Uffa, femmine e maschi

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Il maschio scelto dalla femmina non è colui che le sembra più attraente, ma colui che la disgusta di meno. E se a dirlo non è appunto una femmina, ma uno scienziato come Charles Darwin, stiamo freschi. Specie se è la premessa a questo Femmine contro maschi, replica dalla parte di lei del Maschi contro femmine della scorsa stagione. Se lì l’incomprensione eterna era un destino, qui ci sono prove tecniche di accettazione da parte di lei di qualsiasi lui ma più o meno redento. E del resto, si sa, le donne alla fine in genere perdonano, anche se a caro prezzo per il perdonato.

Almeno così avviene nelle tre storie raccontate dallo stesso regista Fausto Brizzi. Un benzinaio pugliese ignorante e tifosissimo della Juve (Emilio Solfrizzi) becca un palo in strada e perde la memoria inducendo la perfida e cornificata moglie urologa (Luciana Littizzetto) a vendicarsi «riformattandolo» come le sarebbe piaciuto che fosse, amante di Mozart, servizievole in casa e con l’accento torinese. Un chirurgo plastico (Claudio Bisio) ricompone temporaneamente la famiglia con l’ex moglie (Nancy Brilli) e i due figli grazie alla vecchia madre (Wilma De Angelis) che sarebbe prossima alla morte. Un pubblicitario (Picone) nasconde alla moglie dirigente d’azienda (Serena Autieri) la passione per i Beatles andando di nascosto a suonare la sera con l’amico e complice bidello (Ficarra) il quale è non meno bambinone del compare ed è per questo mollato dalla fidanzata maestra elementare (Francesca Inaudi).

Siccome stavolta sono le femmine a tenere il bandolo, i maschietti devono abbassare la testa. Col solito corollario: le donne sono accusatrici, prima o poi ti rinfacciano di non essere «come ti avrei voluto» e cercano di cambiarti (o di «riformattarti», sogno di tutte). Voi maschi non vi capirò mai. Privare un uomo del suo sacrosanto diritto a fare schifo, è reato. Tutto un film, è il caso di dirlo, già visto nella vita di ogni giorno. E siccome il pubblico si ritrova, e sotto sotto pensa anche ai casi suoi, e diciamo che si diverte pure, allora funziona. E funziona anche se questo «numero due» è più fragile del primo. E anche se non tutti gli episodi sono allo stesso livello (esempio quello con Ficarra e Picone, nonostante le smorfie).

C’è una comparsata dei protagonisti del primo numero. Appare anche la campionessa di pallavolo Francesca Picinnini (con Giorgia Wurth che non schiaccia da meno di lei). E Solfrizzi sottratto al miele tv e restituito alla comicità è il migliore di tutti. Forza Puglia.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 9 Febbraio 2011