Meno compiti più libri ( ! )

Sabato 28 dicembre 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Questa ministra Carrozza, se non ci fosse non bisognerebbe inventarla. E’ quella della Pubblica istruzione. Anzi è quella della tentata Pubblica distruzione delle università meridionali. Le quali, come si sa, non potranno sostituire i professori andati in pensione perché incassano poco. Ma incassano poco non perché gli studenti le snobbino, ma perché i loro studenti meno ricchi pagano tasse inferiori o ne sono esonerati perché appunto meno ricchi. Quindi andrebbero premiate, non affossate. Il fatto è che al Sud questi maledetti poveri se ne vorrebbero approfittare perché sono in tanti. Quindi niente nuovi professori, che andranno invece alle università già più ricche e privilegiate. Tutte al Centro Nord. La più beneficiata la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. E nessuno che si metta a ricordare che sua rettora fino a poco fa era proprio la Carrozza. Non si fanno queste meschinerie.
 L’APPELLO DELLA MINISTRA Come tanti ministri della Pubblica istruzione italiani, anche la Carrozza ha più il genio di finire sui giornali che di guarire la scuola. Ovvio che non avrebbe dovuto dire alle università del Sud che non gli dà i professori perché senza una lira, avrebbe dovuto dire come non affossarle pur non avendo esse una lira. In questi giorni è però riuscita a conquistare di nuovo i titoli. Parla agli studenti della sua città e li istiga a chiedere ai loro insegnanti a dargli meno compiti per le vacanze natalizie in modo da poter leggere più libri, visitare mostre e musei, seguire concerti. Lo aveva detto anche per le vacanze estive, guadagnandosi un tale boato di approvazione dei ragazzi da far scomparire tutti gli ultras degli stadi italiani.
 Che la Carrozza abbia ragione, non ci sono dubbi. Ma non perché li conosciamo questi studenti che tutti noi siamo stati: rinviando di domani in domani i compiti, siamo sempre arrivati alla Befana ammalandoci per non andare a scuola il giorno dopo. Magari avrebbe dovuto sapere anche che tutto ciò che è proposto dalla scuola rischia di essere indigesto, foss’anche andare ad ascoltare la band degli One Direction. Figuriamoci con i libri: diffusi fra gli adolescenti dai 9 ai 13 anni ma schifati dopo, fino al punto che i più grandi si vantano di non averne mai avuto a che fare. E bisogna capirli: internet, facebook, twitter e cellulari non gli lasciano un attimo di respiro. Disabituati alla fantasia e sicuri adulti passivi.
 Anche così è diventato un Paese di ignoranti quello che detiene quasi la metà della cultura del mondo. Anche così si ritrova senza un’idea di futuro un Paese che non riesce ad uscire dal suo presente senza futuro. Quindi meglio libri che compiti. E non facciano i reazionari gli insegnanti, quelli che devono trovare un attimo di tempo per preparare le lezioni fra lo tsunami di carte che gli asfaltano l’esistenza. Quelli che sia la ministra Carrozza che i suoi augusti predecessori hanno contribuito a sotterrare di burocrazia. Quelli sempre più sollecitati a servire ai ragazzi il companatico di tanti corsi collaterali (altrimenti il loro istituto non vale niente) perché si possano concentrare come vorrebbero sui piatti-base dell’italiano o della matematica. Quelli tanto più esaltati per la loro fondamentale funzione sociale quanto più umiliati per il loro miserabile stipendio. Quelli tanto più caricati di responsabilità propria quanto più frustrati di irresponsabilità altrui.
   CHIACCHIERE E PUBBLICITA’ Né, diciamoci la verità, la Carrozza si può stare a preoccupare che un Paese non lettore non lo si addrizzi con un libro a Natale o a Ferragosto. Lei fa la Carrozza, per il resto si muovano i Letta, gli Alfano, i Saccomanno. Tanto meno la Carrozza si può preoccupare del numero ridicolo di biblioteche pubbliche in Italia, non sono di sua competenza. Né può farsi carico di una cultura dominante che invitava a tornare a casa in tutta fretta perché c’è un Biscione che ti aspetta (come se la televisione di Stato fosse un covo di premi Nobel e non un pari lunapark di scempiaggini h24). Né può farsi carico di un Paese che fa cadere a pezzi Pompei, che impiega vent’anni per rimettere in piedi i Bronzi di Riace, che tumula negli scantinati la metà delle sue opere d’arte.
 Non facciamola grossa: la Carrozza si è limitata a dire di leggere invece di fare i compiti. Chi se la sente di darle torto? Ella non vuole restare alla storia, le bastano una prima pagina e un servizio tv magari in prima serata.