< Riscatto >, si comincia sentendo il coraggio addosso

Giovedì 2 gennaio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Io imbranato che non mi memorizzo i numeri di cellulare. Squillo alle 17,40 del 31 dicembre, sarà il solito buon anno. E’ Enrica Simonetti, una che condivide con me il fastidio per gli auguri, non sarà rincitrullita? Lino, con Oscar (Iarussi) abbiamo pensato a una pagina con le parole del 2014, a te proporremmo “Riscatto”. Va bene, ma come mai il 31 dicembre, col cenone che già appesta le case? Sai, abbiamo detto inventiamoci qualcosa, così almeno ci divertiamo.
 Chissà se non sapendolo (essendo troppo vaccinati per non saperlo), ma Enrica e Oscar avevano fatto il loro piccolo grande passo sulla strada del “Riscatto”.
 Non voglio buttarla né sul minimalismo della vita né sul massimalismo della professione. I giornalisti sono però gente che un giorno libero se lo acchiappano coi denti, visto che per loro non c’è festa comandata che tenga: e questi si mettono a chiamare il 31 dicembre? Né insisto nella retorica del giornalista h24, sempre sul chi va là. Fatto è che spesso le cose sono molto più semplici di quanto possano sembrare a pigri e fatalisti: il destino è il pretesto dei falliti (Pablo Neruda).
 Il vocabolario Devoto-Oli non aiuta molto a farci capire cosa significhi “riscatto”. Sarebbe una “liberazione conseguita a prezzo di un sacrificio cruento, in senso religioso e politico”. A parte il “cruento” che lasciamo alle parolacce di Grillo, spiccano “liberazione” e “sacrificio”.
 Per l’Italia 2014, liberazione significa uscire da una depressione che ci ha seduti tutti, non ci fa più vedere la vita a colori, ci toglie futuro e speranza in giornate ciabattate senza coraggio. Ancor più in questo inverno che sputa i suoi malanni. L’Italia che ha dominato il mondo con la sua cultura. L’Italia che il mondo continua a fascinarlo con la sua bellezza ancorché troppo offesa. L’Italia che il mondo continua a stupirlo col suo saper fare ancorché troppo sfiduciato.
 A questa Italia che non crede più a se stessa basterà l’oscuro sacrificio di chi continua ogni giorno a portare silenziosamente la sua croce, così come un muretto a secco si costruisce pietra su pietra. Certo bisogna abbattere l’Italia rissosa, inconcludente, disperante soprattutto della politica. Ma dando tutti sempre il meglio di noi stessi arriverà il “Riscatto”. Stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento (Roberto Vecchioni). Non chiediamoci per chi suona la campana, la campana suona per tutti (Hemingway).
 Suona anche il telefono il 31 dicembre, ed è buon segno.