’ Soprattuttamente u Pilu’ Firmato Cetto La Qualunque

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«Fortunamente» che c’è in Italia un sindaco come Cetto La Qualunque, una volta per tutte si mettono le cose a posto. Via la città archeologica vecchia e se ne fa sopra una bella nuova. Fogna scaricata a mare così si rispetta la natura. Sono arrivati ad arrestare uno perché ha sparato: è anarchia. Che vergogna, c’è chi si schiera dalla parte della legge. Se rispetti la precedenza possono pensare che sei ricchione. Non va bene mettere il casco, io sono un signore e ho un nome in paese. Le tasse sono come la droga: ti prende la voglia se le paghi una volta. Prete, abbassa il volume della predica, non vedi che sto telefonando in chiesa? Vi prometto un forestale per ogni albero. Portate a votare anche i morti, basta che sono ancora caldi. Per un sorpasso lo ha ammazzato: meno male, non è successo niente di grave.

Ce ne dovrebbero essere molti, in Italia, di uomini politici che ispirino la loro azione a tutti questi valori. Ce l’ha Marina di Sotto, ridente paese calabrese, esempio etico di abusi e violazioni. E meno male che quando dicono date a Cetto quel che è di Cetto, cioè lo invitano a candidarsi, lui dice accetto. Del resto, è l’uomo giusto al posto giusto, reduce da quattro anni di soggiorno obbligato all’estero per bancarotta fraudolenta e proprietario del «Paradais Village» costruito dritto dritto sulla sabbia. Uno specchiato galantuomo in un panorama in cui c’è purtroppo anche chi ha la faccia tosta di chiedere la ricevuta fiscale, chi osa non avere la pensione di invalidità falsa, chi se la fa solo con la moglie senza escort. Occorre bonificare questa pericolosa degenerazione di legalità.

Così «infattamente» va avanti Cetto, che ha anche un figlio simil-Trota (allude?) nominato per legge vicesindaco, mentre tutti gli altri familiari sono assessori. E quanto al Sud, è ora di finirla coi piagnoni: non serve lavoro, non serve la scuola, serve «soprattuttamente u Pilu». «Conclusivamente»: se qualcuno vuole una soluzione agli attuali problemi italiani, impari da Cetto e tutto finalmente andrà ancora peggio.

Antonio Albanese è irresistibile nel suo noto personaggio televisivo, avverbi storpiati e caricaturale rappresentazione del Belpaese. Lo affiancano bravissimi attori qui come caratteristi, primo fra tutti il Sergio Rubini mago delle elezioni, che alterna il milanese stretto a qualche volante «tr’mone» alla barese. Vizi nazionali, anche se ancora una volta visti da Sud: ma diciamo che saper ironizzare su se stessi è una forma di civiltà. Il regista Giulio Manfredonia asseconda quanto basta. Il pubblico riconosce fatti e personaggi del momento, ride molto e poi se ne va riprendendo a dire dove andremo a finire. Appunto.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 Gennaio 2011