Il Belpaese dei raccomandati

Sabato 22 febbraio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Italia paese di santi, poeti, navigatori e raccomandati. E lasciamo stare gli ultimi casi di politici che piazzano le loro amanti con tanto di contratto: se ci stai almeno quattro volte al mese, sùbito il grado di caposervizio. Fece scalpore un anno fa l’attrice fatta assumere all’istituto di geofisica e vulcanologia, forse era una focosa. Smentite e controsmentite, ma è ancòra là anche se non si occupa di lava e lapilli. Il fatto è che siamo raccomandati anche prima di nascere e lo restiamo in eterno anche da morti. Devi partorire e non solo vai a chiedere preventivamente la stanza migliore, il letto vicino alla finestra, la mozzarella meno acquosa. Ma a nome della creatura prossima ventura chiedi che ti venga portata qualche minuto in più, sa può risentirne (figurati il destino della creatura quando sarà più grande). E per il funerale di chi non ha più nulla da perdere, ci pensano i viventi: non mi può dare la cassa con meno venature, e al cimitero, mi metto nelle sue mani, una posizione al sole, potrebbe avere freddo.

 PRIMO COMANDAMENTO Più che un Paese, l’Italia è una Repubblica fondata sulla raccomandazione. Costretti a farsela fare, senza raccomandazione saresti perduto perché nessuno penserebbe a rispettare i tuoi diritti, così, senza spintarella o pezza d’appoggio. Almeno una segnalazione. Esempio quando ti serve urgentemente un certificato, una firma, una autorizzazione, una copia conforme, una autentica. E’ il settore burocrazia, quello in cui oltre alla raccomandazione è raccomandato un pellegrinaggio da padre Pio.

 Ma c’è anche il settore vita quotidiana. Metti la signora al mercato. Non ti vuoi raccomandare perché ti tengano da parte il pesce fresco, quello con gli occhi non di pesce lesso? E le mele, mi vuoi dare quelle con le ammaccature che sembrano brutte? E le cime di rapa, mi vuoi far fare la figura che mi dai tutte foglie e niente cime? La salsiccia senza grasso, la bresaola non salata, i minuicchi piccoli piccoli, la pizza senza il cordone. Tutto materiale per il quale, diciamoci la verità, la raccomandazione non serve solo a essere trattati meglio, ma molto più terra terra a non essere fregati, prima preoccupazione degli italiani sempre così propensi a farlo agli altri.

 Vai in un ristorante all’estero e ti sembrano tutti senza sangue, il posto che gli assegnano là vanno, il cameriere che capita quello si tengono, il menu indicato quello è. Non hanno capito niente finché non arrivano gli italiani che vogliono il posto lontano dalla cucina, il cameriere più veloce, la pizza di cipolle se si può avere senza cipolle. E ovviamente il riguardo sul prezzo, non si capisce a quale titolo se non quello di essere i meglio dell’universo.

 LEGITTIMA DIFESA E così al lavoro, raccomandazione per il turno più comodo, la sede più vicina a casa, la scrivania più illuminata, le ferie ad agosto, il telefono senza il filo attorcigliato. Ci si mette nelle mani di chi può, mi raccomando, anche se chi può è nel frattempo impegnato a raccomandarsi per un consiglio di amministrazione dove pagano bene. Poi c’è la poltrona non laterale a teatro, in garage il posto che non fa fare troppe manovre, il ponte più panoramico sulla nave, lo stipetto più centrale in palestra, il numero di cellulare che si ricorda presto, una passata in più sul tappetino all’autolavaggio.

 Magari non è vero che così fan tutti, ci sono timorati di Dio che si astengono e si indignano perché le regole sono regole e tutti dovrebbero rispettarle. Ma siccome le regole sono una varia ed eventuale, un optional come il frigobar nella 500 Fiat, allora scatta la legittima difesa, mi faccio raccomandare perché, facendosi raccomandare gli altri, finisco non solo non raccomandato ma, appunto, fregato, peccato mortale per un italiano. E così la nazionale catena di sant’Antonio va avanti all’infinito tranne che un giorno un meteorite non centri dritto dritto il Paese della Grande Bellezza perché è arrivata troppo tardi la raccomandazione per deviarlo altrove.

 La raccomandazione è un po’ frutto della furbizia levantina, un po’ della storia di dominazioni che ci hanno iniettato il virus del potere da beffare o da lisciare, che ci ha messi l’uno contro l’altro. E allora, siccome la guerra è guerra, conti tanto più quante più persone conosci, quante più, come si dice, ne puoi raggiungere. Naturale che non bisogna farle conoscere agli altri, sia mai. Anzi, mi raccomando.