Quel martire con 25 incarichi

Sabato 1 febbraio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Però, che Paese di invidiosi : per esempio verso tal Antonio Mastrapasqua, 56 anni. Meriterebbero, questi invidiosi, l’Inferno di Dante. Con mantelli di panno ruvido e pungente, siedono a terra appoggiati l’un l’altro contro la parete del monte. E hanno cuciti con filo di ferro quegli occhi che in vita guardavano gli altri con disprezzo e cattiveria. E piangono, e versano lacrime attraverso l’”orribile costura”, la cucitura, e recitano in eterno litanie per implorare clemenza. Ma non ci avevano pensato in vita a capire che invidia viene dal latino “in video”, cioè vedo dentro per apprezzare ed eventualmente emulare, non buttare veleno.

 PRESIDENTE INPS E DINTORNI Perché ora ce l’hanno tutti col tal Mastrapasqua? (Uno penalizzato anche dal cognome, era meglio Mastropasqua). Perché è il presidente dell’Inps, insomma quello che ha potere assoluto non solo su tutti i pensionati italiani, ma anche su chiunque abbia bisogno di assistenza (mezzo Paese, data la povertà crescente). Un compito per il quale non gli dovrebbero bastare le 24 ore di una giornata, altro che invidia. Ancòra più ingiustificata perché lui, nonostante il sacrificio da trappista, ha anche altri 24 incarichi tra pubblici e privati, e non ha nemmeno mai chiesto un decreto “ad Mastrapasquam” per ottenere più di 24 ore al giorno.

 Invece di essere solidali con lui per la sua vitaccia, tutti a fare storie: l’uomo che siede su 25 poltrone, un collezionista, un ingordo, un rieccolo, un mostro, un superboiardo (come chiamavano gli aristocratici inferiori solo ai regnanti). E poi, questi incarichi. Un’altra presidenza, una onoraria, due vicepresidenze, una direzione generale, una direzione, un consiglio di gestione, quattro consigli di amministrazione, 13 collegi sindacali (controllare il totale causa stato di delirio). E per la modica cifra complessiva, pare, di un tre milioni l’anno, davvero dovrebbero aver ragione quegli invidiosi che dicono molti di più, per tre milioni neanche uscirebbe di casa. Meno male che conserva il suo studio professionale privato, altrimenti sarebbe la fame.

 Un inferno, altro che Dante. Il fatto è che lui è uno buono, non sa dire di no a nessun incarico. E riesce anche a non avere l’aria sempre accelerata e lievitata, pur rischiando di sbiellarsi: metti che scambi le carte di un incarico con quelle di un altro, deve pagarsi quattro persone a tempo indeterminato per fargli i mucchietti giusti. E poi, come è stato giustamente scritto, il carico di 25 uffici, 25 mazzi di chiavi, 25 segretarie, 25 numeri telefonici, 25 carte intestate, 25 righi sul biglietto da visita, 25 orari di riunione, 25 pranzi di lavoro, 25 mal di testa. E deve sempre mettersi d’accordo con le altre 24 parti di se stesso. Soprattutto non sono uno scherzo 25 ficus benjamin da innaffiare.

 IN FONDO CI RIMETTE Non avrebbe dovuto essere distolto dalle sue 25 giornate al giorno. E invece la procura di Roma, con bassissimo senso della solidarietà, lo indaga accusandolo di aver scaricato sull’Inps crediti non più riscuotibili, e di aver ottenuto rimborsi non dovuti dal Servizio sanitario nazionale per un totale di 85 milioni di euro. Il tutto a favore dell’ospedale israelitico di Roma. D’accordo che dal 2001 ne è il direttore generale, ma ti pare che in quell’ingorgo di cariche sotto cui lo hanno sotterrato non possa aver fatto un po’ di confusione di suoi poteri? Dovrebbero ringraziarlo che non ci sia da qualche altra delle 24 sue parti un’altra ottantina di milioni vaganti.

 Lui per fortuna né si abbatte né si dimette, dando esempio del senso di responsabilità che in questo Paese tanti altri dovrebbero avere. Senso di responsabilità in tal senso per fortuna abbastanza diffuso, visto che non si dimette nessuno. Anzi, come il sindaco di Salerno, De Luca, non si dimette neanche quando lo dimettono. Ho fiducia nella giustizia, ha detto Mastrapasqua nei 30 secondi netti di intervallo fra un incarico e l’altro. Ha aggiunto che se ne approfittano perché lui è uno mite e di poche pretese. Ha specificato che i suoi incarichi attuali sono nove e che gli altri 16 li aveva prima, insomma che comincia a rimetterci.

 Il Mastrapasqua non ha concluso che se l’Italia invidiosa continua così lui davvero sbatte la porta e se ne va. Ma umanamente nessuno dovrebbe augurargli quest’ennesima fatica, una cosa è sbattere una porta, un’altra è sbatterne 25 (pardon, nove). 

 PS. Anche la moglie è collezionista di incarichi. Pari opportunità.