Meno Inferno più mani tese

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dunque il papa dice che l’educazione sessuale è contro la fede. E condanna quei Paesi che l’hanno introdotta a scuola. Che strana la vita, avevamo sempre pensato che invece fosse opportuna, e che sia un danno che in Italia non ci sia. Se per educazione sessuale intendiamo appunto la conoscenza del nostro corpo non solo per dire che non bisogna mangiare troppa cioccolata altrimenti vengono i foruncoli, ma per dire che il piacere fisico ben vissuto può portare anche al piacere mentale, in fondo può farci diventare più buoni. Piacere dell’anima, addirittura.

L’EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA - Ma forse il papa teme che si parli di sesso non solo finalizzato alla procreazione, sesso non solo per fare figli come per la Chiesa deve essere. E forse teme che si parli di aborto, come se ci fosse qualcuna che lo amasse, anzi se se ne parlasse si potrebbe evitare, esempio con la contraccezione. Ma non bisogna parlare neanche della contraccezione, anche se il papa stesso ha per la prima volta detto recentemente che in alcuni casi il preservativo è tollerabile. Ma senza che in merito cambi la dottrina della Chiesa, sempre contraria. 

Chi da piccolo andava all’Azione Cattolica per giocare a biliardino, fare il chierichetto o recitare strenui rosari, ricorda una interminabile stremante discussione con gli assistenti spirituali: se con le ragazze ci può essere amicizia, o se questa non sia invece da catalogare sùbito come amore. Improbabile che dietro il tormentone ci fosse la voglia di discuterne, più probabile che ci fosse la voglia di far capire che, le ragazze, era meglio lasciarle perdere. Non era quella l’educazione sessuale giusta da impartire allora e da impartire ora. Soprattutto sarebbe stato interessante capire cosa ne pensassero le ragazze, ma con loro non c’era neanche quel tormentone. Semplicemente interrogativo proibito. Peccato.

Così il sesso e il suo uso corretto, almeno fisiologicamente, era cicaleccio morboso fra amici, in poche parole i più grandi raccontavano a chi ancòra non ci era arrivato. Risolini, vergogne, timidezze, imbranataggini. E così poteva passare di tutto. Come appunto avvenuto: la più totale diseducazione, il più totale cattivo uso, la più completa incompetenza. Sesso come vergogna e tabù. Ma non si può fare nulla bene nella vita considerandolo un tabù. Anzi più è tabù, più lo si fa nel modo sbagliato. Non c’è nulla che abbia mai funzionato con un rossore, più probabile che tutto funzioni di più con un sorriso.

La dimostrazione è che quando è arrivato il 1968 delle , è stata come tutte le liberazioni: i liberati si sono comportati da ex oppressi, hanno fatto sfracelli senza senso. E se tutte le rivoluzioni finiscono inesorabilmente in ghigliottina, il sesso libero è stato più una vendetta che una gioia, e si sa che l’affamato non mangia mai bene. Il sesso è diventato promiscuità, scambio, collezionismo, caccia al primato: lasciando più amaro in bocca che armonia nel cielo.

IL VERO SCANDALO - Ora nessuno ha il diritto di dire a chicchesia, che sia un privato cittadino, come comportarsi sotto le lenzuola, anche se la Chiesa non la pensa così. La Chiesa però fa la Chiesa, cioè il suo mestiere. Il povero cristiano vorrebbe che la stessa autorità morale si occupasse di più di chi non ha nemmeno una casa, altro che lenzuola. E di chi non ha un piatto ogni giorno. E di chi va a morire in un mare crudele inseguendo il sogno di vivere con più dignità. O dei nuovi poveri alla caccia di un lavoro e di un domani meno incerto: i giovani, anzitutto, militi ignoti di un tempo che non investe più nel futuro, un tempo dominato più dalla paura che dalla fiducia, un tempo in cui la contabilità dei bilanci ha spazzato la contabilità di ogni umanità. 

Piacerebbe insomma una Chiesa ugualmente pronta verso lo scandalo vero di una generazione condannata a inventarsi un domani ogni giorno. Una Chiesa che consideri giustamente l’aborto la soppressione di una vita ma che difenda strenuamente quella vita non solo alla nascita. Una Chiesa che tenda la mano misericordiosa più che il dito accusatore verso chi vorrebbe magari sentirsi meno solo. Il povero cristiano guarda alla sua Chiesa in cerca di un conforto negato dal naufragio di ogni solidarietà. Non vorrebbe solo sentirsi rispondere con le fiamme dell’inferno e leggere una pagina di intervista a un cardinale che parla di politica invece che di povertà. Sono troppi gli orfani di una parola buona più che di un rimprovero o di una lezione sul partito dei cattolici. 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 Gennaio 2011