europea della cultura (insieme a Matera).
 Ha ragione uno studioso appassionato e combattivo come il prof. Federico Pirro a ricordare ciò che troppo spesso sfugge. In una crisi, sia chiaro, che ha fatto perdere l’anno scorso 120mila posti di lavoro, mica si stanno spacciando chiacchiere a buon mercato. In zone industriali come quella di Bari che gridano vendetta per l’abbandono in cui sono lasciate. Con treni talmente antiquati da condannare la regione (come il resto del Sud) al binario morto. Con le università penalizzate dallo Stato per la semplice colpa di avere studenti meno abbienti: fai pagare meno tasse, non incassi a sufficienza quindi invece di premiarti ti do meno fondi e ti faccio stare sempre peggio. Con la pur censurabile sanità a corto di mezzi perché se ne danno di più al Nord che ha più anziani e non al Sud che ha più poveri che non possono pagarsi le cure. E con i ragazzi che rinunciano ad andare a studiare fuori anche perché nemmeno fuori è più l’età dell’oro.
 Puglia eccellente nonostante tutto questo. E Puglia parte di un Sud altrettanto  eccellente nonostante il pervicace “nonsipuotismo” di molti, il ben poco eccellente “non si può” preconcetto di fronte a ogni proposta o a ogni barbaglio di attivismo. Nonostante il fatalismo, il perditismo, lo sconfittismo, il dolorismo di chi si adagia sulle colpe (grandissime) della storia e su quelle degli altri (non minori delle proprie) per aspettarsi tutto dalla provvidenza. Nonostante una classe politica e dirigente troppo spesso più clientelare e insaziabile che capace di lavorare per la crescita di tutti. Nonostante i fondi europei non spesi, benché nessuno in Italia possa lanciare la prima pietra ma meno che mai può farlo il Sud che ne ha più bisogno. E benché la storia si faccia proprio con tutti i “nonostante” possibili più che con i “se” e i “ma”.
 E’ bene farsene ogni tanto una ripassata per evitare di annegare in una valle di lacrime. Per evitare che il Sud muoia tanto di disattenzione altrui che di alibi propri. E per rispondere ai giovani che si chiedono e chiedono quali prospettive ci sono per loro: non vivete certo nel migliore dei mondi possibili, ma la prospettiva di questo mondo siete voi.