< Disconnect > vite bruciate dal web

Domenica 12 gennaio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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DISCONNECTED – di Alex Rubin. Interpreti: Jason Bateman, Paula Patton, Andrea Riseborough, Alexander Skarsgard, Frank Grillo. Drammatico, Usa, 2014. Durata: 1h 51 minuti.

 

Osserviamo e osserviamoci in giro. Quasi tutti testa in giù su un telefonino. E dove non è telefonino, è ipad, tablet e simili. Una parte sempre più cospicua della nostra vita passata digitando su una tastiera o sfiorando uno schermo. Come se non si potesse avere una vita reale se non connessi sulla vita irreale della rete a tu per tu il più delle volte con sconosciuti. Correndo inaspettati e spesso inimmaginabili pericoli, come quelli raccontati in questo film che non per nulla ha un titolo opposto: “Disconnected”, disconnessi. Ovvero disconnettetevi. Un invito o un imperativo nel nostro interesse.

   Perché può capitare che qualcuno ci rovini rubandoci i dati e prosciugando la nostra carta di credito anche per il vizio del videopoker (è la sorte di una coppia di coniugi straziati dalla perdita del loro bambino). Può capitare di favorire la trappola chattando perché ci si sente trascurata dal marito (ciò che capita alla moglie di cui sopra). Può capitare di finire invischiati in siti pornografici (come una giornalista a caccia di successo che però sfascia se stessa e il suo intervistato). Può capitare di essere vittime di bulli informatici che ci ingannano diffondendo la nostra immagine contro la nostra volontà (come un liceale che per la vergogna tenta il suicidio). Può capitare che si segni l’esistenza anche degli autori dei più atroci scherzi (come avviene appunto per uno dei bulli su detti).

 Alla periferia di New York, vite distrutte a causa del web. Con vicende che si scoprono incastrate (anzi connesse) fra di loro (anche se sembrano sconnesse). Ma tutte contrassegnate dal perdimento in un mondo virtuale che sostituisce quello vero. Uno sterminato sotterraneo invisibile mondo disumanizzante al posto di quello in cui possiamo ancòra vederci, toccarci, capire con chi abbiamo a che fare e cosa abbiamo a che fare. Con la beffa di essere sempre più connessi ma sempre più disconnessi, cioè più soli che mai. E col precipizio dell’alienazione per uscire dalla solitudine.

 Materia complessa ancorché attualissima, come la cronaca quotidiana conferma. E che diventa allo stesso tempo thriller, dramma, suspense nelle mani del regista 37enne Alex Rubin, documentarista già candidato all’Oscar e qui alla sua opera prima. Molto riuscita, non c’è che dire, nonostante il preordinato tema, qualche incertezza iniziale di sceneggiatura, il buonismo un po’ assolutorio alla fine. Ma riuscita grazie anche a una batteria di attori assolutamente in tiro e ben amalgamati fra di loro.

 Con un necessario distinguo da fare. Attenti alla schiavitù da tecnologia. Ma attenzione anche a non considerare internet come un oscuro nemico contro di noi. E’ un mezzo dalle potenzialità inimmaginabili. Ci migliora la vita. A peggiorarcela siamo sempre noi.