Maleducazione ultima moda

Sabato 11 gennaio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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C’è lo sbadiglio formato ippopotamo: fauci spalancate, volto deformato, raglio straziato. Ma almeno gli ippopotami non hanno mani da mettere alla bocca, i bipedi umani sì. Proviamo a osservare uno dei dieci ultimi sbadigli avvistati in giro, e facciamo un bilancio. Ma visto che ci siamo, chiudiamo gli occhi a tavola e ascoltiamo il crescendo rossiniano dello gnam gnam di chi mangia a mandibole aperte. Riconquistiamo la vista e contiamo quanti sono con lo stecchino fra i denti, se con non l’unghia listata a lutto. Stringiamo la mano dopo cena ai commensali, e calcoliamo quanto ci mettiamo a bonificarci dall’amaro oleoso pressoché perpetuo dei mandarini sbucciati. Roba da protezione civile. Lasciamo stare il doppio bacio sulle guance pena contaminazione non meno perpetua di sfritto.
 MAI TANTO DIFFUSA Nell’era delle frontiere aperte, nulla è così di massa e universale quanto la maleducazione. Una pandemia. Fino al punto che solo i poveri di spirito possono credere che l’affermazione finora più rivoluzionaria di papa Francesco sia che gli omosessuali non fanno peccato. Di davvero rivoluzionario è invece il suo richiamo a ciò per cui un tempo bastava la parola di una nonna qualsiasi: dite “permesso”, “grazie”, “scusa”, cioè l’abc, i tre militi ignoti del nostro tempo. L’ultimo colto in fragrante a dire grazie ha rischiato di essere menato e rinviato a giudizio per il suo tentativo di sfottere i presenti. Da anni non si hanno notizie di “permesso” e “scusa”, chi ne dovesse sapere qualcosa è pregato di mettersi sùbito in contatto con l’apposita unità di crisi o con “Chi l’ha visto”.
 I signori anziani farebbero bene a starsene a casa o a spezzarsi le gambe a piedi invece di pretendere che qualcuno sul bus si alzi per cedergli il posto, non se ne può più di questa arroganza della terza età. Idem per le donne in dolce attesa, se ne vorrebbero approfittare con quella pancia. E se passando urti qualcuno, stia attento lui. Se entri per primo e non tieni la porta a chi viene dietro, non è colpa tua se rischia di piallarsi il frontale. E se ti scaccoli il naso e ne espelli l’appiccicoso con un lancio di pollice e indice, non puoi preoccuparti se gli astanti non sono a distanza di sicurezza.
 Lo starnuto non può subìre condizionamenti al suo diritto di espressione garantito dalla Costituzione. Né può subirli la tosse, tanto più se umida e contagiosa. E si sappia una volta per tutte che nel prezzo della tazzina di caffè è compreso il diritto sacrosanto al risucchio. Se mi prende un attacco repentino di fame in strada, nulla di meglio di una focaccia con i pomodori a terra a ogni passo come Pollicino, sistema rapido di eliminazione del superfluo. E se mi squilla il cellulare a cinema, durante un concerto, nel corso di una conferenza devo rispondere altrimenti potrebbero pensare che sono un cafone.
 SORPASSATO GALATEO Cinquecento anni dopo il decalogo di monsignor Della Casa, quell’ormai ignoto libretto intitolato Galateo, qualcuno riprova a seminare il pericolosissimo virus delle buone maniere nella belluina libertà di ciascuno di fare sempre come se fosse a casa sua. Con comandamenti francamente più fuori moda di una giacca a teatro. Arrivare puntuali a un appuntamento e giustificarsi in caso di ritardo. Non lasciare il fidanzato o la fidanzata (scusate i termini) con un messaggino o con un fax. Alzarsi in piedi quando entra una persona di riguardo o anziana (rieccoli). Richiamare in caso di una telefonata persa. Rispondere alle mail prima dei tre mesi. Non parlare al cellulare a voce alta, a nessuno può importare se a pranzo vuoi le seppie ripiene. Non considerare la conversazione un monologo per parlare solo di sé e del proprio cane. Non dialogare in faccia al prossimo specie se l’ultimo esame dell’alito risale a due anni prima. Non condurre il passeggino come un’arma impropria verso le caviglie altrui. Non costringere gli ospiti a ricorrere a una lavanda gastrica per quanto li hai ingozzati. Non ritenere che i jeans sporchi siano il meglio della vita e che averli puliti sia un pregiudizio borghese.
  Facciamo di tutto per dare sempre il peggio di noi stessi. Per essere i più impresentabili possibile. Per distinguerci per rozzezza più che per raffinatezza. La prima persona cortese che incontriamo, segnaliamola al Wwf, Fondo per la difesa della natura: bisogna proteggerla come l’ultimo panda. O alla prima stazione di polizia, può essere pericolosa per sé e per gli altri.