La crisi si batte dall'ascensore

Sabato 25 gennaio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Sappiamo tutti come va quando capitiamo nell’ascensore con un condomino. Anzitutto cerchiamo in ogni modo di evitarlo, vada vada sto aspettando mia figlia, non si preoccupi ho tutti questi pacchi. Se gli ascensori sono due, chiamiamo entrambi per infilarci a razzo nel primo che arriva. Ma se non possiamo evitare la compagnia (magari questo pensa giustamente che non voglio salire con lui), chiediamo a che piano va, terzo vero?, pur sapendolo da vent’anni. Sorriso legnoso, imbarazzo condiviso, mano sùbito al cellulare, sguardo perduto al cielo o fisso verso la porta che neanche in un film dell’orrore, massima distanza nella massima vicinanza, silenzio tombale. Se si è in tre, disposizione a triangolo, in quattro a quadrato, in cinque il quinto in mezzo al quadrato come quando si fa il torello nel calcio. E inesorabile addio allo spazio di sicurezza psicologico di almeno un braccio in là. Ma senza mai incrociare lo sguardo dovessimo rimanere fulminati come chi osava guardare negli occhi i re Maya.

 ECONOMIA DEL NOI Il popolo di santi, poeti, navigatori e solisti dell’ascensore non ne parlerebbe se una minaccia altrettanto seria non incombesse. E’ figlia della Crisi, tutti a predicare che per uscirne dobbiamo passare dall’individualismo all’economia del noi, insomma dobbiamo fare cose insieme per risparmiare. La parola d’ordine è: condividere, condanna a morte per un Paese in cui per ogni due persone nascono tre partiti. Esempio il “car sharing”, usare la stessa auto se dobbiamo fare la stessa strada con tipi mai filati prima. Come quando le mamme facevano le imbarcate di figli e amichetti per portarli a scuola, questa settimana tocca a te o a me?

 I giornali raccontano che a Milano è già un boom, in azione tre operatori, 1300 auto in giro e qualche centinaio di posti di lavoro. Si cerca in tutti i modi di mettere assieme soggetti compatibili, per dire, non tifosi juventini e interisti altrimenti finisce a casino. Anzi i candidati indicano le preferenze, non fatemi trovare uno dell’Agenzia delle entrate se no me lo mangio crudo. Ci sono quelli concordi sulla fermata intermedia per comprare la focaccia. C’è addirittura un’azienda francese che si chiama Blablacar e che lavora con tipe e tipi loquaci, appunto blabla. Ci sono i “viaggi rosa”, tutte donne per evitare incidenti di percorso, ma ci sono anche quelli misti per non evitarli. E comincia a funzionare anche a Bari (zona industriale, scuole), non esclusi giovani che così si inventano un lavoro. Per non dire quanto inquinamento si riduce, c’è già una protesta del sindacato dell’anidride carbonica.

 Ma non solo auto. C’è una piattaforma internet che mette insieme giocatori per la partita di calcetto, così non capita come sempre che non ci siano i due portieri. Si diffonde il baratto, non c’è un euro e allora io do a te una cosa che non serve a me, tu dai a me una cosa che non serve a te. Ci sono i Gas, che non sono i gas maiuscolo per un errore di battitura ma i Gruppi di acquisto solidali, quelli che si coalizzano per andare al supermercato e dire: noi siamo tanti, compriamo tanto, ci riduci il prezzo di tanto? Oppure vanno dal contadino e imbarcano tutta la roba a km 0, cioè senza il grossista che ci fa la cresta, così sono contenti il contadino e loro che fra l’altro non mangiano coi pesticidi.

 L’INCUBO IDRAULICO Ci sono quelli di tutti i Parco Giardino (e simili) d’Italia che organizzano servizi in comune, metti l’idraulico, quello che è più facile che Alfano e Berlusconi si rifidanzino che trovarne uno di domenica. O l’antennista collettivo, per evitare che abbia sempre il telefono irraggiungibile quando sta per iniziare Napoli-Roma su Sky e non arriva il segnale dalla parabola, mica è scemo che si perde l’affare se a pagare sono in dieci.

 C’è anche l’Asilo diffuso delle casalinghe che si tengono tutti i bambini della Scala A invece di mandarli a quello comunale ché non c’è mai posto. C’è chi viene a pulire il pesce alle tre villette a schiera, c’è il Factotum collettivo per i rubinetti che perdono e le tapparelle che non si chiudono, minimo tre piani a volta ma non c’è problema perché in questo Paese non funziona più niente, figuriamoci di questi tempi. Funzionerebbe di più se cominciassimo a imparare ad andare insieme in ascensore, anche se il ragioniere di sopra puzza di cipolla perché la moglie la mette dappertutto, figurati pure nel ciambellone. Sempre meglio dell’aglio nel tiramisu.