Quel Sud mai dal sen fuggito

Venerdý 28 febbraio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Cerchiamo di capirci una volta per tutte. Il nuovo capo del governo, Renzi, espone il suo programma al Senato e alla Camera e non nomina mai il Sud. Non lo aveva fatto neanche a Bari quando venne per le primarie del Pd: a Bari. Solo nella replica al Senato dice qualcosa di vagamente meridionale. Il Sud è un argomento troppo vecchio per un nuovista come lui. Bisogna uscire dalla cultura della lamentazione. Piuttosto si utilizzino bene i fondi europei. Nessun accenno ai fondi nazionali, ma del resto non se ne vede più ombra.
 Nel frattempo è eliminato il ministero della Coesione territoriale, quello che soprattutto di Sud si occupava. E nel frattempo l’emergenza-Sud è fotografata da queste cifre: meno 10 per cento di reddito dal 2007, disoccupazione giovanile al 35 per cento, un milione 300mila emigrati in dieci anni. E un divario col Nord al 40 per cento di ricchezza e infrastrutture. 
 A conferma che fra le principali cause dei mali del Sud c’è il Sud stesso, ecco sùbito scatenarsi la consueta guerra civile fra meridionali. Con argomenti talmente vecchi da dare quasi ragione a quel nuovista del Renzi. Da un lato gli auto-colpevolisti: la colpa è tutta nostra, i nostri dirigenti sono da galera, basta con queste spese al Sud perché hanno creato solo clientelismo, malaffare e spreco. Dall’altro gli etero-colpevolizzanti: la colpa è dei governi che continuano a ignorare il Sud, delle leggi ad alto impatto antimeridionale, del privilegio continuo verso il Nord. Conclusione? Altro giro altra corsa.
 Al centro della giostra, come sempre, la mitica classe politica del Sud. Colpevole che fa la vittima secondo gli uni. Vittima trattata da colpevole secondo gli altri. Al secondo posto, i soldi. Un mare secondo i penitenti dell’autocoscienza, un inganno secondo i “mo’ basta” dell’orgoglio. Intanto un Pd meridionale appena risvegliatosi accenna a una crociata perché il Sud non sia così svillaneggiato da un presidente del Consiglio che del Pd stesso è segretario nazionale. Ma qualcuno insinua che sia la solita questione di poltrone per le quali in verità il medesimo Renzi ha dato il cattivo esempio piazzando tutti i suoi (con predilezione per l’infanzia tosco-padana).
 Al tempo. La classe politica meridionale. Fatte le dovute tradizionali eccezioni, sarebbe stata capace soprattutto di intercettare i soldi dello Stato per distribuirli come assistenza in cambio di voti più che investirli per creare sviluppo. Così si sarebbero affermati non i politici più bravi ma quelli più traffichini, quelli con le conoscenze e i canali giusti per far arrivare quanti più soldi possibile indipendentemente dal loro uso.
 Questa l’accusa. La difesa? In mancanza anzitutto di lavoro al Sud, quella classe politica non poteva che distribuire assistenza per la sopravvivenza. Si sarebbe potuto prendere un qualsiasi sindaco di Abbiategrasso o Montebelluna e vedere cosa avrebbe fatto al Sud. Il comportamento è figlio anche delle condizioni in cui ti trovi. Se la gente chiede pane, non le puoi dare brioche. E poi, quel consenso e quei voti, a qualcuno sono mai dispiaciuti? E non è stato sempre fondamentale il Sud per sostenere i governi proprio con quei voti? Anzi il Sud non li avrebbe mai saputo usare, esempio pretendendo che, se si faceva un asilo modello al Nord, si doveva farlo anche al Sud. In questo senso le colpe sono anche del Sud.
 I soldi. Secondo la difesa, più che un mare, una pozzanghera. E’ l’Istat e non il neoborbonismo a confermare che ancòra oggi la spesa dello Stato è maggiore al Nord che al Sud. Cioè spesa minore dove più serve, accentuando così il divario invece di ridurlo. E se proprio si vuol risalire alla Cassa per il Mezzogiorno (che non ha avuto mai un presidente meridionale), facciamo un confronto con la Germania e la sua unificazione con l’Est. Nel nostro Sud, in 58 anni, spesi 342 miliardi di euro (senza contare quanti con una partita di giro hanno preso la via del Nord), nella Germania Est spesi in vent’anni 1500 miliardi. E il Sud ha cominciato a mettere il dito in quella spesa solo dal 1970, nascita delle malaugurate Regioni.
 Come sempre nella storia, meglio lo scontro fra un torto e una ragione che fra due ragioni. Ma è ardito teorizzare che chi sta male come il Sud è sola causa dei suoi problemi in un Paese in cui tutte le maggiori ruberie di soldi pubblici da Tangentopoli in poi sono avvenute al Nord. E in un Paese in cui se il Sud non può suonare le campane della sua classe dirigente, il Nord non può suonare le trombe dei suoi Bossi e dei suoi Trota.
 Niente più soldi al Sud ma opere di bene. Allo stesso tempo niente più arringhe ma onestà nei suoi confronti. Difficile prendersela solo col lamentismo meridionale finché il nuovista Renzi non spiega, per dire, perché l’alta velocità ferroviaria si fa al Nord e non anche al Sud. Non crede, il presidente?