Giochino per capire l'Italia e il Sud

Venerdì 20 dicembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Facciamo un giochino, anche se non è aria. Il Club dell’Economia (associazione di studenti, laureandi e dottorandi) ha fatto un’indagine per capire quali sono i “Fattori positivi per il Made in Italy”. E questo tenendo conto che ormai, quando si vende un salotto o un prosciutto, non si vende solo un salotto o un prosciutto, ma anche i territori da cui provengono, l’emozione che suscitano sapendo che vengono dall’Italia. Così anche se si deve fare un investimento da noi. O se devono venirci turisti. Il giochino è questo: vediamo la classifica, di questi fattori, cercando di capire come e quanto funzionano anche per il Sud.
 Uno. Anzitutto “Possediamo un patrimonio culturale di richiamo globale”. Almeno il cinquanta per cento di beni artistici e storici del pianeta, quelli che ci circondano e ci fanno vivere nella bellezza. In buona parte al Sud (anche se al Sud crolla pezzo su pezzo Pompei).
Due. “Il brand Italy è riconosciuto nel mondo come stile di vita e sinonimo di gusto e qualità”. Siamo amati alla follia nel mondo tanto quanto criticati per la nostra politica che nessuno capisce e tanto quanto condannati all’istinto di farci danni da soli. E il Sud è il posto del ritorno a un senso di una vita altrove senza senso, il posto in cui andare almeno una volta come i pellegrini verso la Terrasanta o gli islamici verso la Mecca. Anche se il Sud non capisce che questa capacità di accoglienza è una fra le virtù da esaltare non fra i difetti da nascondere.
Tre. “Restano solide le reti di solidarietà e di aiuto, volontarie e familiari”. E pensare che un sociologo americano a caccia di notorietà tacciò come amorale il familismo meridionale (per la verità prima che la famiglia Bossi ci facesse capire cosa significa davvero amorale).
 Quattro. “Abbiamo un tessuto imprenditoriale molto diffuso e nonostante tutto rimane un certo spirito di iniziativa individuale”. Nel 2013 è nato al Sud il maggior numero di nuove imprese, e di imprese anche al femminile, benché siano appunto soprattutto imprese individuali. E imprese incapaci di mettersi insieme per fare rete, diventare tutte più forti, altro che togliersi qualcosa a vicenda.
Cinque. “La nostra posizione geografica risulterà interessante mano a mano che si stabilizzeranno i Paesi mediterranei”. Anche se il Mediterraneo è ancòra oggi più lampi di guerra che campane di pace, è lì il futuro del mondo. Lì metà della popolazione ha meno di trent’anni, lì ci sono cinque Paesi fra i primi dieci della Terra per crescita, lì c’è il più grande serbatoio di materie prime, lì c’è l’arretratezza che vuole redimersi. E il Sud d’Italia è al centro di questo Mediterraneo, la punta più immediata d’Europa, l’interlocutore favorito.
 Sei. “Il nostro sistema sanitario (in gran parte del Paese) è di ottimo livello”. Perché è il più pubblico al mondo, quello più aperto a tutti. Con molte più inefficienze al Sud. Ma anche con molti meno mezzi al Sud, perché si privilegiano le regioni in cui ci sono più anziani (Centro Nord) non quelli in cui c’è meno ricchezza (Sud).
 Sette. “Siamo una media potenza tecnologica e la nostra industria resta competitiva”. E nonostante i timori (eccessivi) di deserto industriale, si veda quanto monca sarebbe l’Italia se non ci fosse il Sud, dall’acciaio al petrolio, dagli autoveicoli agli aerei, dai componenti per i telefonini a quelli per i computer, dall’agroalimentare all’energia pulita.
 Otto. “Le famiglie sono altamente patrimonializzate”. Come dire che abbiamo un debito pubblico tanto alto quanto alto è il patrimonio privato. Col Sud solo un passo indietro, anche se a maggiore rischio povertà se l’Italia continuerà a dare il peggio di se stessa.
 Nove. “Restiamo un Paese di notevoli dimensioni e quindi un mercato attrattivo”. Siamo sempre fra le dieci maggiori potenze del mondo. E anche il Sud fa sempre parte del quindici per cento più sviluppato del mondo, anche se non sembra.
 Conclusione. Abbiamo tutto per non essere come ora siamo e per essere come potremmo. E lasciamo stare il “dalli ai politici” come se fossero di un altro pianeta. Siamo seduti, scoraggiati, sfiduciati tutti. E quanto al Sud, è Italia con qualche meno in più.
 C’è una ricerca dell’università Bocconi di Milano e di quella di Groningen: è l’insufficienza di infrastrutture e di servizi di trasporto la principale causa di scarsa attrattività del Sud. La principale. Ma guarda: treni, strade, aerei. Magari, i treni lungo l’Adriatico. Il Sud è Sud anzitutto perché è difficile andarci. Mettiamo che all’Expo 15 di Milano dalla Calabria giungano i Bronzi di Riace e dalla Puglia gli Ori di Taranto. E mettiamo che anche Milano sia servita da trasporti nella stessa situazione di quelli del Sud. Non solo pochi andrebbero a vedere Bronzi e Ori. Ma anche Milano sarebbe un po’ (o molto) meno Milano. Ci vuole assai a capire l’antifona?