Che volete, colpa di Freud

Venerdì 31 gennaio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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TUTTA COLPA DI FREUD – di Paolo Genovese. Interpreti: Marco Giallini, Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Anna Foglietta, Vittoria Puccini. Commedia, Italia, 2013. Durata: 2 ore.

 

Qual è la malattia più diffusa al mondo? L’amore. Malattia non mortale ma spesso cronica, come ha insegnato Sigmunt Freud e come predicano tutti gli psicanalisti ancòra un secolo dopo. Compreso Marco Giallini, 50enne single romano, lasciato dalla moglie andata a fare volontariato in Cambogia, e con tre figlie da accudire sulle spalle. Tutte, manco a dirlo, in rapporti con l’amore talmente complicati da aver proprio bisogno di sdraiarsi sul famoso lettino.

 Una (Vittoria Puccini), libraia ma non di libri sexy, specializzata nell’innamorarsi sempre dell’uomo sbagliato. L’altra (Anna Foglietta), di ritorno da New York, sempre in bilico fra l’omosessuale e l’etero. La terza (Laura Adriani), 18enne liceale, che si mette con un architetto 50enne sciupafemmine (Alessandro Gassman) eternamente in procinto di separarsi dalla moglie (Claudia Gerini) e dal comune cane chiamato “Ti amo” per sentir risuonare la frase almeno una volta. Una bella compagnia, non c’è che dire, per un padre che avrebbe bisogno anche lui di qualche sedutina sul lettino. E che, invece di fare il paziente, si deve ammazzare la vita dispensando consigli e rimbrotti a quella gabbia di matte.

 “Tutta colpa di Freud” e delle sue teorie, o tutta colpa della gaia infelicità delle tre ragazzotte? Perché il fatto è che, oltre a essere una malattia cronica, l’amore (o la difficoltà di amare) è una malattia contagiosa, come capisce il nostro papà senza poter dare troppo nell’occhio. Alla fine una dritta riesce a trovarla più o meno (molto meno che più) per le tre figlie rinunciando però a provvedere a se stesso.

 Commedia all’italiana carina, di un leggero accattivante, ma senza una parolaccia, senza romanesco, senza battute da spazzatura tv, senza rancido di cinepanettone. Un bingo, di questi tempi, nonostante due ore che non sempre si tengono. Del resto il regista Paolo Genovese (che ha tratto il film da un suo stesso omonimo romanzo) non è nuovo all’eterno tema, avendoci già lavorato in “Una famiglia perfetta” e nei due “Immaturi”.

 Una riuscita dovuta anche allo sciolto e accattivante il cast, compresi i comprimari (su tutti Vinicio Marchioni sordomuto). Fin troppo da sballo la colonna sonora. Battuta-tipo da ricordare: non si può uscire con uno col culo più piccolo del tuo. Le naviganti sono avvisate.