L'altra faccia della cattiva classe dirigente

Venerdì 8 Febbraio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Diciamoci la verità. Fra gli eterni alibi della classe dirigente meridionale ci potrebbe essere anche il sistema elettorale. Che suonerebbe così: essendo noi nominati dai partiti e non eletti, come possiamo metterci contro chi comanda in questi partiti senza giocarci la riconferma? Partiti tutti a trazione centrosettentrionale. Quindi insensibili sia al Sud che alla sua difesa, quando la meritasse. E quindi Sud meglio rappresentato se fossero riesumate le preferenze, io rispondo agli elettori che poi se ne ricorderanno. Alibi eventuale, perché non pare che alcun parlamentare del Sud abbia eccepito sulla riforma elettorale della quale in questi giorni si parla. Con le preferenze kaput.

 Ma a tutto c’è un limite. Essere cattiva classe dirigente meridionale come spesso è, e quindi senza andare a cercare le colpe della situazione del Sud sempre fuori del Sud, significa anche altro. Metti la questione dell’assicurazione auto obbligatoria in discussione in parlamento. Si sa che essere automobilisti del Sud significa essere delinquenti nati come teorizzava quello psichiatra bisognoso di cure psichiatriche di nome Lombroso. Il premio da pagare è più alto che altrove perché al Sud sarebbero più numerose le truffe.

 Che ci siano, non ci sono dubbi. Ma che colpa ne ho io che non solo non ho mai truffato ma neanche fatto un incidente? Devo essere penalizzato solo perché il mio vicino di banco è un malandrino? Tu stanga lui, ma rispetta me. Altrimenti non ha torto chi denuncia il trattamento unico (e peggiore) al Sud solo perché è Sud, attizzando lamentazioni che in questo caso non sarebbero immotivate. Fatto è che solo da Forza Italia è partita una protesta, chissà se sufficiente perché il Sud al volante abbia giustizia.

 Così l’altro eterno problema delle università, alle migliori delle quali in questi giorni è stato corrisposto il premio alla virtù. Tutto a quelle del Nord. Che più virtuose dovrebbero esserlo, altrimenti saremmo davvero alla truffa, altro che Rc auto. Ma mai che la suddetta classe dirigente del Sud si sia peritata di indagare sui criteri in base ai quali viene misurata questa virtù, se magari consista nel non mettersi le dita nel naso. Ma se mi dici, ad esempio, che sono più virtuose perché attirano più investimenti privati, o perché i loro studenti trovano più velocemente lavoro, beh allora il gioco si fa duro.

 Ovvio che sia così al Nord più ricco. E ovvio che il Sud si troverebbe a dover essere punito per il peccato di essere meno ricco. Bacchettiamo le università meridionali, mettiamo, per il nepotismo dell’assunzione dei figli dei professori o per certi corsi di laurea che nessuno frequenta, e si avrebbe poco da obiettare. Anche se nell’Italia in cui nessuno può scagliare la prima pietra, questi sono peccati più o meno comuni. Più o meno.

 Stessa musica e stesso “Chi l’ha visto?” per i parlamentari meridionali sul problema Banca d’Italia, privatizzazione, presunti regali alle banche che non lo meriterebbero ecc. ecc. Nessun regalo, come sa chi ragiona invece di fare propaganda. Ma ci sarebbe un “ma” meridionale. Le banche la cui partecipazione alla Banca d’Italia è stata giustamente rivalutata, sono tutte del Nord. E riceveranno un dividendo molto alto (questo sì) che andrà dove? Nelle loro fondazioni. Le quali dove sono? Per almeno il 90 per cento tutte inesorabilmente al Nord. E che spenderanno al Nord in opere di bene sia il dividendo ottenuto grazie agli utili fatti anche al Sud, che gli utili stessi. Nessuno al Sud ha qualcosa da dire?

 Gira gira, poi arriviamo ai soliti treni del nostro scontento. L’alta capacità Bari-Napoli, tanto per gradire. Il cui appalto per il raddoppio dei binari sul tratto Cervaro-Bovino deve essere rifatto perché l’impresa impegnata è decotta. Con i lavori che erano già fermi dal 1° settembre. Trattasi di 18 chilometri su quasi duecento, pensa tu. E con i tempi di un nuovo appalto che faranno perdere almeno un altro anno, sempre che non ci siano ricorsi. E una conclusione dell’opera già ipotizzata per il 2028 ma ora sempre più sotto il cielo. La crisi di un’impresa ci può essere, di questi tempi. Ma non saremmo arrivati a mendicare 18 chilometri a volta se Puglia e Campania avessero fatto la voce grossa per tempo, visto che l’Italia dovrebbe essere più unita non da oggi.

 Cattiva politica al Sud non è solo sprecare soldi, costruire il lotto di un ponte e lasciarlo appeso per sempre, completare un’opera e non farla mai entrare in funzione (a proposito, perché il poliambulatorio di Casamassima, Bari, è pronto dal 2011 ma è ancòra chiuso?). Cattiva politica è anche far finta di niente quando il Sud può legittimamente rinfacciare trattamenti non equi. Come dire che il pallino ritorna sempre a Sud, dannato non solo perché sono altri a non amarlo.