Ecco il Sud che fa disonore al Sud

Venerdė 31 gennaio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Senza andare troppo lontano, Puglia. Tema ricorrente le famose classi dirigenti. Quelle sempre messe sotto accusa per i ritardi del Sud. E quelle che si cerca in qualche modo di difendere, prima di parlare i critici si accomodino da queste parti per capire quanto è più facile fare le classi dirigenti altrove. Altrove, dove non c’è bisogno di assistenza per supplire al lavoro che non c’è. E dove lo Stato ha fatto il suo dovere con ciò che serve perché quel lavoro nasca: dobbiamo parlare ancòra dei treni perché il turista arrivi, perché le merci possano essere inviate, perché non si sia isolati dalla geografia?

 E però tutto questo non sia un alibi. Classi dirigenti non solo politiche: perché non si sa da dove cominciare di fronte a certi esempi che attizzano la stampa nazionale contro il Sud, i suoi sprechi, la sua cattiva amministrazione, il suo uso dei soldi (di tutti) per ottenere consenso e voti (per pochi) più che per diffondere sviluppo. Esempi purtroppo a iosa. Uno? Ospedale dell’Alta Murgia.

 A vederlo lì, fra Altamura e Gravina, è una gioia: troppo bello per crederci. Sarebbe  ancòra più bello se funzionasse. Invece, a 24 anni dall’inizio dei lavori, tutto fermo. Spesa finora sui 120 milioni, almeno quella nota. Ma inaugurazione sempre rinviata a fine anno. La più grande incompiuta della sanità del Sud e forse d’Italia. Cantieri aperti anni dopo l’assegnazione degli appalti, finanziamenti prima sufficienti e poi no, sei presidenti di Regione, passaggio dalla lira all’euro e dalla prima alla seconda Repubblica, sei mondiali di calcio, figli dall’asilo all’università.

 Nel frattempo condotte dell’acquedotto da rifare per l’usura non da uso ma da non uso, varianti su varianti, perizie di assestamento (cosa saranno mai?), danni da maltempo, deterioramento delle strutture, adeguamenti sismici e antincendio come se 24 anni fa non ci fossero né sismi né incendi. Sintesi: ospedale vecchio prima di poter invecchiare. E quella fine anno in cui potrà riaprire, occorrerà pensare alle forniture: la maledizione degli ospedali è che hanno bisogno di letti, di qualche provetta per le analisi, di qualche macchina per le radiografie.

 Inutile imbarcarsi nel balletto delle responsabilità: politiche, burocratiche, tecniche, cabalistiche (il destino). Diciamo classe dirigente. Magari, come sempre, ci penserà la magistratura.

 Ma per non farci mancare niente, altro giro altra corsa: le Tremiti. Nove anni fa il ministero dell’Ambiente donò al Parco del Gargano un battello spazzamare del costo di 80mila euro. Doveva servire a raccogliere i rifiuti solidi galleggianti in uno dei posti più belli del mondo. Mai funzionato, tranne l’ora e mezza del varo a Manfredonia. Perché? Perché alle Tremiti non è mai arrivato. Secondo il Parco, colpa del ministero che ha donato il battello ma non i fondi per metterlo in moto. Quindi lungo malinconico abbandono in un’area libera del porto della sopradetta Manfredonia, alla mercé di qualsiasi imbecille. Poi la pietà della custodia in un cantiere privato alla modica cifra di 7mila euro in tre anni.

 Ora l’impegno è farlo funzionare non alla solita fine anno ma all’inizio dell’estate. Nel frattempo chissà chi ha provveduto a raccogliere l’immondizia nelle acque (protettissime) del Parco. PS.: altrove, anche in Puglia, anche al Sud, ha funzionato (storia raccontata dal “Corriere del Mezzogiorno” Bari).

 Siccome il Salento potrebbe sentirsi escluso da questo quadretto, eccoci a Lizzanello e Cavallino. Comuni che, di fronte al programma regionale di Rigenerazione urbana e ai suoi soldi, non potevano restare inerti. Il programma finanzia piste ciclabili. Non avendo altro spazio per farle, o non pensandoci troppo, dove la piazzano con uno sforzo di creatività encomiabile? Al centro della carreggiata della strada fra i due paesi, proprio al centro, con segnaletica orizzontale (come si dice) e le auto a muggirti dietro sperando che ti vedano sempre. Non importa se funziona, essenziali gli euro, i lavori assegnati, la riconoscenza elettorale.

 Inutile riesumare l’ospedale Perrino di Brindisi dove sono fuori uso metà degli ascensori e sono cronaca quotidiana le sofferenze anche tragiche dei pazienti (ultime notizie: ambulatorio allagato, piove governo ladro). Ma non si può dispiacere Bari. Dove è guerra civile per ogni pista ciclabile (rieccola). L’ultima, lungomare della Fiera, si comincia a costruire ma si ferma a cemento fatto perché la Sovrintendenza ai beni culturali vuole vederci chiaro. Postuma. E timore di altri lavori iniziati e chissà per quanto abbandonati, norma ovunque in città.

 Da Poggio Imperiale a Capo di Leuca, ci potranno essere mille giustificazioni. Anche mille giuste rivendicazioni. Ma prima di lamentare le colpe altrui, sarebbe bene chiedersi come il Sud dovrebbe cambiare da se stesso per non restare sempre Sud (e non far partire i suoi giovani).