Anche il Papa vorrebbe più treni per il Sud

Venerdì 17 gennaio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Non meraviglia che un papa che viene dalla fine del mondo si schieri con i Sud del mondo. E non solo perché sono quasi tutti di lì i nuovi cardinali che ha appena nominato. Ma come, non fa più cardinali i vescovi di città come Venezia e Torino, cioè il Nord abitualmente garantito? Ma come, gli portano una lista di tre candidati per il posto di segretario della conferenza episcopale italiana, e lui spariglia scegliendo proprio il terzo messo lì tanto per metterlo?

 Ovvio che non sia solo questo, ancorché c’è chi scherzosamente commenta che in anni anche recenti tanto sarebbe bastato per scomunicarlo. Ma Francesco si è schierato con i Sud del mondo anche in altro modo. Lo ha fatto osando bocciare la cosiddetta “trickle down economics”, teoria economica ancòra molto in voga dai tempi della prima ministra inglese Thatcher e del presidente americano Reagan, cioè i campioni del liberismo. Una teoria, sia chiaro, degna del massimo rispetto. Anzi secondo molti l’unica che può far crescere la ricchezza per tutti nei regimi capitalistici (più o meno attualmente ovunque, Cina e Cuba comprese).

 Cosa dice? Dice che solo il denaro guadagnato dai ricchi può scendere goccia a goccia lungo i rami dell’albero della società finendo per passare da una classe all’altra e fertilizzando tutto il terreno, compreso quello dei poveri. Insomma benedetti ricchi, una prece per loro anche (anzi soprattutto) da parte dei poveri. Teoria per nulla figlia dell’evangelico “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco vada in paradiso”. Ma nemmeno lontana parente di becerume tipo denaro come sterco del diavolo. Oggi neanche il buon Dio andrebbe a tasche vuote.

 Allora il segreto perché tutti stiano meglio sarebbe che i ricchi diventino sempre più ricchi. Perché così una parte finirebbe anche agli altri. Ricchezza privata meglio che ricchezza pubblica. Quindi meno Stato che tassa per garantire ospedali e scuola anche ai più bisognosi, ma più Stato che lascia fare alla benevolenza del mercato (il quale ci penserebbe da sé a ospedali e scuola, cioè a riportare equilibrio).

 Da molte parti va ancòra così. Dicendo che in Italia il 10 per cento della popolazione detiene oltre il 40 per cento della ricchezza nazionale, non si parla affatto di qualche remota Repubblica delle banane. Ma in Italia c’è anche uno Stato talmente debordante da dover tassare come un matto per conservarsi. L’effetto è quello che ci delizia: da un lato sperequazione, dall’altro dissanguamento. Non una teoria economica, ma una follia.

 Ma torniamo a Francesco papa. La bontà della “trickle down economics”, ha detto, non è mai stata confermata dai fatti. Esprime, ha aggiunto, una fiducia grossolana nell’altruismo di coloro che hanno il potere economico e nei meccanismi che dovrebbero provvedere anche agli altri, e non con mance ed elemosina. Nel frattempo “gli esclusi continuano ad aspettare”. Qualcuno ha parlato di Chiesa che piace alla sinistra. Qualcun altro si è spinto a definirla comunista. Come se la Chiesa non si fosse sempre preoccupata degli umili, magari a volte facendo il contrario nella pratica perché nessuno è senza peccato.

 Ma un papa deve fare il papa. E però, Francesco a parte, la questione è vecchia quanto l’uomo. Ed è terreno di scontro anche fra premi Nobel, con Stiglitz e Krugman contro altri. La controtesi è che le disparità economiche non solo sono il contrario della giustizia sociale, ma sono dannose per l’intera economia che così non cresce come potrebbe. E’ stato l’americano maggior produttore mondiale di cuscini di piume a dire che lui può pure dormire con tre o quattro cuscini, ma se gli altri non li comprano quelli che non se ne possono consentire più di uno, anche lui se ne andrà ai pesci. Erede del Ford il quale già all’inizio del secolo scorso sosteneva che se i suoi operai non avessero avuto la possibilità di avere ciascuno una sua auto, anche lui cambiava mestiere.

 Insomma i ricchi non possono consumare all’infinito, anche se fossero collezionisti di cuscini e auto. Più soldi ai ricchi significano meno consumi. Meno consumi significano meno produzione. Meno produzione significa meno lavoro. Meno lavoro significa meno consumo. Meno consumo significa meno ricchezza anche per i ricchi. Quindi la redistribuzione della ricchezza non è solo giustizia sociale, ma interesse di tutti.

 Sì, ma cosa c’entrano i Sud con questa pappardella? C’entrano perché conviene non solo a loro che abbiano cuscini e auto. E i mezzi per procurarseli. Mettiamo il Mezzogiorno d’Italia. Condannate le sue colpe, fatto sta che il Paese non potrà mai sognarsi di crescere con un Sud senza lavoro ecc. ecc. (stesso problema che in fondo ha tutta l’Italia verso il resto del mondo). Quindi dategli non soldi a spiovere ma le opere di bene perché il lavoro ci sia. Che ne diciamo di treni che consentano di far arrivare ovunque le sue merci? Sicuro che anche papa Francesco ne ringrazierebbe il Signore.